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Le Borse di oggi, 12 maggio. L'inflazione Usa preoccupa, listini in netto calo. Scende ancora lo spread

MILANO – Ore 10:10. Il rallentamento inferiore alle attese dell’inflazione americana arma la Fed per nuovi aumenti dei tassi, magari anche più aggressivi delle previsioni. E ora anche la Bce è uscita allo scoperto, con la presidente Lagarde che non ha fatto mistero di un possibile intervento sul costo del denaro nel prossimo luglio. Le Banche centrali si muovono per contrastare la corsa dei prezzi e i mercati ne prendono atto.

Gli indici hanno trattato deboli in Asia e quelli europei sono in netto calo sulla scia del rosso di Wall Street, con lo S&P500 ai minimi al marzo 2021 e il Nasdaq che ha perso il 3%. Milano cede l’1,45%, Londra l’1,8%, Francoforte l’1,5% e Parigi l’1,5%. Su Piazza Affari si registra la trimestrale di Poste Italiane, che chiude il primo periodo dell’anno con ricavi e utili in crescita ma il titolo è debole. Incerta anche Snam che ha dato i conti.

In Asia, il più ampio indice Msci delle azioni Asia-Pacifico al di fuori del Giappone cala dell’1%. Tokyo alla fine perde l’1,77%, Hong Kong l’1,34%. In controtendenza Shanghai, in rialzo a +0,13% per il calo dei casi di Covid e le ripetute rassicurazioni delle autorità di sostenere l’economia dopo i prolungati lockdown che hanno paralizzato per settimane l’economia dell’area.

La curva dei rendimenti Usa si è appiattita: segnala un timore che le mosse della Fed possano scatenare un rallentamento economico nel medio periodo. Intanto però i deflussi di capitale verso gli Usa dove i rendimenti diventano interessanti comportano alcuni aggiustamenti. Ci sono infatti in giro per il mondo interventi per la difesa delle valute: è accaduto a Hong Kong, dove l’Autorità monetaria ha cercato di dare supporto alla propria moneta per la prima volta dal 2019. E succede in Turchia dove, riporta il Financial Times, la Banca centrale chiede alle banche commerciali di limitare l’acquisto di valuta estera da parte dei clienti.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo sui mercati asiatici, con i future sul greggio Wti che perdono l’1,5% a 104,11 dollari al barile e quelli sul Brent che cedono l’1,4% a 106,04 dollari dopo l’impennata del +6% di ieri. Le incertezze economiche e i timori di recessione hanno superato le preoccupazioni sull’offerta e le tensioni geopolitiche in Europa.

Cala ancora lo spread tra Btp e Bund tedesco a 187 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 2,77% sul mercato secondario.

Fatica a stabilizzarsi il comparto delle criptovalute, travolto da ore di passione. Il Bitcoin è arrivato a scendere ai minimi da 16 mesi, cancellando quindi i guadagni del 2021 e scendendo sotto la soglia dei 27mila dollari. Nelle ultime otto sessioni, calcola la Reuters, ha eroso un terzo del suo valore dopo che aveva toccato il picco di 69mila dollari a novembre scorso. Una serie di fattori ha agitato le acque nel mondo cripto. In primo luogo, l’inflazione alta e le strette Fed stanno punendo le cripto così come accade con i titoli tecnologici, vista la sempre maggiore correlazione tra Nasdaq e cripto. Il più scenografico è il crollo di TerraUSD che ha bruciato in 24 ore il 70% del suo valore. Si tratta di uno stablecoin algoritmico, che dovrebbe restare in parità con il dollaro grazie a un sistema di equazioni e trading che regola la disponibilità di valuta in modo da mantenere il prezzo allineato al biglietto verde. Un equilibrio che però si è rotto con fragore, che la fondazione alle spalle della blockchain non è riuscita a ripristinare e anzi è alla caccia di 1,5 miliardi per provare a puntellare la situazione. A condire la situazione c’è poi la deludente trimestrale di Coinbase. La maggiore piattaforma di scambio di criptovalute negli Stati Uniti ha chiuso infatti il primo trimestre sotto le attese degli analisti a causa di un calo degli utenti. Le perdite sono risultate pari a  429,7 milioni di dollari su ricavi per 1,2 miliardi. A preoccupare ancora di più però è la comunicazione alla Sec della società in cui si specifica che gli utenti di cripto asset non hanno protezioni in caso di bancarotta. Di per sé non c’è nulla di nuovo visto che la mancanza di tutele è prevista dalla regolamentazione vigente ma il solo averlo certificato per iscritto ha scatenato il panico, lasciando immaginare che la precisazione fosse legata a un rischio reale di bancarotta per la società. “Non c’è rischio di bancarotta ma abbiamo incluso un nuovo fattore di rischio sulla base dei requisiti della Sec”, si è dovuto affrettare a spiegare l’amministratore delegato Brian Armstrong.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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