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Lavoro privato, cade l'obbligo generalizzato di usare le mascherine. Le singole aziende decideranno se introdurlo

Le mascherine non saranno più obbligatorie nei luoghi di lavoro privati. I datori, però, potranno decidere di imporle ai loro dipendenti se ritengono, insieme al medico competente aziendale, che ci sia una situazione di rischio per alcuni lavoratori.

Le parti sociali, rappresentanti dei datori e sindacati dei lavoratori, hanno firmato ieri la nuova versione del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Sars-Cov2 negli ambienti di lavoro”. È il paragrafo 6 a contenere le indicazioni sulle protezioni al lavoro e a segnare uno dei cambiamenti più importanti rispetto alle regole valide fino ad oggi. L’obbligo di usare la mascherina era infatti la regola. Quel dispositivo di sicurezza resta fondamentale, vista anche la fase epidemica e infatti “anche se attualmente obbligatorio solo in alcuni settori quali, ad esempio, trasporti, sanità, rimane un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori”, è scritto nel testo. Poi si spiega che la mascherina serve “ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico. O dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative”. Per questo motivo il datore di lavoro deve assicurare la disponibilità di Ffp2 (la sola tipologia ammessa) “al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo”. Come si vede, non si parla più di obbligo generalizzato, ma di lavoratori maggiormente a rischio e di imposizione al datore di dare mascherine ai suoi dipendenti. 

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L’obbligo però può essere introdotto dalle singole aziende. E infatti il datore, su indicazione del medico competente, “sulla base delle specifiche mansioni e dei contesti lavorativi sopra richiamati, individua particolari gruppi di lavoratori ai quali fornire adeguati dispositivi di protezione individuali, che dovranno essere indossati, avendo particolare attenzione ai soggetti fragili”.

La responsabilità di stabilire l’obbligo passa dunque alle aziende e ai loro medici competenti. Dovranno valutare i soggetti a rischio, cioè come si spiega nel protocollo, coloro che lavorano al chiuso con più colleghi, al pubblico, o in ambienti dove non si rispetta la distanza minima di un metro. In questi casi, come quando ci sono soggetti fragili, si potrà mettere l’obbligo. E molto probabilmente, riflettono nei ministeri del Lavoro e della Salute, saranno tante le aziende che manterranno l’obbligo alla luce del nuovo regolamento e della grande circolazione del coronavirus in questo periodo.

Sempre a causa della situazione epidemiologica si chiede di prorogare la legge sullo smart working, che ha dimostrato di essere uno strumento utile per contrastare il virus e proteggere in particolare i fragili. Sempre il datore dovrà dare informazioni sui rischi legati al coronavirus e su come ridurli e potrà prendere la temperatura ai dipendenti e a coloro che entrano in azienda. Deve anche mettere a disposizioni prodotti per disinfettare, visto che “è obbligatorio che le persone presenti nel luogo di lavoro adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani”. Inoltre si favoriscono gli ingressi e le uscite scaglionate per evitare assembramenti. Infine “l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali e di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi”. Il protocollo resterà questo, a meno che non ci siano cambiamenti epidemiologici importanti, fino al 31 ottobre.

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“E’ un risultato molto importante l’accordo raggiunto oggi – dice il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra – Si va ad affermare la centralità della valutazione specifica e l’individuazione delle misure necessarie per ogni contesto e popolazione lavorativi, sulla base di regole certe.  Il protocollo aziendale aggiornato dovrà declinare dove, quando e per chi sarà obbligatorio l’uso delle mascherine Ffp2, tenendo a riferimento in particolare i luoghi al chiuso e quelli con maggiore affollamento e affluenza di persone, non potendo comunque infrangere la regola del distanziamento minimo. La giusta attenzione dovrà essere riservata ai lavoratori fragili”. Dalla Cgil si dicono soddisfatti. “Quanto firmato oggi corrisponde agli orientamenti che avevamo assunto attraverso l’equiparazione tra luoghi di lavoro pubblici e privati e il superamento dell’obbligo di mascherina come deciso dal legislatore con la sola eccezione a tutela dei fragili, nel caso sia disposta dal medico competente”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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