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Piemonte: peste suina, arriva l'ordinanza del governo: stop a caccia, trekking e raccolta funghi

Sul caso della peste suina africana arriva l’ordinanza congiunta dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura. Nel testo, che sarà in vigore in 114 comuni di cui 78 piemontesi e 36 liguri, viene vietata la caccia, il trekking, il mountain biking, la pesca e la raccolta di tartufi e funghi nelle zone infette. Le uniche eccezioni riguardano le attività connesse alla salute, alla cura degli animali detenuti e selvatici e delle piante, oltre alla caccia di selezione che puo’ essere autorizzata dagli organi regionali su richiesta dei diretti interessati.

La misura si è resa necessaria in Piemonte dopo che, lo scorso fine settimana, sono stati trovati nell’Alessandrino tre cinghiali morti, risultati in laboratorio malati di peste suina africana. Oggi è previsto il tavolo di emergenza regionale sul tema organizzato dall’assessore all’Agricoltura del Piemonte Marco Protopapa, insieme con i prefetti del Piemonte, i presidenti delle province, i carabinieri forestali e le associazioni venatorie.

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A esprimere soddisfazione è Coldiretti che tuttavia critica le insuffcienti misure di contenimento degli ungulati: “E’ importante la tempestiva adozione del provvedimento che consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito alle esportazioni” dice il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, commentando la firma dell’ordinanza dei ministri della Salute, Roberto Speranza, e delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, per fermare la diffusione della peste suina africana.

“Siamo costretti ad affrontare questa emergenza – continua Prandini – perché è mancata l’azione di prevenzione e contenimento come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari. Ora è importante vigilare, oltre che sul piano sanitario, anche contro le speculazioni di mercato a tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale”.

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Le esportazioni di carni suine e derivati made in Italy, spiega Coldiretti, ammontano complessivamente nel mondo a 1,7 miliardi “ma va sottolineato che oltre il 60% è destinato a paesi dell’Unione europea che, riconoscendo il principio della regionalizzazione, prevedono eventuali blocchi solo dai comuni delimitati, dove peraltro l’attività di allevamento è molto contenuta. Un comportamento analogo, peraltro, è stato adottato anche da paesi come Regno Unito, Usa e Canada dove è diretta la maggioranza dell’export extra Ue per i casi analoghi che si sono verificati in Germania, Belgio e Paesi dell’Est”. Per questo – continua la Coldiretti – diventa ora importante una azione diplomatica per formalizzare questo orientamento e non penalizzare la filiera”. 

“Adesso serve subito – chiede Prandini – un’azione sinergica su più fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine e compensare gli eventuali danni economici alle imprese. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude Prandini – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste”.

Sul provvedimento dei due ministeri c’è però anche polemica, che parte dal comparto turistico ligure. “La chiusura prolungata, si parla di sei mesi, di interi territori montani ad attività importanti come escursionismo, mountain bike, turismo equestre, ricerca funghi – afferma Roberto Costa, coordinatore di Federparchi Liguria –  rischia di trasformarsi in un nuovo lockdown per un entroterra ligure già pesantemente colpito da due anni di pandemia, che ha portato alla chiusura attività il cui reddito proveniva dalla presenza del turismo outdoor”.

In Liguria sono coinvolti i parchi del Beigua e dell’Antola. Federparchi chiede alla Regione Liguria di farsi parte attiva per cercare soluzioni meno penalizzanti e che vengano previsti ristori per le attività danneggiate come accaduto per bar, ristoranti, palestre e discoteche durante le chiusure per Covid 19.

Costa, ricordando che “si è giunti a una situazione critica per il dilagare della presenza dei cinghiali e per l’assenza di soluzioni efficaci per il controllo della specie”,  chiede “che i provvedimenti restrittivi alla mobilità pedonale e ciclabile siano quanto più possibile temporanei e provvisori, e che vengano graduati per livello di rischio territoriale e garanzie di pratica in sicurezza, ad esempio evitando chiusure totali e indicando prescrizioni quali l’obbligo di seguire i sentieri segnalati, non portare cani, consentire l’accesso a gruppi controllati, guidati e numericamente limitati, in particolare se diretti a mete precise quali rifugi, altre strutture di accoglienza, beni ambientali, storici ed architettonici”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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