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La sfida: attrarre i soldi degli italiani

L’industria del risparmio gestito può brindare a un anno d’oro. Nei soli primi sei mesi la raccolta netta ha superato i 47 miliardi e il futuro si prospetta roseo. Nonostante ciò, uno dei temi al centro del Salone del Risparmio al MiCo di Milano dal 15 al 17 settembre è: capire come spingere i risparmiatori italiani a investire almeno una parte di quegli oltre 1.800 miliardi di euro di liquidità tenuta ferma nei conti correnti. Durante la kermesse milanese – che potrà essere seguita anche online- i protagonisti di questa florida industria si interrogheranno sulle strategie per conquistare maggior fiducia e quindi più clienti. Intanto sull’educazione finanziaria degli italiani che proprio perché socraticamente sanno di non sapere, spesso preferiscono non investire.

Oppure che quando lo fanno, solo in un caso su tre applicano i corretti principi di pianificazione al proprio patrimonio, come rivela il Rapporto Consob.

Si investe poco persino in previdenza integrativa e nel lungo termine. Mentre questo da un lato potrebbero assicurare un buon reddito dopo il ritiro dalla vita lavorativa e dall’altro sostenere il finanziamento delle imprese convogliando flussi crescenti di risparmio verso l’economia reale. I dati Covip a fine 2020 rilevano adesioni alle varie forme di previdenza integrativa sopra la soglia di nove milioni, con un aumento del 2,6% anno su anno. Una crescita contenuta rispetto alla portata del problema.

Proprio i più giovani sono tra i più restii a sottoscrivere coperture integrative, così come i lavoratori delle piccole e medie imprese. Ecco che l’industria del risparmio gestito chiede un nuovo semestre di silenzio-assenso (con il conferimento tacito del Tfr), il ripristino del fondo garanzia per le Pmi, una riforma fiscale che elimini la tassazione annuale e riporti all’11% (o anche meno) la fiscalità sui rendimenti, soprattutto più cultura previdenziale e comunicazione sociale e di incentivi per gli investimenti green e in economia reale domestica. Rafforzare il legame tra mondo finanziario e tessuto produttivo del Paese favorendo l’investimento in economia reale è un’altra parola d’ordine. E in questa direzione si sta andando. Sono stati introdotti i Piani individuali di risparmio (Pir Ordinari e i per i Pir Alternativi), introdotti nell’ordinamento italiano per aumentare gli investimenti nelle aziende italiane. E ora il quadro normativo di riferimento è completo e dà la possibilità di un nuovo impulso allo sviluppo prodotti e alla raccolta.

Dopo il Covid stanno cambiando a gran velocità i modelli di business per via di diversi fattori. Uno tra i tanti è l’irruzione sulla scena delle nuove tecnologie. Dopo un’iniziale diffidenza, negli anni si è compreso che l’applicazione dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione dei servizi di consulenza costituiscono una delle maggiori aree di sviluppo per il settore finanziario. A gennaio 2021, Assogestioni ha istituito il comitato Digital finance, per diffondere tra le società di gestione la conoscenza delle opportunità offerte dal Fintech. È stata anche lanciata un’indagine in collaborazione con la Consob dal titolo ‘L’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale nell’asset management’, ed è stato creato un gruppo di lavoro finalizzato a valutare rischi e opportunità di una blockchain nazionale del risparmio gestito che consenta agli asset manager di acquisire assets digitalizzati ma anche di tokenizzare i fondi.

Ma poi la pandemia ha accentuato l’attenzione del mondo finanziario verso prodotti Esg, quelli attenti alla sostenibilità. Da tempo l’industria del risparmio gestito sceglie come allocare le risorse tenendo conto non solo dei fondamentali societari o di settore, ma anche degli impatti sull’ambiente e sulla società. Posizionandosi fra imprese e consulenti finanziari, gli asset manager hanno il potere in questo modo di essere pivot dell’innovazione in ottica sostenibile. Gran parte del percorso verso un’industria sempre più green ed etica è ancora però da fare. Se il regolamento sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (Sfdr) impone massima trasparenza sull’impatto degli investimenti, la direttiva Mifid II che potenzia il dialogo tra consulente e investitore su obiettivi e i risultati in termini di sostenibilità va valorizzata di più. La corretta comprensione è fondamentale all’investitore per compiere scelte consapevoli. Al Salone così si discuteranno proprio le strategie per comunicare al meglio la sostenibilità e il ruolo dell’industria nell’accompagnare nella scelta consapevole dell’investimento sostenibile.

In un mercato in continuo mutamento persino le classi di attivo un tempo considerate sicure non sono più così affidabili. E c’è chi scommette nei portafogli modello ritenuti da alcuni utili agli investitori che cercano di coniugare efficienza e diversificazione per costruire un’asset allocation che si adatti in modo dinamico alle condizioni di mercato. Se tutto cambia, immutabile ancora oggi come prima della pandemia, l’interesse degli investitori per la Cina. Il segmento obbligazionario onshore cinese rappresenta il secondo più grande mercato a livello globale. Con tassi di crescita a doppia cifra nell’ultimo decennio, le obbligazioni cinesi hanno raggiunto il valore di 18 trilioni di dollari, nonostante una quota di partecipazione da parte di investitori domestici pari al 97%.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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