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Peste suina africana, domande e risposte: si trasmette all'uomo? Come è arrivata in Italia? Quali i sintomi?

Preoccupa l’avanzata in Italia della peste suina africana. Il virus, che colpisce cinghiali e suini, è stato riscontrato poche settimane fa in tre cinghiali ritrovati morti in Piemonte e Liguria. Da poche ore, per cercare di frenarne la diffusione, i ministri delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli e della Salute, Roberto Speranza, hanno firmato una ordinanza in cui  vietano le attività venatorie nelle zone infette di Piemonte (in 78 comuni) e Liguria (36) in un’area che coinvolge in totale 114 comuni. Nelle stesse zone, vietate anche la raccolta di funghi, tartufi, la pesca, il trekking e la mountain bike e altre attività che potrebbero portare ad una interazione diretta o indiretta con cinghiali infetti. Non è trasmissibile all’uomo ma questo morbo, che in passato aveva già colpito gli animali in Sardegna dal 1978, rischia di stravolgere gli allevamenti italiani, tanto che in caso di diffusione si stimano danni da 20 milioni al mese e in generale rischi su 1,7 miliardi di export.

PESTE SUINA AFRICANA: COS’E’ E COME SI DIFFONDE

Si tratta di un virus noto anche come PSA o come African swine fever (ASF). Comporta una malattia infettiva altamente contagiosa e mortale per suini, cinghiali e suidi selvatici e ad oggi non esiste una cura particolare se non dei protocolli per prevenire la diffusione e tentare di arginare i contagi o l’eradicazione. I ceppi più aggressivi del virus portano generalmente alla morte degli animali nel giro di una settimana o dieci giorni dai primi sintomi. Il contagio avviene per contatto fra gli animali infetti, oppure attraverso la puntura di insetti o di vettori, come zecche, ma può verificarsi anche per trasmissione indiretta legata a cibi o oggetti contaminati. Gli esemplari che superano la malattia possono restare portatori del virus per oltre un anno, così come si pensa che il virus possa resistere in alcuni casi anche nella carne congelata.

 SINTOMI 

Fra i sintomi noti della PSA negli animali ci sono febbre, carenza di appetito, ma anche emorragie e segni evidenti su orecchie, muso o fianchi. Soltanto gli esami di laboratorio, come quelli effettuati dagli istituti zooprofilattici nei primi esemplari morti ritrovati nel nord Italia, possono però confermare o meno la presenza del virus. Regola generale sempre valida, in caso di ritrovamento di una carcassa di un cinghiale o suino che potrebbe essere malato, è quella di non avvicinarsi.

PESTE SUINA: NON SI TRASMETTE ALL’UOMO 

Il virus, noto già da diversi decenni e presente in varie zone del mondo, non è trasmissibile agli esseri umani. L’epidemia di peste suina africana impatta però profondamente sulle vite degli animali e le economie locali. In Italia, da fine anni Settanta, c’è stata una lunga lotta all’eradicazione del virus per esempio in Sardegna, con forti danni per l’economia dell’isola.

IL VIRUS NEL MONDO

Di recente diversi paesi hanno avuto a che fare con la PSA: fra i casi più noti, per perdite, la Cina dove milioni di capi  sono stati abbattuti per prevenire l’epidemia e si stimano danni per oltre 150 miliardi di dollari. Anche la Germania di recente ha dovuto pagare ad alto prezzo, con la chiusura dell’export per la diffusione del virus fra i cinghiali. Secondo uno degli ultimi report disponibili dell’Organizzazione mondiale della salute animale (OIE), la PSA è stata segnalata in 32 paesi dal 2020, colpendo oltre un milione di suini e oltre 28mila cinghiali. Tra il 2016 e il 2020 si stima in Europa una perdita di 1,3 milioni di suini per lo più abbattuti nel tentativo di arginare i contagi.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

Una delle ipotesi è che la peste suina africana sia tornata a colpire il territorio italiano attraverso cinghiali provenienti da oltre confine, ad esempio dalla Slovenia. Intanto per ora sono stati accertati almeno tre casi in provincia di Alessandria (due casi a Ovada) e di Genova. L’Italia conta quasi 9 milioni di maiali e il nostro paese è il settimo produttore di carne nell’Unione Europa, con una industria da 8 miliardi di euro, dunque le associazioni di categoria e gli allevatori sono profondamente preoccupati per la possibile diffusione che potrebbe mettere in ginocchio il mercato italiano della carne. Uno dei sistemi utilizzati per tentare di fermare la pandemia passa infatti per l’abbattimento degli animali in caso di primi contagi.

NESSUNA CURA 

Non esiste come detto una cura specifica per la PSA. Molto passa dalla prevenzione dell’infezione che  si effettua attraverso la sorveglianza passiva negli allevamenti domestici e sulle carcasse rinvenute. Ci sono poi varie misure di biosicurezza negli allevamenti di suini e i controlli. In caso di epidemia è necessario l’abbattimento di tutti gli animali coinvolti. L’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, ha lanciato la campagna StopAsf in cui ci sono tutti i dettagli per conoscere l’individuazione precoce della malattia, la prevenzione e come segnalare casi sospetti.

PROBLEMA CINGHIALI 

Il virus nel nord Italia è stato trovato in alcuni cinghiali morti: questi animali sono fra i primi ad agevolare la diffusione del virus con i loro spostamenti, che poi in alcuni casi può arrivare sino ai maiali da allevamento. Per questo motivo oggi anche in Italia sono sotto stretta osservazione sono soprattutto i cinghiali, animali selvatici oggi sempre più “di casa” anche nei centri urbani.

REGIONI IN ALLERTA

Sono diverse le regioni italiane che si stanno attivando per tentare di prevenire una possibile diffusione della PSA. Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Toscana e altre, ma attualmente preoccupano soprattutto Piemonte e Liguria, dove sono stati individuati i primi casi. Nei 114 comuni dell’area considerata “infetta”, fra Liguria e Piemonte, l’ordinanza firmata dai ministri conta disposizioni con una efficacia di sei mesi e ha come scopo “porre in atto ogni misura utile ad un immediato contrasto alla diffusione della PSA e alla sua eradicazione a tutela della salute del patrimonio faunistico e zootecnico suinicolo nazionale e degli interessi economici connessi allo scambio extra Ue e alle esportazioni verso i Paesi terzi di suini e prodotti derivati”. 

Resta ammessa  la caccia di selezione al cinghiale, come strumento per rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus, mentre come detto è bandita la caccia ordinaria e tutti quei comportamenti che potrebbero agevolare la diffusione del virus. 


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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