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Unicredit, braccio di ferro sullo stipendio di Orcel

A poco meno di due settimane dall’assemblea degli azionisti di Unicredit, si riaccendono le tensioni sullo stipendio dell’amministratore delegato Andrea Orcel. Lo scorso primo marzo, infatti, il cda ha approvato una nuova formula che permetterebbe all’ad, nel caso superasse tutti gli obiettivi, di ottenere un aumento di stipendio fino al 30% per un totale di 9,75 milioni (sui 7,5 previsti per il 2022). La cosa non ha evitato di suscitare polemiche e indiscrezioni di vario genere. Ieri il presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan, ha voluto scrivere una lettera con toni netti per smentire quanto affermato in un editoriale del Financial Times: la suggestione che l’ex presidente del comitato remunerazione di Unicredit, Jayne-Anne Gadhia, «abbia lasciato la banca» in seguito a «scaramucce sullo stipendio dell’ad è falsa», ha scritto. Secondo Padoan, inoltre, «l’affermazione che lo stipendio» di Orcel «sia stato aumentato è discutibile», dato che la paga in caso di «semplice» raggiungimento degli obiettivi «rimane invariata nonostante target più esigenti». «Il pacchetto proposto – conclude il presidente della banca – ribilancia i rapporti tra paga fissa e variabile per premiare risultati che superino obiettivi ambiziosi».

A capo del fronte del «no» ci sono i proxy advisor Institutional Shareholder Services (Iss) e Glass Lewis che nei giorni scorsi hanno consigliato agli investitori istituzionali di votare contro in occasione dell’assemblea del 31 marzo. «Siamo rimasti delusi nel vedere che i proxy advisor hanno consigliato di votare contro», ha scritto ieri in una lettera il presidente del comitato di remunerazione, Jeffrey Alan Hedberg, secondo il quale il nuovo sistema proposto sarebbe invece più meritocratico. Hedberg, poi, sottolinea che la decisione di portare il compenso fisso di Orcel a 3,25 milioni da 2,5 «è un atto del cda e non è soggetto al voto assembleare». Per la banca, i soci dovrebbero guardare il ritocco del compenso variabile (sceso da 5 a 4,25 milioni) e ai bonus per il superamento dei target che mirano a un «allineamento a lungo termine tra gli interessi dell’ad e quelli degli azionisti». Di conseguenza, se in assemblea vincesse il «no», la paga di Orcel aumenterebbe più di quanto previsto dalla nuova politica di remunerazione, in seguito alla crescita della voce fissa e alla conferma di quella variabile.

Ieri, intanto, Eni e Unicredit sono diventate partner in Open-es, l’iniziativa di sistema che mira a rafforzare la collaborazione tra le imprese e ad accompagnarle nella misurazione e nel miglioramento delle proprie performance Esg.


Fonte: https://www.ilgiornale.it/taxonomy/term/40822/feed


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