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La delega sul Fisco ancora non c'è, ma è già scontro sulle tasse sulla casa

MILANO – Il lavoro sul fisco, riforma prioritaria per il governo Draghi e l’attuazione del Pnrr, è ancora sottotraccia tra Palazzo Chigi e il Ministero dell’Economia, ma già agita gli animi dei partiti sia che sostengona l’ampia maggioranza sia che siedano al suo esterno.

L’esecutivo deve dare sostanza alla delega che definirà i contorni entro i quali riformare il sistema della tassazione italiana: sarà un documento ampio, che il premier punta a portare a casa in tempi rapidi, e che prenderà le mosse dal documento licenziato a inizio estate dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, dove è stata trovata una sintesi politica delle proposte condivise. Quel che dà maggiormente da discutere, però, è quel che in quel documento parlamentare non era finito: ovvero la revisione del valore catastale degli immobili, dalla quale dipende il livello di imposizione sul mattone. Una omissione scientemente ponderata per evitare polemiche, che però torna d’attualità visto che il tagliando agli estimi – secondo le raccomandazioni della Commissione europea e le osservazioni di molti organismi internazionali – non è più rinviabile e, su questo, il governo pare d’accordo. Una eventualità che agita soprattutto il centro-destra: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno già messo per iscritto il loro “no”. 

Il Consiglio dei ministri di giovedì potrebbe ricevere una prima informazione di massima sui progetti allo studio del governo, ma le previsioni dei bookmakers danno uno slittamento della delega almeno alla prossima settimana. Se l’intenzione dichiarata del ministro Daniele Franco è di procedere con una riforma organica, perché toccare le tasse una alla volta è ormai un esercizio insufficiente per l’arzigogolato sistema fiscale italiano, si scontra con il tema delle risorse che impone di fatto di procedere per gradi.

Il taglio fiscale in manovra da 2 miliardi

Ecco dunque che, in attesa del nuovo quadro macroeconomico che verrà fissato con l’aggiornamento al Documento di economia e finanza previsto entro il 27 settembre (nel quale entreranno numeri migliori sulla crescita, verso il +6%, e sul disavanzo e il debito), le risorse certe che potrebbero portare a un antipasto di intervento nella prossima legge di Bilancio ammontano a poco più di 2 miliardi. Come impiegarle? L’ipotesi che, dalle recenti riscostruzioni, è più accreditata è di operare un taglio al cuneo fiscale su alcune voci mirate. Anche in questo caso, però, le opzioni sono molteplici. Fondamentalmente si tratta di decidere se andare dal lato dei lavoratori o dei datori. Su quest’ultimo fronte, ha rilevato il quotidiano della Confindustria, una leva potrebbe esser quella di tagliare l’onere della Cassa unica assegni familiari, che pesa sulle imprese e sulle famiglie che danno da lavoro a badanti&Co. “La consideriamo una proposta da valutare con grande attenzione” ha detto il responsabile economico dem, Antonio Misiani. Ma bisognerà valutare “il pacchetto complessivo” hanno osservato da Leu, cui pure l’ipotesi non dispiace, perché in questo caso si tratterebbe di una riduzione del costo del lavoro dal lato dei contributi e non di un intervento fiscale.

Riforma fiscale, il governo parte da Irpef e taglio del cuneo

di

Flavio Bini

14 Settembre 2021

Altra ipotesi in campo, sostenuta fortemente da Italia Viva, con il presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin, è la cancellazione dell’Irap per gli autonomi (che sarebbe assorbita nell’Ires per il resto delle imprese). Su questo ha speso parole anche l’ex premier Giuseppe Conte, durante il suo tour sui territori. Leu e Pd si muovono più sul versante del taglio dell’Irpef, almeno in una sua prima forma in attesa della delega e quindi degli interventi più strutturali. Qui è indiziata principale l’aliquota centrale dei redditi tra 28 e 55 mila euro, che subiscono un’imposizione del 38% che determina un forte salto rispetto all’aliquota precedente del 27%. Ma a sconsigliare questa via è la sproporzione tra le risorse sul campo e l’effetto in tasca agli italiani: si calcola che servano 3 miliardi per tagliare un solo punto di aliquota, in questa fascia di redditi. Potrebbe non accorgersene nessuno.

