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Parchi solari 'eco-friendly' per proteggere le api e la biodiversità

Produrre energia pulita senza rubare terreno all’habitat naturale, catturare i fotoni gratuiti del sole per generare elettricità senza che ciò danneggi il prezioso equilibrio dell’ecosistema. Un’impresa possibile stando a una nuova analisi dei ricercatori della Lancaster University che, sulle pagine di Renewable and Sustainable Energy Reviews, sostengono che l’espansione del solare fotovoltaico su larga scala potrà salvaguardare l’ambiente ripopolando gli insetti impollinatori, oggi in forte calo.

Lo studio

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I parchi solari e la difesa del suolo. La sfida per arginare gli effetti della crisi climatica è in pieno svolgimento: per ridurre le emissioni di gas serra l’Europa è in pole position, con il 34% di elettricità prodotta dai 27 derivante da fonti rinnovabili. Ed è il sole a farla da padrone: negli ultimi anni, insieme ai piccoli impianti fotovoltaici “domestici”, stanno sorgendo sempre più spesso le cosiddette solar farm, grandi parchi solari in grado di alimentare da soli decine di migliaia di famiglie. E se è probabile che questa tecnologia dominerà il sistema energetico dei prossimi decenni, d’altro canto serviranno enormi superfici di suolo per produrre energia su scala significativa; terre che oggi ospitano fauna e vegetazione. È il cosiddetto Land-use change – la trasformazione del suolo da usi naturali ad artificiali – ed è uno dei fattori scatenanti del riscaldamento globale. A soffrirne di più potrebbero essere proprio gli impollinatori, tra le specie più funestate dagli effetti già distruttivi della crisi climatica. Ma da potenziale minaccia, le solar farm potrebbero diventare punti di ripopolamento per questi insetti tanto importanti per la vita del Pianeta, su cui poggia il 75% dei raccolti alimentari e oltre il 35% della produzione globale di cibo. È questa la tesi di un team di ingegneri ed ecologi coordinato da Alona Armstrong, docente di Scienze ambientali al Lancaster Environment Center che ha redatto delle linee guida universali per una gestione dei parchi solari sostenibile e davvero ecologica.

I fiori e le api sotto i pannelli. “L’impiego di grandi superfici per ospitare le solar farm potrebbe causare ulteriore degradazione del nostro ambiente”, spiega Armstrong. Del resto i parchi solari possono arrivare a coprire anche 40 ettari di suolo, area superiore a quella di 50 campi da calcio. “Con questo lavoro – prosegue l’ecologa – dimostriamo che queste vaste distese di pannelli, se gestite in modo intelligente, potranno funzionare da ‘motore ecologico’ per recuperare gli ecosistemi in declino”.

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Insieme ai colleghi dell’Università di Reading infatti, il team di scienziati ha messo a punto un decalogo di regole semplici ma efficaci per gestire le solar farm e farle diventare dei punti di ripristino degli impollinatori. Il punto che i ricercatori britannici sottolineano è che le solar farm sorgono quasi sempre in zone agricole a coltura intensiva, già molto povere in termini di biodiversità. “E’ un’opportunità unica per fornire agli insetti tutte le risorse di cui hanno bisogno per proliferare e poi spandersi ai terreni circostanti”, aggiunge Hollie Blaydes, ricercatrice a Lancaster e co-autore dello studio.

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Come? La chiave è seminare grandi quantità di piante da fiore all’interno dei parchi, ricreare piccoli habitat naturali e ridurre i prodotti agrochimici impiegati. “L’ombreggiamento offerto dai pannelli – si legge nella pubblicazione – crea un microclima unico che favorisce l’abbondanza dei fiori e di conseguenza la salute dei loro impollinatori”.

Temperature più miti, irraggiamento solare meno aggressivo e minor quantità di pioggia estenderebbero infatti i tempi di fioritura, finendo per foraggiare gli insetti in misura maggiore. In questo modo, le fattorie di energia solare potrebbero diventare dei veri e propri hotspot di protezione e ripopolamento di api, farfalle, bombi, sirfidi e simili, che poi contribuirebbero all’impollinazione delle colture limitrofe.

A trarre beneficio dai nuovi parchi solari “eco-friendly”, scrivono i ricercatori, non sarebbe solo la biodiversità dell’ecosistema, ma anche le economie locali, con centinaia di produttori che migliorerebbero la resa agricola delle coltivazioni. “La sfida dei prossimi anni sarà usare la decarbonizzazione del sistema energetico per affrontare non solo la crisi climatica, ma al contempo anche quella ecologica”, conclude Armstrong. Le soluzioni ci sono, la scienza ce le mostra. Possiamo farcele sfuggire?


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml


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