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Changpeng Zhao rilancia Binance in Italia: “Nelle cripto tanta speculazione, le regole ora servono”

ROMA – «Le piattaforme dove si scambiano le criptomonete vanno regolate, non c’è alternativa: questo è l’unico modo per incoraggiare l’adozione di massa». I tempi sono cambiati, se a dirlo è Changpeng Zhao, per tutti CZ. Canadese di origine cinese, 44 anni, CZ ha fondato la più grande Borsa al mondo per scambiare bitcoin e altre valute digitali, Binance, diventando uno dei venti uomini più ricchi del pianeta, patrimonio stimato di 65 miliardi di dollari. Dopo anni di sviluppo sregolato però, sulla giungla delle critpo, che i pionieri volevano anarchica alternativa alle monete tradizionali, è arrivato il faro dei regolatori, preoccupati dall’assenza di trasparenza, dal riciclaggio, dalla mancanza di tutele per i consumatori. Le ultime notizie non aiutano, con il collasso della piattaforma Terra, che ha trascinato ulteriormente al ribasso bitcoin. Binance combatte battaglie legali un po’ in tutto il mondo, il regolatore inglese le ha negato la licenza, la nostra Consob lo scorso hanno ha bloccato l’attività in derivati. Ma sull’onda del recente via libera in Francia, CZ è a Roma per annunciare che la società farà richiesta di registrazione, come previsto dalla nuova normativa tricolore: «I documenti sono pronti», dice, il logo Binance tatuato sull’avambraccio. «Vogliamo aprire un ufficio a Milano e assumere qualche centinaio di persone».

Non le circostanze migliori: le cripto del progetto Terra che collassano, il bitcoin in picchiata. Molti pensano che per le monete digitali sia arrivato l’inverno, lei?«Dipende dall’orizzonte. Il bitcoin è sempre stato molto volatile, nel corso di una singola giornata i mercati rialzisti e ribassisti si alternano varie volte. Il fallimento di questo progetto ha causato molti problemi, ma su un orizzonte più lungo, annuale, è difficile fare previsioni. Io le mie cripto le tengo, è più semplice».

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L’impressione è che gran parte delle cripto, per non parlare degli Nft, siano pura speculazione. Ci si chiede ancora: a che servono?«Nel mondo di internet la maggior parte delle aziende fallisce, ma quelle che hanno successo generano un beneficio economico enorme, che compensa tutti i fallimenti. E in tutte le industrie c’è speculazione: sul Nasdaq il 90% dei trader sono speculatori, e così su Binance. Ma le cripto hanno già applicazioni “killer”, per esempio la possibilità di finanziare progetti a livello globale, come non sarebbe possibile attraverso i canali tradizionali. Anche Binance è nata così, anche l’Ucraina raccoglie così le donazioni».

Non le usano anche gli oligarchi per aggirare le sanzioni?«Non sono un buon meccanismo per attività illecite: i dati dicono che solo lo 0,15% degli scambi cripto sono legati a illeciti, per il denaro tradizionale, stima Onu, siamo al 5%. Le cripto non sono anonime e sono anche facilmente tracciabili».

Per anni il settore è stato una giungla, privo di regole antiriciclaggio o di protezione degli utenti. Binance non ha nulla da rimproverarsi?«Quando abbiamo iniziati nessuno chiedeva licenze e i requisiti erano più rilassati. Ora abbiamo le procedure “conosci i tuoi clienti” più robuste del settore, non si opera senza identificazione. Quanto alla protezione dei clienti: le persone non mettono i soldi su una piattaforma di cui non si fidano. Da due o tre anni i regolatori considerano le cripto veri e propri soldi e anche il nostro approccio è cambiato: noi non combattiamo contro nessuno, vogliamo lavorare con governi e autorità, perché le persone si fidano di più di una piattaforma regolata. Anche qui a Roma ho incontrato i regolatori e appena si aprirà la finestra faremo domanda di registrazione».

È richiesta la “stabile organizzazione”: aprirete un ufficio?«Abbiamo registrato Binance Italy un mese e mezzo fa e stiamo prendendo un ufficio, probabilmente a Milano. Se otterremo la licenza assumeremo programmatori, addetti al servizio clienti, qualche centinaio di persone nei primi due anni, in caso contrario la presenza sarà minima».

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Tornerete a offrire anche i rischiosi contratti derivati sulle cripto, che Consob ha bloccato?«Lo spero. Per quelli ci vuole la licenza Mifid, che si ottiene in un Paese Ue e vale per tutta l’Unione, richiederla in Francia è un’ipotesi».

Sa che in Italia c’è una class action contro Binance? Vi accusano di aver perso dei soldi per l’impossibilità di accedere alla piattaforma.

«Tutti possono lanciare delle class action, ma non significa che sia colpa nostra. Ci sono circostanze in cui effettivamente la piattaforma ha avuto dei problemi, in quei casi compensiamo gli utenti. Di recente c’è stato un buco di 12 minuti su una criptomoneta, e abbiamo speso 28 milioni di dollari per risarcire tutti gli utenti per intero. Ma ci sono altre circostanze, la maggior parte, in cui gli utenti si lamentano solo perché hanno perso dei soldi. In mezzo c’è la rete internet che a volte può non funzionare: in quel caso non è un nostro problema».

Cosa penserebbe il mitico creatore dei bitcoin Satoshi Nakamoto, sentendola dire “sì alle regole”. Non tradisce la visione originaria del bitcoin, di un sistema finanziario privo di autorità centrale, basato sulla fiducia tra pari?

«L’obiettivo non era avere un’alternativa al sistema finanziario tradizionale, ma aumentare la libertà, la sicurezza, la facilità di utilizzo e l’interoperabilità. Noi siamo responsabili solo per una piccola parte dell’ecosistema dei bitcoin, siamo una piattaforma di scambio centralizzata, e questa parte deve essere regolata. Ma questo non vuol dire centralizzare l’intero sistema, né impedire agli utenti, se vogliono, di usare piattaforme decentralizzate».

Finanzierà con 500 milioni di dollari l’acquisizione di Twitter di Elon Musk. È d’accordo con la sua idea di revocare il bando a Trump?«Trump non lo seguivo, non so cosa twittasse. Io sono a favore della libertà di parola, Twitter può essere una piattaforma chiave in questo senso, ma non a favore della disinformazione. Credo che spetti alla piattaforma stessa mettere dei filtri, perché è responsabile dei contenuti».


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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