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«Il Pil può salire oltre l’1%». Servizi meglio dell’industria


Exploit del Pil italiano che può salire oltre l’1% nel 2024 grazie alla spinta dei servizi. A rivedere (al rialzo) le stime – che erano ferme a un +0,9% – è Confcommercio sottolineando come l’economia italiana possa stupire nei prossimi mesi anche se ammette «non manca qualche ombra». Secondo il direttore dell’Ufficio studi della confederazione, Mariano Bella, che ha presentato l’annuale rapporto, il terziario ha trainato gran parte dell’occupazione. «Tra il 1995 e il 2023 è stato registrato un aumento di quasi 3,5 milioni di lavoratori nel comparto, che sono passati così da 9,1 milioni a 12,6 milioni (dal 40,3% al 50,5% del totale)». E se da un lato i consumi sono ancora fragili, le prospettive dovrebbero essere migliori. «Nel prosieguo dell’anno – spiega Bella – pensiamo che, grazie alla sconfitta dell’inflazione, dovremmo recuperare ulteriore potere d’acquisto sui salari e quindi migliorare i consumi. E poi la riduzione degli investimenti in costruzioni dovrebbe essere compensata da una accelerazione sugli investimenti pubblici e privati derivanti dal Pnrr».

La spinta forte è stata registrata negli ultimi quattro anni quando – tra giugno 2019 e giugno 2023- sono stati registrati 2,6 milioni di lavoratori in più, di cui il 77,9% appartenente al terziario (2 milioni). Un ambito che, spiega Confcommercio, «è palestra di auto-imprenditorialità, ma è fondamentale anche per il lavoro dipendente». La crescita si compone per l’87% di lavoratori dipendenti e per il 13% di lavoratori indipendenti.

In questo quadro positivo, tuttavia, mancano 170mila lavoratori, soprattutto nel comparto turistico, per mancanza di competenze specifiche. «Dunque, servono urgentemente più politiche attive, e più formazione per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro», ha aggiunto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

A preoccupare sono anche gli ultimi dati Istat negativi sia su base mensile, sia annua: ad aprile la produzione industriale è diminuita dell’1% rispetto a marzo, segnando il secondo calo consecutivo. E rispetto ad aprile 2023 registra una flessione del 2,9%: si tratta in questo caso di un segno negativo tendenziale per il quindicesimo mese consecutivo. Tra i diversi settori, nel confronto annuo ad andare peggio sono le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori che hanno segnato una contrazione a doppia cifra (-13,3%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (-9,3%).

All’opposto, gli incrementi maggiori sono stati registrati nella produzione di farmaceutici (+4,4%) e nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,1%). A conti fatti, dunque, «l’incremento della partecipazione delle donne al mondo del lavoro costituisce la principale, se non l’unica, possibilità di crescita dell’Italia nel prossimo decennio», ha concluso Bella.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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