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Draghi: “Italia pronta all'accoglienza. Già 60mila i profughi ucraini”

PALMANOVA (Udine) – “Aiuti subito, non domani. Aiuti anche prima che il consiglio europeo decida”. Si capisce che, se potesse, Mario Draghi stringerebbe la mano a ognuno delle decine di volontari, donne e uomini, impegnati sul terreno dell’accoglienza e che ora sono lì in piedi a formare una mezza luna davanti al premier appena riemerso dalle riunioni nella sede della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia: un cubo di vetro coperto da pannelli solari. Intorno, un’immensa spianata verde. Palmanova, 5.400 abitanti, Udine.

“State facendo un grande lavoro”, dice il capo del governo a due veterani, vecchia guardia friulana. Poi osserva i quattro tir carichi di medicinali in partenza per Suceava in Romania. Come gli altri dodici bestioni già saliti nei giorni scorsi anche questi muovono da qui: l’hub dove la Protezione civile raccoglie e smista gli aiuti inviati dalle aziende italiane e dalle regioni del Nord, a cui si è aggiunta l’Umbria. Dice Draghi: “Con la nostra Protezione civile – un sistema efficiente – siamo pronti ad accogliere i profughi in fuga dall’Ucraina, che adesso sono 60mila ma che cresceranno. Abbiamo messo a punto un modello organizzativo con dei programmi speciali per donne e minori”. Il primo impegno dell’agenda settimanale del presidente del Consiglio era venire qui, oggi, nel profondo nord-est. Per incontrare i volontari in prima linea nell’accoglienza e nel trasporto di medicinali e generi alimentari destinati alla città romena, 105mila abitanti, nella regione storica della Bucovina.

“Il Friuli Venezia Giulia – sottolinea il governatore leghista Massimiliano Fedriga che accompagna Draghi insieme al capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio – è il primo approdo per chi arriva dall’Ucraina”. Eccolo, dunque, l’hub operativo scelto dal nostro Dipartimento per l’emergenza bellica. “La visita di Draghi – dice lui – è all’insegna dell'”accoglienza, della solidarietà, dell’impegno a portare aiuti”.

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21 Marzo 2022

L’inquilino di Palazzo Chigi parla coi cronisti dopo la fotografia insieme agli operatori e ai volontari della Protezione civile. Dall’altra parte della strada provinciale SP50 un gruppo di pacifisti e un altro di No Pass intonano “assassino, assassino”, “Draghi vai via, sei tu la pandemia”. Il premier è qui per spiegare sul campo l’impegno del governo sul fronte umanitario. “Governo e Regioni – dice – stanno lavorando in sinergia, e il governo ha deciso di ascoltare la voce degli italiani: la bontà, la voglia di aiutare il popolo ucraino, il sostegno, l’accoglienza”.

Gli chiedono dei fondi europei. Quando verranno distribuiti. “Ne parleremo nel prossimo consiglio europeo”, risponde. “Ma dall’Italia gli aiuti devono arrivare subito”. Altro punto: i sostegni per le famiglie italiane che stanno ospitando i profughi. Draghi dice che “al momento non è prevista un’erogazione diretta di fondi” e che “tutto passa ancora dal ministero dell’Interno”. Già. Ma intanto la macchina per l’Ucraina, via Romania, è partita. “Portiamo soprattutto medicinali” – dice il dirigente Claudio Garlatti – Centoventi bancali di roba, 28 tonnellate di materiale. L’attività, poi, continuerà sul piano degli aiuti alimentari”. Sono le 16. L’ora del vertice virtuale Draghi-Biden-Macron-Johnson: un primo colloquio in vista del summit di giovedì a Bruxelles. Il capo del governo italiano si chiude in una saletta “schermata”. Fuori, sul piazzale, resta un’infilata di pick-up bianchi della Protezione civile.

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Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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