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Decreto aiuti, taglio del cuneo dell'1% da luglio e rivalutazione delle pensioni del 2% da ottobre. Cgil e Uil: “Risorse insufficienti”

Un taglio aggiuntivo delle tasse sul lavoro da luglio dell’1% per i redditi sotto i 35mila euro. La rivalutazione del 2% di tutte le pensioni da ottobre. Il rinnovo degli sconti sulle bollette fino a fine anno. Il taglio delle accise sulla benzina fino a fine ottobre. E ancora: l’estensione del bonus 200 euro alle categorie che erano rimaste escluse, aiuti agli enti locali. Anche il raddoppio del tetto dei benefit aziendali esentasse. E una norma per rendere strutturali, dopo tre anni, gli incentivi per la formazione degli insegnanti. Ecco il decreto Aiuti bis. Le misure emergono dagli appunti dei rappresentanti dei partiti convocati stamane a Palazzo Chigi dal ministro dell’Economia Daniele Franco e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, mentre i sindacati venivano chiamati al ministero dell’Economia per una riunione tecnica sul decreto. Chiaro l’intento di Mario Draghi: massima condivisione con tutti gli attori politici e sociali, su un provvedimento molto corposo per far fronte all’emergenza, che però il governo adotta da dimissionario, nell’ambito della gestione degli affari correnti. Ma se con i partiti non emergono particolari tensioni, i sindacati protestano dopo l’incontro.

“Non è andato bene: l’intervento su cuneo e pensioni è poco più di un’elemosina”, scuote la testa il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri al termine dell’incontro al Tesoro. Le risorse sono “del tutto insufficienti: un miliardo ai lavoratori e 1,5 miliardi ai pensionati su 14,3 miliardi di manovra”, concorda Maurizio Landini della Cgil, chiedendo al governo di ripensarci in vista del Consiglio dei ministri di domani. Molto meno critico Ignazio Ganga, segretario confederale della Cisl: “No, io non sono deluso. Il decreto sta nel perimetro di quanto ci era stato preannunciato a Palazzo Chigi. Per la misura su lavoratori e pensionati abbiamo chiesto di rafforzarla” ma “il 2% di anticipo sulla rivalutazione delle pensioni è un segnale forte”.

A Palazzo Chigi – un inedito in questa legislatura – si sono accomodati intanto al tavolo della Sala verde i rappresentanti di tutti i gruppi, incluso Tommaso Foti di Fratelli d’Italia. C’erano Antonio Misiani del Pd, Maria Cecilia Guerra di Leu, Luigi Marattin di Iv, Alessandro Cattaneo di Fi, Massimiliano Romeo della Lega. Al debutto Matteo Richetti per Azione e due rappresentanti distinti per M5s, Alessandra Todde, e Impegno civico, Iolanda Di Stasio. Nessun testo è stato distribuito: arriverà domani, a ridosso del Consiglio dei ministri previsto per il pomeriggio. Ai partiti Franco ha elencato le misure. E Garofoli ha chiesto l’impegno, per garantire una conversione rapida a Camere sciolte, a non presentare emendamenti. Un punto su cui nessuno ha obiettato, neanche il deputato meloniano, anche se più di un delegato di partito ha detto di voler aspettare prima di leggere il testo.

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I contenuti, dunque. Nel provvedimento da 14,3 miliardi, come da indiscrezioni della vigilia, ci sarà un punto in più di taglio del cuneo fiscale da luglio: per i redditi sotto i 35mila euro la riduzione in busta paga arriverà per sei mesi e fino a fine anno all’1,8% (la manovra aveva tagliato per tutto l’anno dello 0,8%). Confermato inoltre l’atteso anticipo di tre mesi della rivalutazione delle pensioni, con gli assegni che aumenteranno del 2% a partire da ottobre.

Il taglio delle accise sulla benzina sarà prorogato fino al 20 settembre, ma con l’impegno di rinnovarlo ancora nei prossimi mesi anche grazie all’extragettito Iva che lo Stato s’attende d’incassare. Per le bollette di famiglie, imprese ed enti locali arriva una nuova sforbiciata fino a fine anno, con il rinnovo di tutti gli sconti e le agevolazioni previste finora.

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Una novità è il raddoppio della soglia esentasse per i fringe benefit. Accogliendo una proposta contenuta in diversi emendamenti presentati da Marattin (Iv) nei mesi scorsi, il governo riporta il tetto dei benefit aziendali detassati da 258 a 516 euro, come accaduto durante l’emergenza Covid.

La norma che riguarda la scuola è invece una correzione resasi necessaria dopo un’osservazione arrivata dall’Ue su uno degli obiettivi Pnrr, la riforma della formazione dei docenti: Bruxelles ha contestato che gli incentivi agli insegnanti per la formazione non sarebbero strutturali, il governo annuncia un impegno in tal senso rendendo gli incentivi strutturali per i prof che li percepisono per tre annualità.

Nel decreto non ci sarà il taglio dell’Iva sui beni alimentari di prima necessità chiesto a gran voce nei giorni scorsi dalla Lega. Ma Massimiliano Romeo annuncia un comportamento responsabile in Aula del suo partito: “Abbiamo dato la nostra disponibilità – dice uscendo da Palazzo Chigi il capogruppo – a non presentare nessun emendamento per fare in modo che il decreto venga approvato subito, l’auspicio è che tutti facciano la stessa cosa per fare in modo che la campagna elettorale si svolga nel modo più tranquillo senza che il decreto con migliaia di emendamenti diventi oggetto di scontro”.

Al tavolo a Palazzo Chigi sia Forza Italia con Cattaneo che Fratelli d’Italia hanno chiesto di tornare a intervenire sul Superbonus, eliminando la responsabilità solidale di chi acquisisca i crediti in cessione. “Il governo ha il dovere di intervenire e non può certo assumere come alibi il tema di restare in carica per gli affari correnti”, dichiarano in una nota Foti e il capogruppo di Fdi Francesco Lollobrigida. Ma è difficile, si mostrano convinti altri partecipanti al tavolo, che la misura entri nel decreto.

Marattin ha invece proposto di chiedere il Mes per far fronte alle spese sanitarie delle Regioni legate alla pandemia: “Se vi sono alcune regioni in difficoltà con le spese Covid – spiega il presidente della commissione Finanze della Camera – vanno aiutate subito e con moneta contante, non con trucchi contabili come la dilazione dei pagamenti. Ci sono a disposizione, praticamente gratis, 37 miliardi del Mes sanitario, su cui i populisti di destra e sinistra hanno scatenato la peggiore sequenza di balle della Storia repubblicana: se servono 3 miliardi per aiutare quelle regioni, perché non farlo subito?”.

Un intervento sulla sanità lo sollecita anche Misiani a nome del Pd: “L’impianto del decreto è molto condivisibile, le scelte più importanti raccolgono le nostre proposte, e come Pd non ci impegneremo a non presentare emendamenti per facilitare una rapida conversione. Insistiamo sulle risorse per la sanità: l’emergenza Covid non è ancora terminata, il governo deve aiutare le Regioni”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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