Le barricate della destra sulla riforma del catasto

In attesa che queste tessere del puzzle vadano al loro posto, il tema che si è conquistato la bocca dei parlamentari dal fronte di centro-destra è quello della revisione dei valori catastali. Il governo punta a rimettersi il più possibile in linea con le indicazioni comunitarie e la voce “catasto” nel testo dovrebbe rimanere anche se una parte della maggioranza la vede come fumo negli occhi. Possibile che la delega resti molto generica su questo passaggio, proprio rimandando al Parlamento e ai decreti attuativi la battaglia. L’orizzonte, per questo, è il 2023 nell’ambito della revisione complessiva dell’Irpef.

Fisco, parte la precompilata Iva per due milioni di contribuenti trimestrali

di

Antonella Donati

14 Settembre 2021

Intanto le polveri si sono già accese. La prima miccia è partita dalla Lega, con Massimo Bitonci che ha ricordato i progetti circolati al Mef quando lui era sottosegretario: “Ho visto (la riforma) che giace da anni nei ‘cassetti’ del Ministero, riforma che prevede il passaggio del calcolo delle rendite catastali in base ai metri quadri e non più secondo i vani dell’immobile. I calcoli e le prime elaborazioni porterebbero ad un aumento indiscriminato dal 30 al 40 per cento delle stesse, che si potrebbe tramutare in aumento corrispondente dell’Imu e Irpef, senza tener conto dell’aumento del valore degli immobili nelle compravendite ai fini della Tassa di Registro ed Iva. Non era quello che era stato definito a livello parlamentare con un unico documento delle commissioni Finanze di Camera e Senato. La Lega non ci sta”, ha detto ieri. Tra gli altri pilastri delle revisioni fin qui ventilate, anche quella di semplificare le categorie catastali degli immobili e soprattutto di riequilibrare i valori che – soprattutto nei centri urbani – risultano talvolta schizofrenici tra centro e periferia. Capita infatti di trovare immobili di pregio dal basso estimo che comportano una rendita inferiore a quelli di zone meno pregiate. Per questo si è a lungo ragionato sull’affinamento di un parametro vicino ai valori reali di compravendita del mercato immobiliare, che certamente – in questi casi – comporterebbe un aggravio.

“La posizione della Lega e del Parlamento sul tema è chiara: nessun inasprimento delle imposte sugli immobili, né diretto né indiretto, nessuna revisione degli estimi catastali, neanche sotto la foglia di fico della “parità di gettito”. La casa in Italia è già supertassata: non possiamo permetterci che un altro aumento delle tasse stronchi la ripresa nel ’22, ripetendo l’errore fatto nel 2012 con l’Imu”, ha detto il responsabile economico leghista Alberto Bagnai. “Si rispetti la volontà del Parlamento, che attraverso la commissione Finanze si è espressa, pressoché all’unanimità, sul fatto di evitare la revisione del catasto, aumentando di fatto la tassazione sugli immobili”, gli ha fatto eco il deputato di Forza Italia, Sestino Giacomoni. Posizione ribadita in mattinata dal senatore Maurizio Gasparri: “La casa va tutelata e con essa la famiglia per la quale rappresenta sicurezza e risparmio. Nessun intervento fiscale quindi anzi, taglio delle tasse”. E non è mancata la voce di Fratelli d’Italia, che per bocca del vicecapogruppo vicario alla Camera, Tommaso Foti, “dice chiaramente che una revisione del catasto, nell’ambito della ipotizzata riforma fiscale, rappresenterebbe non solo un vero e proprio affronto al Parlamento, ma anche un’iniziativa priva di ragione alcuna, poiché fatalmente destinata a trasferire, e in modo pesante, la tassazione su un settore, quello immobiliare, già tartassato da patrimoniali e iniqui balzelli”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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