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Le nomine dietro l’insofferenza della Lega? Ecco la strategia di Salvini

I punti chiave

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Sono passate meno di due settimane dal compleanno di Matteo Salvini accompagnato dalla foto che lo ritraeva intento a cantare con Giorgia Meloni. Un modo per ribadire la compattezza dei leader della maggioranza (ai festeggiamenti era presente anche Silvio Berlusconi). Quanto avvenuto negli ultimi due giorni prima al Senato e poi alla Camera quell’immagine però la rende molto più sfocata. La mancata presenza di ministri della Lega durante le dichiarazioni della premier in vista dell’appuntamento con il consiglio europeo del 23-24 marzo non è stata certo casuale. Soprattutto mercoledì 22 a Montecitorio.

L’insofferenza di Salvini

L’assenza dei leghisti dai banchi del governo al Senato era stata evidenziata in tutti i titoli dei giornali e telegiornali. La scelta di non porvi rimedio il giorno dopo alla Camera suona dunque come una conferma dell’insofferenza di Salvini. Il leader della Lega si è tenuto lontano dal parlamento ufficialmente per impegni legati al suo dicastero. Ma sono pochi a credere che non poteva far slittare o anticipare una riunione sulla sicurezza stradale al ministero.. C’è voluto il tweet di Carlo Calenda (“ governo già in crisi, Lega come M5S su Ucraina) per far arrivare in aula prima Giuseppe Valditara e poi Roberto Calderoli e Alessandra Locatelli.

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In effetti nella due giorni parlamentare gli interventi degli esponenti del Carroccio non erano affatto in sintonia con le affermazioni fatte in aula dalla presidente del consiglio. Certo non hanno fatto mancare il loro voto sulla risoluzione di maggioranza votata compattamente tanto a Palazzo Madama che a Montecitorio. Ma parlare “di dolce tirannia“ per chi si discosta dal “pensiero unico“ dettato dalla premier a sostegno senza se e senza ma di chi Kiev è più che una presa di distanza, è la manifestazione di un dissenso.

La questione nomine alle partecipate di Stato

Più di qualcuno lega questo nervosismo del Carroccio alle imminenti nomine delle partecipate di Stato. Salvini chiede almeno un amministratore delegato nelle grandi partecipate di Stato. E visto che sull’Eni la conferma di Claudio Descalzi per Meloni non è in discussione, il segretario del Carroccio ha dirottato l’attenzione su Enel. Anche qui però le porte sono sbarrate dalla premier che al massimo concederebbe la presidenza a un nome scelto da Berlusconi (il Cavaliere sponsorizza Paolo Scaroni). La candidatura che resta più gettonata è quella dell’attuale Ad di Terna Stefano Donnarumma.

L’unica concessione alla Lega

L’unica concessione sarebbe proprio quella di affidare al Carroccio l’indicazione del Ceo di Terna. Decisamente troppo poco ritengono i leghisti in pressing anche sul loro ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Salvini lo ha già fatto presente nelle riunioni che ci sono state nei giorni scorsi. Il segretario della Lega e vicepremier è contrario alla conferma ai vertici delle partecipate di manager nominati dai precedenti esecutivi. Meloni invece non sembra condividere questo approccio. Nel frattempo così si intensificano i segnali di insofferenza. Per ora però non vanno oltre le parole.


Fonte: http://www.ilsole24ore.com/rss/notizie/politica.xml


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