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Le Borse di oggi, 13 settembre 2021. La nuova stretta di Pechino pesa sui mercati: Alipay sarà smembrata

MILANO – Ore 9:20. Una nuova stretta cinese sulle aziende pesa sulla riapertura dei mercati, in una fase già delicata per il fatto che gli analisti temono un autunno volatile dopo i molti record messi a segno dai listini borsistici in questi mesi del 2021: pesano sulle prospettive la presenza delle varianti di Covid 19, che controbilanciano i progressi vaccinali, e il fatto che le Banche centrali siano in rotta per ridurre i maxi-stimoli straordinari.

I future su Wall Street sono piatti dopo la chiusura pesante dello scorso venerdì, con il Dow Jones che ha perso oltre il 2%. Gli scambi in Europa, invece, partono in lieve recupero dopo la recente debolezza. Milano parte tonica con il Ftse Mib che sale dello 0,7%. Non ci sono scossoni sulla galassia Generali-Mediobanca, con i due titoli in rialzo frazionale e in linea con il listino dopo che il tandem Caltagirone-Del Vecchio è uscito allo scoperto con un patto di consultazione in vista dell’assemblea per i prossimi vertici della compagnia. Sempre su Piazza Affari, bene impostata Eni mentre Retelit sale per allinearsi a 3 euro al nuovo prezzo dell’Opa di Asterion. Protagonista è però Safilo, che sale del 13% dopo un accordo con Chiara Ferragni. Anche le altre Piazze del Vecchio continente sono positive: Francoforte sale dello 0,6%, Londra dello 0,46% e Parigi dello 0,45%.

Alipay, la superapp per i pagamenti e i servizi finanziari di Alibaba da oltre 1 miliardo di utenti, sarà smembrata nella più visibile ristrutturazione del gruppo Ant Financial: di riflesso il colosso dellè-commerce fondato da Jack Ma cede a Hong Kong il 4,47%. Le autorità cinesi, ha riportato domenica il Financial Times, puntano a creare un’app separata per l’attività di prestito altamente redditizia, nella ristrutturazione più visibile del gigante fintech. I regolatori hanno già ordinato ad Ant di separare il back-end delle sue due attività di prestito, Huabei (simile a una carta di credito tradizionale) e Jiebei (che concede piccoli prestiti non garantiti), dal resto delle sue offerte finanziarie, coinvolgendo azionisti esterni. Ora, l’ultima indicazione che che Pechino vuole che le due aziende siano suddivise in un’app indipendente. Il piano vedrà anche Ant trasferire i dati degli utenti che sono alla base delle sue decisioni di prestito a una nuova joint-venture per il punteggio del credito che sarà in parte di proprietà statale, secondo fonti vicine al dossier, sulla base della considerazione che la leadership comunista ritiene che “il potere di monopolio delle big tech derivi dal loro controllo dei dati”. La mossa potrebbe rallentare l’attività di prestito di Ant, con l’enorme crescita di Huabei e Jiebei che aveva parzialmente alimentato la prevista Ipo da 35 miliardi di dollari, naufragata su volontà delle autorità cinesi a inizio novembre 2020, a 48 ore dall’esordio dei titoli alle Borse di Shanghai e Hong Kong. Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che l’operatore di real esate Soho China è crollato alla Borsa di Hong dove è arrivato al -40% dopo il ritiro del piano d’acquisto della società per 3 miliardi di dollari da parte del private equity americano Blackstone. Il listino di Hong Kong, a contrattazioni ancora aperte, perde così il 2,3% mentre Shenzhen cede lo 0,05% e Shanghai riesce a salire dello 0,3%. Tokyo è riuscita a girare in rialzo nel finale, segnando un +0,22%.

Sul fronte valutario, l’euro apre in calo sotto quota 1,18 dollari, in attesa dei dati di domani sull’inflazione Usa. La moneta europea passa di mano a 1,1793 dollari e a 129,74 yen. Dollaro/yen sale a 110.02. Sui mercati pesano diversi fattori di instabilità, tra cui la prospettiva che la Fed possa presto iniziare a allentare parte degli ingenti stimoli monetari che ha profuso finora. Anche l’inflazione Usa è diventata un fattore di instabilità. Ad agosto i prezzi al consumo negli Stati Uniti dovrebbero passare dal 5,4% al 5,3% annuale, mantenendosi così per il quarto mese consecutivo sopra il 5% e dunque su livelli molto elevati. Apertura stabile per lo spread fra Btp e Bund. Il differenziale segna 103 punti, sullo stesso livello della chiusura di venerdì. Il rendimento del decennale italiano è pari allo 0,7%.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio aprono in rialzo in vista della pubblicazione del rapporto mensile dell’Opec. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano dello 0,46% a 70,04 dollari e quelli sul Brent dello 0,43% a 73,23 dollari. Pesano le preoccupazioni sulla produzione statunitense a seguito dei danni dell’uragano Ida, insieme alle aspettative di un aumento della domanda. Circa tre quarti della produzione petrolifera offshore nel Golfo del Messico degli Stati Uniti, ovvero circa 1,4 milioni di barili al giorno, pari al totale della produzione della Nigeria, è rimasta ferma dalla fine di agosto. A complicare le cose, c’è la ripresa delle operazione di diverse raffinerie di petrolio in Louisiana, che sta aumentando la domanda di petrolio greggio. Da segnalare il picco del costo dell’alluminio, al top da 13 anni spinto dalle preoccupazioni sull’offerta in Cina. Prezzo dell’oro in crescita: il metallo avanza dello 0,24% a 1791 dollari l’oncia.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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