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Volatilità, chi vince e chi perde nella settimana della grande paura

Torna la volatilità e non sappiamo neanche cosa metterci. Ironia a parte, in pochi giorni Svb prima e Credit Suisse poi hanno posto la finanza internazionale e gli investitori di fronte a un rapido cambio di paradigma. Dalla difesa contro l’inflazione fonte di erosione ai risparmi e agli investimenti il focus è rapidamente passato alla difesa contro la ritrovata volatilità dei listini e dei principali prodotti. Il fallimento della sedicesima banca Usa e la crisi del colosso elvetico hanno danneggiato le borse partendo dai bancari; molti titoli obbligazionari sono stati gravati nel loro valore; su molti fronti è scattata la cosiddetta fly-to-quality, la corsa a sviluppare strategia di difesa dei portafogli.

Gabriel Debach, market analyst di eToro, ha commentato gli sviluppi sui mercati occidentali degli ultimi giorni: “I settori difensivi hanno offerto il riparo alle vendite di panico registrate, con acquisti sui titoli di Stato (e ovviamente con i rendimenti in calo), così come sui classici settori quali quelli relativi ai beni di consumo di prima necessità, utility e sanitario”.

I titoli che hanno tenuto meglio

A Piazza Affari si sono ben difese, nella buriana, Snam (+2,5% in una settimana), Campari (+2,73%), Centrale del Latte Italiana (+3,04%), Terna (+3,84%), Copernico (+5,83%), Intercos (+7,22%) e Italgas (+8,24%). In un certo senso, settori come quelli delle utility godono della facile di relativa calma e, in quest’ottica qui, la “corazza” costruita nel 2022 è stata utile per permettere alle aziende di distribuzione e generazione energetica di essere portatrici di risultati. E la musica sta cambiando anche sul fronte dei fornitori, come ad esempio la Norvegia, che per bocca del premier Jonas Gahr Store ha detto che la volatilità con tariffe alte non è nell’interesse di Oslo.

Per Debach di contro “i settori ciclici, più sensibili al potenziale rallentamento della crescita economica“, facenti riferimento principalmente all’ambito “industriale e finanziario, hanno registrato le maggiori vendite. Tecnologico e servizi di comunicazione invece hanno beneficiato delle maggiori pressioni al ribasso sui rendimenti dei Treasury e del potenziale percorso della Fed“.

I bancari registrano le perdite più pesanti

Fra i bancari le perdite in Italia sono state tra il 10 e il 18%, e Nessuna slavina e un recupero che sembra possibile: ma il tema della ciclicità e della volatilità apre discussioni sul fatto che l’investimento vincente di oggi può essere quello perdente di domani, e quello perdente di oggi recuperare in prospettiva, in campo azionario, nel prossimo futuro. Il risultato? Può essere una grande incertezza. La volatilità è dunque più vischiosa in termini di rischio della minaccia inflattiva, perché porta diversi titoli a “sbandare” tra fasi di alta prestazione e fasi, invece, di maggiore depressione, spesso senza una reale coordinazione.

Una notizia cattiva e una buona

Il lato negativo di questa vicenda è che chi ha investito cercando lauti dividendi dovrà, nel breve periodo, rifoderare la spada. Quello positivo è che ad oggi nessun settore sembra, nel breve periodo, a rischio crac. E la stessa dinamica propositiva venutasi a creare nel sistema istituzionale in risposta al crac Svb e alla crisi di Credit Suisse, che hanno portato la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic) negli Usa e la Banca nazionale svizzera a Berna a pronti interventi, mostra il versante mezzo pieno del bicchiere.

Il mercato soffre la dipendenza monetaria

Chiosa Debach che non siamo a suo avviso nell’imminenza di un tracollo: “Probabilmente, con l’elevata incertezza di previsioni, se ci dovessero essere o meno nuovi istituti finanziari in pericolo, la risposta potrebbe essere nel mezzo. Sicuramente, la volatilità potrebbe nuovamente essere protagonista, ma quello a cui stiamo assistendo è certamente una dimostrazione di un mercato decisamente resiliente, sebbene vittima dell’eccessiva dipendenza dal supporto monetario“. La situazione delicata presuppone un monitoraggio costante ma ci sono sicuramente elementi di positività. Da non trascurare per evitare lo schianto dei mercati, soprattutto a livello psicologico.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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