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Stramare, il paese con 5 abitanti che vuole vincere i soldi del Pnrr per tornare a vivere. La sindaca: “Sappiamo che è come un Superenalotto ma ne vale la pena”

Si arriva e si annusa l’aria: odore di stufa accesa. Uno di quei borghi dove si dice di slancio “che pace, sarebbe bello vivere qui”. Ma il pensiero seguente è: “Ci sarà la connessione?”. C’è, e tra poco sarà perfetta, quando arriverà la fibra ottica anche in questa Stramare, frazione di Segusino, nell’alto Trevigiano ai confini con la provincia di Belluno. Cinque residenti, tra cui una bambina, e vivono in un grande silenzio. Di fronte c’è il monte Grappa, intorno il bosco, sopra il monte Doch, e da lassù si vede persino Venezia, sempre che sia cielo terso.

Ora, Stramare vorrebbe tanto ottenere i fondi del Pnrr per rivitalizzare i posti sperduti, ma storici, belli e interessanti, l’Italia ne è piena, “ma sappiamo che è una specie di Superenalotto. Noi però ci speriamo, ne vale la pena”. La sindaca si chiama Gloria Paulon, imprenditrice, donna pratica, non si fa illusioni. Ha ragione, centinaia di paesi stanno cercando la loro ultima chance con i fondi del Pnrr, prima di crollare per sempre. Il Veneto sta scegliendo il progetto vincitore per il bando da 20 milioni, e anche per quelli cosiddetti minori, che valgono sempre 1 milione e 600mila euro. E perché non potrebbero piovere su questo gruppo di case di pietra, con le strade selciate così bene cent’anni fa, una mini chiesa (8 sedie) dedicata al santo patrono che è san Valentino, “ma non quello degli innamorati. Bensì il protettore degli epilettici”.

(agf)

Un posto che ‘non ha niente ma ha tutto’

Qui bisogna parlare del sindaco ad honorem di questa frazione, e si chiama Mariano Lio. Impiegato, 59 anni, è venuto a vivere a Stramare nel 2013, solo. Ha comprato due ruderi, li ha ristrutturati e ci vive benissimo. In uno c’è il bed & breakfast, a Capodanno c’erano due americani, in questo periodo c’è un scrittore inglese di 28 anni che cercava la tranquillità, ed eccolo dietro la finestrina con la grata, si intravvede una luce fioca, una vecchia credenza.

Racconta Lio che “il paese è stato fondato intorno al 1500 da un nucleo di carbonai che arrivavano dall’Istria. Cercavano legname, e acqua. Il carbone poi veniva portato con le slitte fino al Piave, e lì caricato sulle zattere che lo trasportavano a Venezia, alle fornaci di Murano”. Nei secoli, l’importanza del carbone è andata scemando, il borgo si è assottigliato, nella prima guerra mondiale è stato sfollato dagli austriaci, nella seconda dai tedeschi, e alla fine è rimasta una sola residente: Oliva Stramare, nata nel 1915, morta nel 2017, presidente onoraria dell’associazione amareStramare fondata da Lio. Quando è morta, il paese è rimasto solo.

Ma la figlia di Oliva, che si chiama Paola, è sempre tornata su “per fare i lavori, tenere pulito, dar da mangiare a gatti e galline. Sa, io sono titolare del pollaio”. Con lei un gruppetto di volontari, Mario, Desy che dice “questo posto non ha niente ma ha tutto”. Vive a Castelfranco, ha comprato una casa dove vive l’estate, ma anche d’inverno sale per fare i lavori comunitari: ordine e pulizie, seminare i fiori per l’estate, potare le rose, controllare che tutto sia a posto. Poi è arrivato Mariano Lio, “gli amici allora pensavano che fossi matto, a vivere qui solo. Adesso li ho sempre in casa”. Altri nel tempo si sono stabiliti qui. Un giovane che fa il barbiere a Montebelluna. Una mamma barista a Valdobbiadene con figlia di 7 anni. Il camionista Mauro, che guida i Tir di un’azienda ungherese. Poi, nella categoria villeggianti, un signore di Chamonix, una famiglia di veneziani…

Diciamo una decina di case abitate, sulle settanta esistenti, ma la gran parte sono stalle e fienili abbandonati. Solo due vie hanno un nome, in un paese dove tutti si chiamavano Stramare, poi hanno preso dei soprannomi, così adesso c’è la strada dei Stefenon e quella dei Fior, famiglie capostipite.

(agf)

Servono soldi, progetti. E turisti, pochi ma buoni

Servono soldi, progetti. Il Comune di Segusino si è affidato alla facoltà di architettura dell’università di Venezia, per il suo. “Vorremmo fare un museo della casa contadina”, dice il sindaco, “ma senza effetti speciali”. Rimettere a posto la scuolina, al pianterreno c’era la pluriclasse, al primo piano viveva la maestra. “Non solo il recupero edilizio, ma creare un indotto, un punto ristoro con la vendita dei prodotti locali. Sappiamo che sarà difficile convincere qualcuno a venire ad abitare stabilmente qua…”, ma non è detto, è pieno di gente che cerca proprio posti come questo. “Ah, non vogliamo il turismo di massa, non abbiamo neanche un parcheggio… Pochi turisti, ma buoni, ecco”. La cultura c’è già, l’associazione organizza incontri con scrittori e musicisti, “sono venuti Mario Brunello, Marco Paolini, Arrigo Cipriani…”, spiega Lio. Cento sedie sul prato, mai un posto libero, per sentir parlare di pastorizia, campane, muretti a secco, balie da latte, e anche di case chiuse. “Una volta abbiamo fatto il carbone, sono venuti su degli esperti, forse gli ultimi, hanno messo su la catasta che ha bruciato tre giorni. Le tradizioni sono una leva importante”, alla gente piace sapere dei tempi passati. Da queste parti, poi.

Lio, ad esempio, vuol mettere su un museo vivente dei vecchi vitigni, “qui sotto sono tutti matti per il prosecco, ma noi dobbiamo salvare le varietà antiche, Crinto, Bacò, Rossafa…”. Le coltivavano gli abitanti di una volta, che tutti ricordano di carattere selvatico, ma buono, abituati a vivere su una mucca e un po’ di fagioli e patate. Con il vestito della festa, si sono fatti tutti il ritratto dal fotografo di Segusino, che si chiamava Raimondo Stramare e ha cominciato nel 1938, in una collezione straordinaria di matrimoni e battesimi, soldati di leva, emigranti verso il Belgio e le Americhe, feste di coscritti, scolari, fidanzati, centomila immagini, più o meno. La storia se li è portati via, oggi si vive sul distretto dell’occhiale, con qualche senso di colpa per certi infissi di alluminio, per aver buttato via le cose vecchie, e aver scelto le modernità negli anni Settanta, da ex poveri che si è da queste parti.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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