in

Tim accordo con Open Fiber, si accelera sulla rete unica

MILANO –  Gli astri per dare vita alla rete unica delle telecomunicazioni, ovvero all’infrastruttura che nascerebbe dall’incrocio delle reti di Tim e Open Fiber, si stanno allineando. Ieri il fondo Usa Kkr – che ha investito 1,8 miliardi in Fibercop a cui è stata conferita la rete secondaria di Telecom – ha votato a favore dell’accordo commerciale che permetterà alla concorrente Open Fiber di utilizzare pali, canaline e altre infrastrutture che Tim ha già costruito nelle aree bianche, quelle scarsamente popolate. Ciò significa che l’accordo «crea valore», per ché altrimenti Kkr, in virtù del suo 37,5% di Fibercop, può esercitare un diritto di veto. E con questa arma in mano, nel firmare l’accordo da 230 milioni, il fondo Usa ha messo le mani avanti chiedendo e ottenendo che in caso di futuro matrimonio tra Telecom e Open Fiber non si tenga conto della creazione di valore che Open Fiber otterrà sulle aree bianche grazie all’affitto ventennale sulle infrastrutture che è stato firmato ieri.Le due società, a questo punto, cominciano a marciare insieme. Martedì sono state aperte le buste della gara del Pnrr per coprire le aree grigie, dove Open Fiber ha vinto otto lotti e Tim sei. La scorsa settimana invece l’ad di Cassa depositi e prestiti Dario Scannapieco è volato a Parigi per incontrare il numero uno di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, primo socio di Telecom con il 24% e socio pesante in assemblea. Dopo che ognuno degli stakeholderes ha posto le sue condizioni per arrivare a un matrimonio tra le due società rivali, che sono però collegate dalla presenza di Cdp (che ha il 60% di Open Fiber e il 9,9% di Tim), i legali e i rispettivi advisor si sono messi al lavoro per scrivere le clausole e le condizioni di un Memorandum of understanding (Mou), che è una sorta di primo accordo vincolante. Con la firma del Mou – che è attesa a ore – Tim e Cdp si impegnano a dare vita alla rete unica in maniera vincolante. L’accordo stabilisce il perimetro di massima della nuova struttura e i tempi e le condizioni per realizzarla, sempre salvo via libera delle autorità competenti, a partire dall’Atitrust Ue.Nello specifico il gruppo guidato da Pietro Labriola dovrebbe conferire in una società separata, che si chiamerà Telecom Italia, la rete primaria (quella che dalle centrali va agli armadietti sulle strade), quella secondaria già conferita in Fibercop (che dagli armadietti entra nelle case degli italiani) e i cavi sottomarini di Sparkle. Il backbone – ovvero quella dorsale in fibra che attraversa il Paese e collega tutte le centrali sia per il fisso che per il mobile- al momento dovrebbe invece rimanere in capo alla società dei servizi, che si chiamerà Tim. Una volta realizzato lo scorporo – detto carve out – e deciso quanto debito e quale marginalità avrà la società della rete, un consorzio capitanato da Cdp (insieme a alcuni partner finanziari come ad esempio i fondi Macquarie e Kkr) potranno prenderne il controllo attraverso un’offerta anche in vista di una successiva fusione con Open Fiber. Se però l’offerta di Cdp non fosse giudicata interessante dagli azionisti Tim, Labriola procederà a una scissione proporzionale dell’azienda, dando ai soci azioni della società dei servizi e di quella della rete. In questo secondo caso i tempi sarebbero più lunghi in quanto è richiesto il via libera dell’assemblea, con il vantaggio però di assegnare un valore certo alla rete. Solo una volta quotata la rete Telecom, Cdp potrebbe proporre un’offerta di scambio con Open Fiber ma il matrimonio si farà solo se Tim avrà una convenienza economica.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


Tagcloud:

Ucraina, Draghi: “Tutti al tavolo per la pace”. Da Salvini a Letta: le reazioni politiche

L’ultima mascherina: i virologi svelano quando la toglieranno