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Preistoria, orsi polari ed elefanti non si estinsero grazie al cervello più grande

Le dimensioni contano, quelle del cervello per esempio possono evitare l’estinzione. Ditelo agli elefanti o agli orsi polari. Sembra infatti che a parità di taglia, nel Quaternario (cioè il periodo geologico più recente, quello in cui ancora noi viviamo) i mammiferi con il cervello più grande avessero più probabilità di sopravvivere a un mondo che cambiava molto rapidamente, anche a causa dell’uomo. Una questione di capacità di adattamento e memoria.

Gli scienziati delle università di Napoli e Tel Aviv

È il risultato di un nuovo studio pubblicato su Nature Scientific reports, condotto da ricercatori della Federico II di Napoli assieme ai colleghi dell’Università di Tel Aviv. Jacob Dembitzer, prima firma dell’articolo e Shai Meiri dell’Università israeliana, assieme a Silvia Castiglione, Pasquale Raia dell’ateneo campano, hanno analizzato oltre 3.600 campioni di teschi di 291 animali viventi e 50 di specie estinte. E hanno fatto i calcoli. È saltato fuori che le specie che sono sopravvissute al Quaternario e sono ancora qui tra noi, hanno un cervello dal 53 all’83 per cento più grande rispetto a quelli estinti.

Il mondo che cambia

Il tardo Quaternario è stato un periodo difficile per molte specie che abitavano la Terra. Due sconvolgimenti, in particolare, hanno contribuito, nel corso di decine di migliaia di anni, a cambiare il paesaggio e a ridurre le speranze di sopravvivenza. I cambiamenti climatici nel passaggio dai periodi glaciali a quelli interglaciali, e il prosperare di una specie cacciatrice piuttosto infestante: l’uomo. Ne ha fatto le spese soprattutto quella che chiamiamo megafauna. Dembitzer e i colleghi infatti sottolineano che la taglia fu un elemento decisivo: “Indipendentemente dalla causa dell’estinzione, una caratteristica importante condivisa da molti taxa estinti erano le loro grandi dimensioni. Nei mammiferi è correlata a diversi tratti, tra cui bassa densità di popolazione, piccola dimensione della stessa, lunga durata della vita, lunghi periodi di gestazione e intervalli tra le nascite e bassa fecondità che si dice aumentino il rischio di estinzione”.

La fine del bradipo gigante

Popolazioni con tante debolezze dunque. Uno degli esempi più estremi è quello del bradipo gigante, grande e pesante come un fuoristrada, scomparso, mentre il “cugino” che pesa appena una ventina di chili vive ancora la sua pacifica esistenza nelle foreste equatoriali.

… e la resistenza dell’orso delle caverne

Ursus Spelaeus, l’orso delle caverne, pesava fino a una tonnellata ed era alto fino a tre metri. La sua storia parte dal pleistocene e si ferma circa 20.000 anni fa. L’elefante dalle zanne dritte aveva un corpo quasi tre volte più grande e un cervello più piccolo al raffronto degli elefanti africano e indiano. È stato ipotizzato che Thylacines (Thylacinus cynocephalus) e diavoli della Tasmania (Sarcophilus harrisii) siano stati surclassati dai dingo nell’Australia continentale, in parte a causa del loro cervello più grande.

Una memoria maggiore

Questo dice la statistica, il modello usato, specificano gli autori, che utilizza sia la massa corporea che la grandezza del cervello, è molto più accurato nel predire l’estinzione. Ovviamente maggiori dimensioni del corpo significano cervelli più grandi, ma anche tra mammiferi delle stesse taglie può variare molto. E portare grandi vantaggi. L’ipotesi avanzata nello studio è che potrebbe aver giocato un ruolo nell’adattamento a nuovi scenari perché il cervello più grande permetteva una maggiore flessibilità di comportamento. E una memoria più furba: “Ad esempio, gli animali dal cervello grosso potrebbero ricordare con maggiore successo l’ubicazione dei pascoli e delle fonti d’acqua e rispondere meglio alla minaccia della caccia da parte dell’uomo”, si legge nel paper.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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