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Salvini fa il playmaker e prenota i posti nel governo, gelo di Fdi e Forza Italia

ROMA – “Quello che dirà Salvini da qui al 25 settembre rileverà ben poco”. La voce dal sen fuggita è di un autorevole esponente di Fratelli d’Italia, osservatore disincantato dell’ultimo cimento estivo del leader della Lega in piena campagna elettorale balneare. Il capo del Carroccio, a Lampedusa, si diletta d’improvviso in un totonomi che suscita quantomeno perplessità negli alleati. Già nei giorni scorsi Giorgia Meloni era dovuta intervenire per stoppare la richiesta di Salvini di indicare la squadra dei ministri prima del voto. Adesso la presidente di Fdi, possibile prima premier donna del Paese (ieri lo ha confessato lei stessa in un’intervista a Fox), si trova ad assistere a una raffica di candidature e ipotesi per i posti di responsabilità del prossimo, eventuale, esecutivo di centrodestra. Nomination fatte direttamente dal senatore milanese.

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Alessandra Ziniti

04 Agosto 2022

Passi per la rivendicazione del Viminale, ormai un leitmotiv degli interventi pubblici di Salvini: sulla poltrona dell’Interno vuole andare direttamente il segretario, per consumare quella che un deputato di Forza Italia chiama la “sindrome del conte di Montecristo”. Ovvero la volontà di consumare una serie di rivincite morali verso chi ha criticato le sue politiche anti-clandestini che gli sono costate anche inchieste e processi. Il suo primo obiettivo, Salvini, l’ha raggiunto. Fare mettere in cima al programma del centrodestra la riproposizione dei decreti sicurezza approvati durante il governo gialloverde, che furono parzialmente censurati dal Quirinale. L’ex ministro dell’Interno è convinto che, puntando apertamente al bis, può far risalire la Lega nei consensi.

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Alessia Candito

05 Agosto 2022

Un dato che gli deriva dai sondaggi visti negli ultimi mesi che testimoniano apprezzamento per quanto fatto al Viminale dal 2018 e il 2019. Ma, come subordinata, Salvini indica comunque “un uomo o una donna leghista” per il ruolo. Nomi che condurrebbero a chi fu suo sottosegretario (Nicola Molteni o Stefano Candiani) o a una soluzione esterna quale l’ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi, oggi prefetto di Roma. Ma insiste, Salvini, nel chiedere alla coalizione di indicare prima delle elezioni almeno i nomi dei ministri degli Esteri, della Giustizia e delle Infrastrutture. Per queste ultime due postazioni, il segretario leghista avrebbe delle soluzioni pronte: la senatrice Giulia Bongiorno e l’ex sottosegretario Edoardo Rixi.

Per la Farnesina, l’identikit fatto dal numero uno di via Bellerio (un ex ambasciatore senza tessera di partito) porterebbe a Giulio Terzi di Sant’Agata, nome in realtà caro a Giorgia Meloni. Un assist interessato? L’indicazione spiazza comunque gli alleati. In particolar modo Forza Italia: in casa Berlusconi per il ministero degli Esteri sono alte le quotazioni di Antonio Tajani, ex presidente del Parlamento europeo. Lo stesso Tajani, in serata, interviene per porre un argine proprio al totonomi: “Per i ministri è troppo presto: ritengo ovvio che Berlusconi, Salvini e Meloni stiano riflettendo, ma sul tema poi c’è anche il capo dello Stato”.

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Oriana Liso

05 Agosto 2022

Salvini, che è un fiume in piena, fa pure i nomi di due possibili commissari per l’emergenza immigrazione (Figliuolo e Bertolaso) senza avvertire i vertici degli altri partiti. E finisce per benedire apertis verbis un ministro draghiano, quel Roberto Cingolani che poi è uno dei due nomi (l’altro è Fabio Panetta) di cui il premier e Meloni, in un colloquio che ha indispettito la Lega e smentito da Chigi, avrebbero parlato come possibili scelte di alto profilo per un governo del futuro. Il leader del Carroccio non ha voluto soffermarsi sull’indiscrezione pubblicata da Repubblica: “Non commento i retroscena”. Ma è l’unica reticenza di un Salvini che gioca da playmaker. Fra la diffidenza dei compagni di viaggio.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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