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Nuovo indizio sul 'brusio' di onde gravitazionali ultrabasse

Nel cosmo potrebbe esserci un vero e proprio ‘brusio’ di fondo generato da onde gravitazionali di frequenze ultra basse emesse da una moltitudine di coppie di buchi neri supermassicci: lo suggerisce l’analisi del più completo archivio oggi disponibile sui tempi di arrivo degli impulsi di 65 pulsar, residui di stelle di grande massa esplose come supernove. Lo studio è pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society dai ricercatori del progetto International Pulsar Timing Array (Ipta), che include membri dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dell’Università di Milano-Bicocca.

Gli italiani fanno parte dello European Pulsar Timing Array (Epta), che ha contribuito al database insieme ad altre due collaborazioni internazionali: il North American Nanohertz Observatory for Gravitational Waves (NanoGrav) e il Parkes Pulsar Timing Array in Australia (Ppta).

Quello trovato nei dati “è un segnale molto emozionante: anche se non abbiamo ancora prove definitive, potrebbe essere il primo passo verso la rivelazione del fondo cosmico di onde gravitazionali”, dice Siyuan Chen, membro delle collaborazioni Epta e NanoGrav, e coordinatore per Ipta della pubblicazione. “Questo risultato conferma e rafforza notevolmente il graduale emergere di segnali simili che sono stati trovati negli ultimi anni nei singoli insiemi di dati, indipendentemente dalle varie collaborazioni partecipanti a Ipta”, spiega Delphine Perrodin dell’Inaf di Cagliari e coautrice del lavoro. “Le caratteristiche di questo segnale comune tra le pulsar sono in ottimo accordo con quelle attese per il fondo cosmico di onde gravitazionali”, aggiunge Alberto Sesana dell’Università di Milano-Bicocca.

Il prossimo passo per il team di Ipta sarà misurare la cosiddetta ‘correlazione spaziale’ tra le pulsar per chiarire la fonte del segnale. “Perché si tratti del fondo di onde gravitazionali – spiega Spiega Andrea Possenti dell’Inaf di Cagliari – ogni coppia di pulsar deve comportarsi in un modo molto specifico, a seconda della loro separazione angolare nel cielo. Al momento non si può concludere nulla al proposito: abbiamo infatti bisogno di un segnale più forte per misurare questa correlazione”.


Fonte: http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/scienzaetecnica_rss.xml

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