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Omicron, reinfezioni più frequenti, l'epidemiologo: “Ma la seconda volta non deve fare paura”

“Ci siamo ancora dentro”. Lamberto Manzoli, epidemiologo dell’università di Bologna, non pensa che il Covid sia arrivato ai titoli di coda. “I contagiati ufficiali in Italia sono 20 milioni. È probabile che ce ne siano altri 5-10 milioni non notificati. Dall’arrivo del coronavirus l’infezione ha toccato metà della popolazione. Considerato che difficilmente qualcuno riuscirà a sfuggire a un virus così contagioso, temo che ne avremo ancora per un po’”. Uno studio appena pubblicato da Manzoli e dal suo gruppo sullo European Journal of Clinical Investigation dà però due notizie che fanno ben sperare per il futuro. 

Ce le dica subito. 

“La prima è che reinfettarsi dopo un primo contagio è infrequente. Infrequente non vuol dire impossibile, e anche da questo punto di vista Omicron è più efficiente delle varianti precedenti. Con Alfa e Delta circa l’1% dei guariti si ricontagiava entro un anno. Omicron arriva al 3,3%, e sta salendo. Questa percentuale è abbastanza stabile rispetto all’età e nei vaccinati è dimezzata rispetto ai non vaccinati. La seconda buona notizia è che quando il coronavirus bussa la seconda volta è in genere più leggero. Ammalarsi in modo grave con il nuovo contagio è davvero raro. Capita a una persona su 2mila circa, nel gruppo dei reinfettati”. 

Come lo avete calcolato? 

“Mettendo insieme i dati di 91 studi in tutto il mondo, con un campione di 15 milioni di persone contagiate la prima volta e 158mila anche la seconda. Sono dimensioni enormi per uno studio epidemiologico”. 

Sappiamo se chi ha avuto una prima infezione con Omicron si reinfetta facilmente con la stessa variante? Le informazioni su questo sono un po’ confuse. 

“Sì, è un aspetto da chiarire, perché ormai l”80% circa dei contagiati ha avuto Omicron. Sarà importante per capire che autunno avremo”. 

Come la vede? 

“Anche qui partirei da una buona notizia. La mortalità generale, secondo i dati Istat, è rientrata quasi nella norma. Resta ancora un piccolo eccesso, attribuibile alla pandemia, ma i numeri del 2020 sono per fortuna molto lontani”. 

I decessi quotidiani restano sempre vicini a duecento. 

“Sono tanti: per gli anziani la malattia è ancora temibile. Ora la priorità è difendere loro, e i fragili in generale. La mortalità per coronavirus è in media del 2 per mille, ma arriva al 2 per cento negli anziani e al 2 per 10mila nei giovani”. 

Come si fa a proteggere i fragili? Saranno di nuovo necessarie le restrizioni? 

“Sarà una scelta della politica. Il mio parere è che l’approccio attuale sia quello giusto, senza bisogno di nuove restrizioni. Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo preso provvedimenti, alcuni anche drastici, eppure metà della popolazione si è infettata comunque. Questo virus è troppo contagioso. Il controllo totale non è un’ipotesi realistica”. 

Sposerebbe dunque una linea soft? 

“Penso che sia il modo giusto di convivere con il virus. Il rischio di mettere in crisi il sistema sanitario mi sembra scongiurato. Avremo ancora uno o due anni di contagi sostenuti, in buona parte fra i bambini che non hanno tassi di vaccinazione alti, poi la situazione dovrebbe stabilizzarsi. Sempre ovviamente che non si presenti una variante capace di scompaginare le carte in tavola”. 

I vaccini in autunno serviranno? 

“Per gli anziani sì, sicuramente. Al di sotto dei 60 anni, e dopo tre dosi, credo che ulteriori somministrazioni con i vaccini attuali non saranno particolarmente utili”. 


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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