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Crimini d'odio, Liliana Segre in Senato: “Io bambina invisibile, ne sono testimone vivente”

Liliana Segre, oggi in Senato ha preferito parlare a braccio piuttosto che leggere la presentazione dei risultati dell’indagine conoscitiva sul fenomeno dei discorsi d’odio, non segue il ‘copione’ che aveva preparato. Perché lei i crimini di odio ce li ha tatuati addosso.

Dopo aver espresso soddisfazione per il voto all’unanimità della Commissione straordinaria intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza che presiede, Segre ha spiegato: “avevo preparato una relazione che avrei dovuto leggervi ma in queste ore ho cambiato idea”. Per il 99% delle persone che ascolta, ha detto, i discorsi di odio sono “pura teoria” invece la senatrice si è definita  “testimone vivente” e ha visto nascere “il crimine di odio che è l’arrivo finale dell’istigazione all’odio”.

Espulsa dalla scuola, 

“A 8 anni innamorata della scuola venni espulsa e diventi una bambina invisibile”, racconta Segre poi i vicini di casa “ti allontanano” e arriva nella tua abitazione la “polizia trattando la tua famiglia come una nemica della patria”. “Mi fu proibito di rispondere al telefono perchè quando alzavo la cornetta sentivo dall’altra parte ‘muori'”.

“Quando sono tornata da Auschwitz  – ricorda la senatrice – avevo perso una casa ricca di ricordi, a poco meno di 15 anni ero brutta, grassa, selvaggia, incolta, imbevuta di un passato in cui avevo brucato nel letamaio, in cui ero sfilata nuda davanti al mio persecutore e avevo fatto la marcia della morte senza mutande fermandomi come un animale per fare i miei bisogni in mezzo alla strada. Il numero del tatuaggio sul mio braccio è la vergogna di chi lo ha fatto e non l’ho mai voluto cancellare”.

“Non ho mai usato le parole odio e vendetta”

Il crimine di odio contro persone “colpevoli solo di essere nate inizia dall’istigazione all’odio”, avverte Segre. Poi un messaggio di speranza. “La mia vita è stata quella di un persona fortunata. La fortuna è il contrario dell’odio, è l’amore che sono riuscita a trasmettere ai miei figlie ai miei nipoti. E quando sono diventata, dopo 45 anni di silenzio, testimone della Shoah avevo 60 anni: sono riuscita  – sottolinea – a parlare a migliaia di studenti senza mai usare le parole ‘odio e vendetta’”.

Segre dopo aver spiegato di avere la scorta perché ancora bersaglio di discorsi di odio ha concluso con quella che ha definito la sua “eredità morale” ovvero “non parlare mai di odio e di vendetta e parlare di amore”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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