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Se il partner lo sceglie l’algoritmo, la grande l’illusione delle app di incontri

Se la politica è lo specchio della società, trovare l’anima gemella sembra molto difficile. Ne sa qualcosa Enrico Letta che da giorni si chiede: “Mi ama, non mi ama” riferendosi a Calenda, Renzi, Conte, Di Maio e Fratoianni. Dall’altra parte anche Giorgia Meloni vuole un contratto prematrimoniale blindatissimo prima di unirsi a Silvio Berlusconi e Matteo Salvini in un sodalizio a tre che pare un mare in tempesta. E allora qual è la soluzione per trovare il partner giusto, per sempre, o almeno per una notte? Per milioni di persone, da una parte all’altra del pianeta, è un algoritmo. Si crea un profilo su un’app di dating, si caricano alcune foto, si condivide la propria posizione e si scrive una breve descrizione di sé stessi e di ciò che si sta cercando. Sullo schermo compaiono diverse opzioni, basta sfogliare il catalogo e scegliere. Ma qui sorge il primo problema: i nostri profili raccontano più chi vorremmo essere che chi siamo veramente. Le due identità spesso non combaciano e questo vale anche per chi incontriamo: siano due fake o perlomeno due idealizzazioni di noi stessi.

Il truffatore di Tinder, fortunato docufilm su Netflix, avrebbe dovuto mettere in guardia molte donne dal cercare il ragazzo troppo perfetto. Simon Leviev, presunto figlio di un re dei diamanti, stregava le sue prede con jet privati, alberghi di lusso e guardie del corpo per poi estorcere loro del denaro. Pessima pubblicità per i siti di dating ma, a quanto pare, ininfluente sulla crescita.

Il fenomeno in numeri

Secondo The Statista Digital Market Outlook a livello globale gli utenti di dating online saranno 276,9 milioni nel 2024, solo in America oggi sono 50,8 milioni che saliranno a 53.3 milioni nel 2025, Lì le app e i siti di incontri sono 1500, in Inghilterra 1400 e in quasi tutti i Paesi europei sono tra le prime 100 più utilizzate. Tinder è diffusa in 190 paesi e nel 2021 ha superato i 94 milioni di utenti al mese mentre Badoo, la più grande e molto amata dagli italiani, conta 105,3 milioni di utenti che trascorrono circa 1,8 ore al giorno per un totale di 12 miliardi di swipes. Il fatturato globale dei servizi di incontri, stimato in quasi 655 milioni di dollari nel 2020, raggiungerà oltre 2,5 miliardi di dollari entro il 2024.

Secondo il Pew Research center il 48% dei giovani americani tra i 18 e i 29 anni ha usato questi siti e app, percentuale che sale al 55% tra gli LGBT. La pandemia ha fatto da acceleratore ma il fenomeno era già iniziato prima. Solitudine, timidezza e paura del rifiuto sono le molle iniziali. Comodità, abitudine e soddisfazione (il 20% degli utenti si è sposato così) stanno facendo il resto.

Il nuovo modo di conoscersi

Turkle Sherry nel libro “Insieme ma soli” scrive: “Oggi, insicuri nelle relazioni e ansiosi nei confronti dell’intimità, cerchiamo nella tecnologia dei modi per instaurare rapporti e allo stesso tempo proteggerci da essi… Temiamo i rischi e le delusioni dei rapporti, ci aspettiamo di più dalla tecnologia e di meno gli uni dagli altri”.

Nell’era digitale uscire di casa senza un piano prefissato sembra presentare troppe incognite. È più semplice stabilire prima l’obiettivo, valutare i possibili candidati, votarli su un’app e concludere il “contratto”. Il paradosso è a volte che gli utenti sono già nello stesso locale ma così evitano gaffe e inutili corteggiamenti.

Le richieste possono essere varie, dal matrimonio a una notte di sesso. In questo caso, basta scegliere se in due, in tre, con un cis, una donna, un non binario, un poliamorista, un “digisessuale” (solo contatti erotici su schermo) oppure un amante dello shibari (l’arte giapponese del bondage con le corde). Sono le proposte di Feeld che si definisce una tecnologia per “single e coppie di mentalità aperta che vogliono esplorare la propria sessualità”, ma il catalogo è vastissimo. C’è Bumble, per donne sicure di sé, eHarmony, per chi cerca il matrimonio o Match, per chi ha soldi da spendere.

E l’imprevisto? L’incontro inaspettato che ti cambia la vita? Scomparsi o quasi. Non si parte più dalla curiosità verso un altro essere umano ma solo da cosa può offrirci e a che distanza si trova da noi.

La trafila ricorda le cene delivery o gli ordini su Amazon, se il fornitore è serio (problema di molte app di dating), entro poche ore il nostro desiderio avrà trovato il suo sbocco, ma come per tutti i siti online, governati dagli algoritmi, c’è un però che conosciamo tutti. Se una volta abbiamo esitato davanti a un paio di pantaloni rosa (che in realtà odiamo) quando poi abbiamo riacceso il computer ci siamo trovati per settimane decine di varianti dal fuscia al pervinca. Lo stesso succede per le app di dating. Se abbiamo indugiato sulla foto di un maschio castano con gli occhi scuri (il più cliccato su Badoo), l’algoritmo ci proporrà all’infinito profili che gli assomigliano. Il tracciamento e la raccolta di dati funzionano così. Kyle Chayka, sul New Yorker la definisce “L’era dell’ansia algoritmica” e spiega come interagire online significa essere assediati da consigli generati dal sistema. Con una domanda importante: vogliamo davvero quello che la macchina ci dice di volere?


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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