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Dior, commissariata società del gruppo


Per acquistare le borse di Dior, una delle icone del lusso mondiale, occorre spendere 2.600 euro in boutique. Ma la maison del lusso francese, a conti fatti, avrebbe corrisposto appena 56 euro al pezzo ad alcuni laboratori che le realizzavano, impiegando operai cinesi sfruttati. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Milano sul presunto caporalato che ha portato il tribunale a disporre l’amministrazione giudiziaria di Manufactures Dior srl appartenente al big transalpino. L’inchiesta riguarda in particolare il ricorso a manodopera irregolare.

Manufactures Dior avrebbe infatti agevolato il caporalato, a danno degli operai cinesi degli opifici esterni a cui ha affidato la produzione delle sue preziose borsette. Il meccanismo di caporalato, si legge ancora nel provvedimento, «è stato colposamente alimentato» dalla società che «non ha verificato la reale capacità imprenditoriale» delle realtà appaltatrici e che negli anni non ha «eseguito efficaci ispezioni o audit». Non si tratta quindi di fatti episodici o limitati – scrivono i giudici – ma di un «sistema di produzione generalizzato e consolidato». Insomma, è stato «un modus operandi collaudato e sperimentato nel tempo».

Dall’inchiesta emerge in particolare il quadro di un personale pagato poche centinaia di euro mensili, impegnato senza pausa e sorvegliato, ignaro dei rischi per la salute e per la sicurezza in diversi laboratori alle dipendenze delle società Pelletterie Elisabetta Yang e New Leather srl che appunto fabbricavano i prodotti a marchio Dior.

Una accusa

simile di caporalato aveva di recente coinvolto la filiera produttiva di altri gruppi del lusso. A partire da Armani, portando al commissariamento ad aprile di Armani Operations, e da quella del brand di Alviero Martini.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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