in

San Marino, da paradiso degli oligarchi alla black list di Mosca

Uno strappo che rischia di costare caro. Quello di San Marino verso Mosca è più di un semplice atto di fedeltà a Bruxelles. La decisione, per la prima volta nella storia del Titano, di prendere posizione e seguire l’Europa nelle sanzioni contro la Russia (cosa che non era avvenuta nel 2014 ai tempi dell’invasione della Crimea) decreta per sempre la fine di un’amicizia. Un’amicizia, benedetta dalla visita nel 2019 del Ministro degli esteri russo Lavrov, che aveva portato a stringere partenariati economici e commerciali privilegiati, a vedere via vai di turisti nelle stradine della Rocca e negozi con le scritte in italiano e cirillico. E che non solo, contava sulla figura, come console onorario, di Vladimir Lisin, re dell’acciaio l’uomo tra i più ricchi di Russia, ma aveva anche spinto ad acquistare migliaia di dosi di Sputnik per far fronte alla fase acuta del pandemia.

Finita nella lista nera di Putin, oggi la Repubblica, già strozzata dai debiti contratti per salvare le banche insolventi dal 2008, deve fare in conti con un partner in meno. “Davanti all’invasione di un paese europeo – spiega il Segretario di Stato agli Affari Esteri – diventava impossibile non applicare le sanzioni”. E se la scelta sgombra il campo dalle accuse di tenere il piede in due staffe, la via di Mosca rimane comunque aperta: “San Marino ha sempre privilegiato un rapporto con l’Europa e con l’Italia – continua Luca Beccari – anche se la nostra storica neutralità rimane. Noi ci fermiamo alle sanzioni, non prendiamo parte neanche indirettamente ad atti militari”.

A San Marino non vola più una Mosca

dalla nostra inviata

Stefania Parmeggiani

01 Aprile 2022

Al momento San Marino ha approvato, come sanzioni, il congelamento dei capitali degli oligarchi presenti nella lista dell’Unione europea e il divieto di vendere alla Russia dispositivi cosiddetti a doppio uso (tipo Gps), che possano essere usati anche a fini militari. Nessuna sanzione dunque al momento su agroalimentare, farmaceutico e manifatturiero, settori in cui l’import export con la Russia va forte.

“Non abbiamo avviato nessun congelamento – dice Beccari – Non ci risulta nessuno dell’elenco tra i correntisti nelle nostre banche anche perché il numero di investimenti russi è molto basso”. Eppure il magnate russo Vladimir Lisin è da vent’anni Console onorario di San Marino in Russia.

Turismo: addio ai ricchi russi

Intanto, appena usciti dalla pandemia, gli amministratori si trovano a fare i conti con un bilancio i cui settori ancora una volta vengono penalizzati dalla storia. Primo fra tutti il turismo che dovrà definitivamente dire addio ai russi facoltosi e che costituiva, con i suoi 400 mila viaggiatori previsti, uno degli introiti più importanti. Già cancellati i voli Mosca-Rimini appena ripristinati e su cui si puntava in vista della Pasqua. Secondo Airiminum, la società che gestisce l’aeroporto Fellini di Rimini, senza la guerra nel 2022 i passeggeri avrebbero superato quelli del 2019. “In realtà durante la pandemia abbiamo registrato un fatturato superiore a quello del 2019 grazie al turismo interno che ci ha premiato – prosegue Beccari – per questa estate siamo ottimisti”.

Il rischio default si allontana grazie ai Titano Bond

Per riprendersi dal crollo del pil del 2008, provocato dalla fuga dalle Banche di evasori e società per lo scudo fiscale italiano, la Repubblica dunque punta tutto su quello che è stato definito il Titano Bond, titoli di debito per 340 milioni collocati sull’estero con un rendimento abbastanza alto al 3%). Il temuto default, che due anni fa sembrava imminente, dunque si è allontanato anche se Fitch, a ottobre, ha confermato il rating a BB+, seppure con un outlook stabile. “Le Banche erano piene di crediti non performanti – spiega il Consigliere d’opposizione Giuseppe Morganti di Libera – Abbiamo un bilancio dello Stato di circa 500 milioni di euro: se ai 340 di bond sommiamo i circa 700 del debito interno, è chiaro che la situazione era e resta abbastanza difficile.

“Il debito ammonta all’80% del Pil – replica Beccari – molti paesi, tra cui l’Italia, stanno peggio di noi. Mi preoccupa di più l’aumento dei prezzi di gas e materie prime per i quali noi dipendiamo totalmente dall’esterno”. Eletti lo scorso primo aprile toccherà ora ai nuovi Capitani Reggenti tentare di sciogliere il nodo di questo intricato garbuglio.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


Tagcloud:

Pasqua, turismo in ripresa: 14 milioni gli italiani in viaggio, 5 milioni i pernotti nei 5 giorni “santi”

Ciclisti, un morto ogni due giorni: in Italia sempre più pericoloso pedalare