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Besseghini: “I prezzi stanno calando, ma dipende dal freddo. E attenzione a come intervenire sulle imprese”

ROMA – I prezzi dell’energia sono in calo “ma tutto dipenderà da quanto fredda sarà la primavera”. Aiutare le imprese in difficoltà “è un provvedimento che si può studiare ma è difficile valutare caso per caso”. L’Europa potrebbe dare una mano “soprattutto se finalmente realizzasse una politica comune sugli stoccaggi di gas da usare come riserva strategica di gas”. Il ritorno del nucleare in Italia? “Francamente ha poco senso, abbiamo già deciso che la nostra transizione si basa su rinnovabili e gas”.

Stefano Besseghini, presidente di Arera – l’authority che sovrintende al mercato dell’energia, oltre che al settore idrico e dei rifiuti – risponde alle domande di Repubblica sull’emergenza bollette e sugli extra costi per le imprese. E lo fa non solo perchè presiede l’authority che ogni tre mesi fissa le tariffe di elettricità e gas, ma perché è tra i “consulenti” che il governo ascolta con più attenzione in tema di politica energetica.

Presidente, quando cominceranno a scendere i prezzi dell’energia?“I prezzi dovrebbero cominciare a scendere in primavera. Qualche segnale già lo si vede dall’andamento dei prezzi all’ingrosso. E’ ancora presto per capire quanto potrebbe essere ampio il calo, per poter influire sulle bollette. Inoltre, sarebbe più facile fare previsioni se il mercato fosse un po’ più stabile. Ma non è così: a metà dicembre siamo arrivati a un passo dai 140 euro a megawattora, record storico per il gas naturale, mentre ora siamo appena sopra i 70 euro. Molto dipenderà da quanto farà freddo: l’anno scorso abbiamo avuto una primavera tardiva con temperature basse fino ad aprile che ha svuotato gli stoccaggi. Per questo è ancora presto per poter dire che è passata la nottata”.

Nel frattempo che aspettiamo il bollettino meteo cosa si può fare per abbassare le bollette? Il premier Draghi sostiene che operatori che hanno avuto extraguadagno dovrebbero dare il loro contributo?

“Può essere una idea, ma bisogna farlo con grande attenzione e capire cosa è accaduto sul mercato in questi mesi. Prendiamo il caso di chi dispone di energia idroelettrica: sicuramente non ha avuto i costi dell’approvvigionamento del gas. Ma è difficile che non abbia venduto l’energia con contratti a termine a un prezzo prefissato: bisognerebbe sapere quando sono stati stipulati per capire se ci ha guadagnato e quanto. Durante una recente audizione in commissione parlamentare, abbiamo segnalato come una parte di operatori delle rinnovabili oltre al prezzo a cui vendono l’energia ricevano anche un favorevole incentivo ulteriore. Fissare il prezzo di mercato con un meccanismo a due  vie, permetterebbe di aggiornare lo strumento ad una più efficace copertura di prezzo per il sistema. Il ministro Cingolani ha parlato anche di cartolarizzazione degli incentivi, che sono la parte più considerevole degli oneri di sistema che paghiano in bolletta oppure ancora si potrebbe proporre di allungare i tempi in cui vengono pagati a un prezzo sempre remunerativo ma più basso. Ma si tratta di proposte che sono valide, comunque, per il medio periodo, non ci danno risposte per le bollette del prossimo trimestre”.

Nel brevissimo cosa si può fare, allora?

“Il tema riguarda le imprese, perché le famiglie più vulnerabili sono tutelate. Le meno abbienti con il bonus e con gli interventi decisi dal governo prima di Natale che ha sterilizzato parte degli aumenti. Inoltre, è stata introdotta anche la possibilità di rateizzare il costo della bolletta. Il tema è come intervenire a favore delle imprese. Il problema è come stabilire chi ha effettivamente sofferto per l’aumento dei costi. Si potrebbe stabilire che un aiuto va dato agli energivori, a quelle società per cui l’energia è una voce importante del bilancio. Ma come stabilire se effettivamente è così. Mi spiego: se una azienda ha sottoscritto contratti di lungo periodo di fornitura prima dell’impennata dei prezzi, si è messa al riparo per tempo. Quindi nel caso concedessimo la possibilità di rateizzazione a tutte le imprese, avrebbe un vantaggio anche chi non è in sofferenza”.

Anche l’Europa potrebbe dare una mano nel breve?

“Diciamo che sarebbe fondamentale dare segnali geopolitici al mercato che spesso fanno più degli interventi dei governi. Basta vedere il calo delle quotazioni quando si è diffusa la notizia delle prime navi gasiere che invece di andare in Asia, come è avvenuto negli ultimi mesi, sono arrivate in Europa. Per cui un intervento a breve sulla armonizzazione della regolazione degli stoccaggi, come è stato proposto, sarebbe importante. Farebbe capire che la Ue ha una sua riserva strategica da utilizzare quando serve.

L’Europa ha bisogno del Nord Stream 2?

Una questione da guardare con attenzione. Ci sarebbe bisogno, perché avrebbe il suo peso sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui prezzi, Ma bisogna evitare che non ci siano rendite di posizione: va bene che il gas arrivi soprattutto da Nord, ma bisogna evitare che ci siano extracosti perché tu mi fai pagare i diritti di transito. Se nella Ue c’è libertà di movimento delle merci deve valere anche per il gas”.

Ha senso parlare di nuove centrali nucleari in Italia?

“Francamente penso di no. Anche perché quante centrali devi costruire per sostituire per le centrali a carbone che andresti a chiudere entro il 2025? Quanto costerebbe e quanti anni ci vorrebbero? Inoltre, si fa troppa confusione: di quale nucleare stiamo parlando, di terza o quarta generazione o della ricerca sulla fusione? Penso che sarebbe meglio proseguire nella strada già tracciata: rinnovabili supportata da qui al 2050 dal gas, che sostituirà il carbone che esce di scena al 2025 naturalmente presidiando invece la ricerca e sviluppo sulla evoluzione anche della tecnologia nucleare”

E’ d’accordo con la direttiva Ue sulla tassonomia: si possono finanziare gas e nucleare in nome della transizione?

“Sono pragmaticamente d’accordo, la transizione energetica va supportata da tutte quelle tecnologie che possono aiutare. Sono più incuriosito dai limiti tecnologici: come si stabilisce quale tipo di gas o nucleare? Sarebbe meglio ci fosse meno rigidità incorporando nella tassonomia l’indicazione ad usare le BAT (best available technologies) e lasciando che il mercato orienti le scelte. L’importante è che non ci siano extracosti”.

Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia si è fermato negli ultimi 2-3 anni: troppa burocrazia o la lobby degli idrocarburi è troppo forte?

“Bella domanda, ma direi che l’eccessiva burocrazia sia un problema. Il ministro Cingolani sta cercando di costruire percorsi che diano certezza nei permessi in tempi più rapidi. Non basta però cambiare solo i termini delle procedure, bisogna anche avere regole che consentano di intervenire ed assicurarsi che vengano rispettati. Lo dico ormai ripetutamente: tra strategia ed execution oggi il nostro tema è il secondo”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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