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La svolta di Macron sugli ex terroristi: “Noi con l’Italia, valutiamo il ricorso”

PARIGI – La decisione sfavorevole sulle estradizioni di dieci italiani condannati per reati di terrorismo durante gli Anni di piombo, si trasforma in un braccio di ferro tra governo e magistratura. A entrare in campo è direttamente Emmanuel Macron che ipotizza un ricorso possibile contro il parere della Chambre d’Instruction della Corte d’Appello di Parigi che ha respinto in blocco le domande che riguardano tra gli altri l’ex dirigente di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, le ex brigatiste Roberta Cappelli e Marina Petrella, l’ex militante dei Pac Luigi Bergamin.Rispondendo a una domanda di giornalisti a margine del vertice Nato di Madrid, il presidente francese ha ribadito l’auspicio che per le domande di estradizione ci sia un “giudizio in Italia”. In realtà, i fuoriusciti dalla lotta armata che si sono rifugiati in Francia negli anni Ottanta grazie alla cosiddetta Dottrina Mitterrand sono già stati giudicati in Italia e su di loro ci sono condanne definitive, in alcuni casi con la pena massima dell’ergastolo. Ma il messaggio di Macron è politico ed è un attacco indiretto alla scelta della magistratura francese che di fatto ha confermato posizioni già espresse in passato attraverso altre sentenze contrarie alle domande arrivate da Roma.

Era stato Macron, nella primavera scorsa, a decidere una svolta, dando il suo via libera all’esame delle dieci domande, dopo una telefonata con Mario Draghi, preparata dal dialogo avviato tra i due Guardasigilli, Eric Dupond-Moretti e Marta Cartabia. “Non commento le decisioni della giustizia francese” ha premesso ieri il capo di Stato, per poi aggiungere. “Ho detto che politicamente appoggiavo e sostenevo la richiesta del governo italiano”. Macron ha poi ricordato la sua lettura della Dottrina Mitterrand, su cui negli ultimi decenni ci sono state varie interpretazioni. “La Francia aveva respinto solo le richieste di estradare persone che non erano implicate in reati di sangue. In questo caso – ha aggiunto – queste persone sono coinvolte in reati di sangue e meritano di essere giudicate sul suolo italiano. È una questione di rispetto dovuto alle famiglie delle vittime e alla nazione italiana”.

Il capo di Stato ha spiegato ai giornalisti di voler continuare a collaborare con il governo italiano su questo spinoso tema, che avvelena le relazioni bilaterali da quarant’anni. Le motivazioni complete della decisione della Corte d’appello non sono state ancora depositate. “Spetta a noi nelle prossime ore – ha proseguito – valutare se è possibile un ricorso in Cassazione o, in ogni caso, se ci sono delle vie che ci permettano di andare più lontano”. Il ministro Dupond-Moretti ha avuto un colloquio telefonico con la ministra Cartabia poche ore dopo l’annuncio del respingimento delle dieci domande di estradizione. Da Roma è filtrata la sorpresa e la delusione per un percorso faticosamente costruito sui fascicoli da esaminare.

“L’autorità giudiziaria francese ha preso la sua decisione e il ministero della Giustizia non ha bisogno di commentarla” ha dichiarato un portavoce a Parigi, ribadendo “l’alto livello di fiducia reciproca tra le autorità francesi e italiane, che condividono entrambe una concezione esigente dello stato di diritto”. In un’altra dichiarazione, il procuratore generale presso la Corte d’appello, Rémy Heitz, ha sottolineato che le decisioni della Chambre d’Instruction, competente per le estradizione, “possono essere impugnate”, senza però sbilanciarsi. I procuratori generali sono nominati dallo Stato e sono quindi un potere politico dentro al sistema giudiziario. Il pressing dall’Italia per un ricorso esiste, e Macron ha messo tutto il suo peso nella valutazione che ora dovrà essere fatta. Il tempo per fare ricorso è poco: entro martedì.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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