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Ospedali in affanno, a casa 20 mila operatori. Dal Cts critiche al governo

Come una tenaglia. Da una parte aumentano i casi di persone che finiscono in ospedale con il Covid, dall’altra sono sempre di più gli operatori sanitari a casa con l’infezione. Così mentre cresce la richiesta di aiuto, calano le forze in grado di dare una risposta, stringendo in una morsa di super lavoro le strutture sanitarie italiane, che rischiano conseguenze molto pesanti. “L’aumento dei casi preoccupa, ma l’attenzione più grande dobbiamo metterla sui nostri ospedali, sull’occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva”, conferma il ministro alla Salute Roberto Speranza.

Ieri, tolti coloro che sono stati dimessi, i letti occupati nei reparti ordinari sono stati 746 in più. Si tratta di un dato che non veniva raggiunto da molto tempo. Nelle terapie intensive le cose vanno meglio, l’incremento è stato di 32 letti. Si conferma la caratteristica di questa fase dell’epidemia, che non provoca casi gravi ma sta mettendo in grande crisi gli ospedali. Per questo motivo gli esperti sono preoccupati, sia quelli che lavorano nelle istituzioni sanitarie che quelli al di fuori. Forse mai come in questa fase si sono ascoltate voci critiche, dentro il ministero della Salute, ad esempio, rispetto alle misure prese dal governo per fronteggiare la pandemia, in particolare quelle legate all’obbligo e alla scuola. E si fa notare che probabilmente non è un caso se prima di varare il nuovo decreto, mercoledì scorso, il governo non abbia coinvolto come è sempre successo il Comitato tecnico scientifico. Si temeva forse una spaccatura tra i tecnici, alcuni dei quali non avrebbero dato il via libera alle novità. Si ritiene che quanto previsto non basti a rallentare la pandemia in questo momento. In generale preoccupano proprio i dati degli ospedali, dove le stime dicono che potrebbero essere ricoverati tra i 25 mila e addirittura 60 mila pazienti nel prossimo mese.

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Ieri i ricoverati nei reparti ordinari sono saliti a 14.591 e quelli nelle terapie intensive a 1.499. Secondo Speranza “il 10% di italiani non vaccinati occupa due terzi dei letti di rianimazione”. Da lunedì finiranno in zona gialla, che ha regole uguali rispetto alla bianca, la Toscana, l’Emilia-Romagna, l’Abruzzo e la Valle d’Aosta. Per ora nessuno passa in arancione, la più vicina a quello scenario è la Liguria, che lo evita per pochi letti. A livello nazionale i letti di terapia intensiva occupati sono il 15,4% e quelli ordinari il 21,6%.I nuovi casi invece sono stati 108.304, cioè la metà di quelli del giorno precedente. Del resto anche i tamponi si sono dimezzati, visto che sono stati poco meno di 500mila. In Italia adesso ci sono 1 milione e 675 mila persone positive al coronavirus. Un numero altissimo e certamente sottostimato.

Agli ospedali mancano oltre 20 mila lavoratori, medici e infermieri che sono stati contagiati dal Covid. Questo rende difficilissimo il lavoro. “Bisogna arruolare 50 mila specializzandi – dicono dal sindacato degli ospedalieri Anaao – Possono fare vaccini e tamponi. Inoltre bisogna permettere ai pensionati di continuare a lavorare, reclutare medici che non hanno la cittadinanza italiana e coinvolere di più la sanità privata”. Per Anaao “il personale è in pieno burnout psichico e fisico, demoralizzato da due anni di super lavoro”.

Ci sono stati “oltre 6 mila operatori sanitari infettati in sole 72 ore, di cui oltre 5.000 infermieri”, denuncia il sindacato degli infermieri Nursing Up. Il problema riguarda anche chi lavora sui mezzi di emergenza. “La Lombardia – dice Elio Di Leo, delle Misericordie – sembra essere la regione con più criticità, con punte del 20% di soccorritori contagiati per la nostra associazione. Questo implica un impegno ancora maggiore per i non contagiati a coprire i turni”.

Il grande afflusso di pazienti Covid, anche se non tutti gravi come un tempo, crea ovviamente grandi problemi all’assistenza degli altri pazienti. Tra l’altro l’inverno è la stagione nella quale gli ospedali hanno tradizionalmente più malati da assistere, cosa che rende la situazione difficilissima. Secondo sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, “l’ultimo provvedimento preso dal governo è indispensabile per alleggerire la pressione sugli ospedali perché abbiamo una platea di 5 milioni di non vaccinati”.

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Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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