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Elettricità, aumenta l’import. Le rinnovabili non bastano


Dalla chiusura delle centrali a carbone, al boom delle rinnovabili; dall’emergenza gas, alla corsa agli approvvigionamenti. L’Italia dell’energia è sempre in ambasce e ora si scopre che nel 2023 abbiamo importato quasi il 17% dell’energia elettrica consumata, la percentuale più alta da inizio del secolo. Il dato choc sul saldo estero arriva dalla relazione annuale dell’Arera, l’Autorità di regolazione dell’energia del Paese, che ha amaramente constatato i cortocircuiti produttivi: sul fronte elettrico, la produzione nazionale è scesa di quasi il 7%, attestandosi a 264,3 terawattora (TWh), a causa di un forte calo della produzione termoelettrica, solo in parte compensato dalle rinnovabili.

Insomma, nel percorso di passaggio dal carbone al green qualcosa è andato storto. Fino al paradosso che la produzione italiana si riduce a causa delle minori fonti endotermiche utilizzate, ma poi il Paese deve andare a comprare energia estera. Prodotta dalle stesse fonti o, addirittura, da centrali nucleari. E questo è ancora più chiaro considerando che a risentirne sono i prezzi nonostante a scendere siano anche i consumi nazionali: calati del 2,9%, con una flessione che ha interessato settori chiave come agricoltura (-6,5%), industria (-4%) e terziario (-2,1%). In Italia i prezzi medi dell’elettricità per i consumatori domestici hanno fatto registrare aumenti del 6,1% e questo perché la quota di energia che importiamo ci costa di più.

Una fotografia poco nitida che non è poi così migliore sul fronte del gas. L’Autorità spiega che i prezzi spot del gas hanno registrato un notevole calo dovuto a due inverni miti consecutivi, ma la “nuova normalità” (dopo la grossa crisi innescata dal conflitto russo-ucraino) li fa rimanere superiori alle medie storiche. Anche in questo caso, nel 2023 il consumo netto di gas naturale in Italia è diminuito del 10,4% su base annua, attestandosi a 60,3 miliardi di metri cubi, così come la produzione nazionale che ha segnato un -12,2% decisamente superiore a quella del 2022 (-2,4%).

Un mezzo flop, infine, la liberalizzazione di settore. Dopo la parentesi del 2022, il mercato libero presenta nuovamente valori superiori al servizio di maggior tutela, salvo che per i clienti con i consumi annui più elevati (superiori a 5.000 kWh/anno).

«A oggi – ammette Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità di regolazione – le offerte disponibili sul mercato libero appaiono poco attraenti rispetto ai diversi servizi regolati. Essendo caratterizzate da prezzi normalmente più alti».


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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