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Mediobanca non risente della guerra in Ucraina: a fine marzo utile netto a +19%. Nagel: “No dossier su acquisizioni”

MILANO Il fatto di “non avere alcuna esposizione materiale al rischio Russia e Ucraina”, e la minore sensibilità alle dinamiche di banca commerciale consentono a Mediobanca di archiviare i conti a fine marzo con un utile di 716 milioni di euro, in crescita del 19% rispetto a un anno prima, dopo ricavi in aumento del 9% a 2,147 miliardi. Per la banca d’affari fondata da Enrico Cuccia sono dinamiche diverse, e migliori, rispetto a quelle di Unicredit e di Intesa Sanpaolo, che hanno pagato con maggiori accantonamenti l’esposizione sulla Russia hanno quasi dimezzato la redditività operativa nello scorso trimestre. Gli accantonamenti sui crediti, nei nove mesi che hanno visto peggiorare il contesto macro anche per altri aspetti – come l’inflazione che sta frenando la crescita in Europa – gli accantonamenti sugli impieghi di Mediobanca sono saliti solo del 7,4%, a 195 milioni.

Nagel: “No dossier m&a. Basta antagonismi in Generali”

Oltre ai conti, l’attenzione della stampa per la conferenza dell’amministratore delegato Alberto Nagel si è puntata sulle questioni societarie all’ordine del giorno. A proposito della ventilata possibilità di acquisizioni nel risparmio gestito e di contestuale uscita dalle Generali (dove Piazzetta Cuccia ha il 13%), riportate sulla stampa, Nagel ha chiuso ai dossier: “Siamo molto soddisfatti di Generali, questo non vuol dire che non monitoriamo se ci sono opportunità, ma oggi non ci sono colloqui in corso o dossier aperti”, ha detto. “Vediamo sui giornali – ha ulteriormente precisato – ma la realtà è che siamo felici e contenti del contributo di Generali. Per cambiare lo status quo dobbiamo avere opzioni concrete e altrettanto valide per prendere una decisione diversa”. Proprio sulla vicenda del Leone, la cui assemblea ha recentemente decretato la vittoria della lista del Cda per il prossimo triennio in contrapposizione a quella presentata da Caltagirone e Del Vecchio, Nagel ha auspicato: “Credo sia opportuno per il bene di tutti gli attori mettere fine agli antagonismi in Generali e coltivo la ragionevole aspettativa che ciò possa avvenire”.

La crescita dei ricavi e del contributo di Generali

Tornando ai conti annunciati al mercato, nel solo terzo trimestre, l’utile netto di Mediobanca è stabile a 190 milioni, e i ricavi sono di circa 700 milioni. Il margine di interesse (+3,2% nei nove mesi di esercizio chiusi il 31 marzo) è stato trainato dal rincaro dei tassi, ma anche dalla ripresa del credito al consumo (+5%). Le commissioni (+12,9%) beneficiano invece dello sviluppo delle gestioni patrimoniali (+28% anno su anno) e del contributo delle attività di banca d’affari (+7%). E un solido contributo agli utili arriva anche dalla partecipazione del 13% in Generali, di cui Mediobanca consolida l’utile pro-quota. Nei nove mesi tra giugno 2021 e marzo 2022, si legge nel comunicato dell’istituto, il rendimento della partecipazione (Roac) è stato del 13%, pari a una quota di utile netto di 251 milioni, in crescita del 26% rispetto a un anno prima, e “senza significative componenti non ricorrenti, che avevano penalizzato lo scorso anno”. Mediobanca aggiunge che “l’esposizione verso il comparto assicurativo contribuisce significativamente alla diversificazione e decorrelazione dei ricavi del gruppo Mediobanca” rispetto al contesto macro.

Remunerazione al 100% e utile annuale visto “in crescita”

L’istituto ha reso noto che è in corso “il riacquisto azionario fino al 3% del capitale, dopo che è già stato riacquistato il 2%” e ha confermato “una quota di utili distribuiti al 70% dei proventi totali, che, sommato al payout del buyback, assicura un remunerazione del 100%”. L’ultimo trimestre mostra “una sostenuta attività commerciale e un’apprezzabile redditività (687,7 milioni di ricavi e un utile netto di 190,1 milioni) a conferma della validità del modello di business specializzato, diversificato e a bassa rischiosità”. L’istituto ha anche formulato previsioni sull’utile netto dell’esercizio, che chiude come noto il 30 giugno, e che “è atteso in crescita rispetto allo scorso anno con un apporto dell’ultimo trimestre in linea con quello appena concluso e solo marginalmente impattato da uno scenario macroeconomico decisamente meno favorevole”. Queste dinamiche contabili dovrebbero consentire al patrimonio di “rimanere su livelli elevati con un indice Cet1 a regine superiore al 14,5%”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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