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Industria musicale, nelle classifiche le donne sono appena il 14%. Spotify: “Giovani e streaming per equilibrio di genere”

MILANO – Anche all’industria musicale è richiesto uno scatto in avanti dal punto di vista dell’equilibrio di genere. A certificarlo è una ricerca realizzata da Spotify sul Gender Gap nell’industria musicale italiana, i cui dati – presentati alla Milano Music Week – sono piuttosto impietosi: un’artista su 4,1 nelle classifiche è donna, significa che le donne rappresentano appena il 14,1% del totale delle presenze nelle classifiche ufficiali. Un dato che diventa ancor più squilibrato se si considera il numero di tracce e album presente nelle classifiche, con la proporzione che peggiora a un’artista donna ogni sei uomini.

Una situazione “che deriva da un retaggio culturale lungo decenni”, spiega Federica Tremolada che guida le attività di Spotify in nelle aree Sud ed Est Europa. “Abbiamo condotto questa analisi per identificare meglio i trend che stanno prendendo piede e perché abbiamo nel dna la cultura delle diversità. Crediamo profondamente che la musica sia di tutti”, aggiunge.

Di strada da fare, però, ce n’è tanta. “I numeri che abbiamo visto sono sotto gli occhi di tutti. Sempre più stiamo ampliando la nostra azione al prodotto ‘audio’ in generale, e devo dire che anche nei podcast vediamo che non siamo troppo distanti: la presenza femminile è limitata al 22%”, aggiunge Tremolada. C’è una impronta sessista in questa industria? “Direi che l’industria musicale non è sessista, perché è fatta di individui e non è mai possibile generalizzare. Nella storia la musica è sempre stata sbilanciata verso gli uomini, perché le donne erano impegnate a fare altro e non avevano spazio per esprimersi”.

Una ricostruzione condivisa da Enzo Mazza, ceo di Fimi, che ricorda come il problema “sia globale, tanto che anche negli Stati Uniti la presenza femminile è al 17%. E’ un problema legato a una tradizione musicale maschile che è stata quella Pop e del Rock, ma anche in generi più spinti come il Rap. Fortunatamente stiamo assistendo a un forte cambiamento negli ultimi anni, perché cresce il pubblico femminile soprattutto grazie allo streaming. Il pubblico femminile, che era più propenso a un ascolto passivo, diventa più attivo e guida il cambiamento”.

“Con la rivoluzione tecnologica si democratizza il processo di selezione dei brani e allora le nuove generazioni possono dire la loro- E infatti assistiamo a un riequilibrio della situazione”, concorda Tremolada. “Il divario scende sensibilmente se guardiamo al generazione Z e quindi sotto i 30 anni. E’ diventato tutto più fluido sia come generi musicali, che come repertorio, che come scelta di acquisto. Non è più importante il genere, ma il messaggio che l’artista porta”.

Alcuni trend di fondo lasciano ben sperare: la percentuale di artiste in classifica negli ultimi 4 anni è rimasta invariata, mentre i volumi medi generati dalle donne sono in forte crescita. I tassi di crescita dello streaming (più sostenuti per la Donna rispetto a quelli  dell’Uomo) portano il peso dello streaming per le donne al di sopra del 70% in linea con quello degli uomini. E il divario si riduce per le nuove generazioni, dove sempre più giovani artiste si legano a generi un tempo prerogativa maschile. La crescita dello streaming delle artiste donne under 30 è notevolmente superiore a quella registrata dagli artisti uomini under 30 (+472% contro +183%). 

In linea generale, il consumo musicale è sempre più instradato verso lo streaming. “Parliamo di un new normal, dall’ambito del lavoro in remoto a tanti aspetti della nostra vita. Per una piattaforma come Spotify, questo ha un impatto rivoluzionario: non possiamo più guardare al mondo come prima. La routine di ascolto è stata particolarmente modificata sulla base del periodo della pandemia in cui ci siamo ritrovati: device diversi, generi molto più variegati rispetto al solito”, racconta Tremolada. I numeri della piattaforma lo dicono chiaramente: a settembre 2021, il numero di iscritti è cresciuto del 19% rispetto al terzo trimestre 2020, raggiungendo un totale di 356 milioni. La crescita rispetto al secondo trimestre 2021 è del +4%. Nel terzo trimestre dell’anno gli abbonati premium sono cresciuti del 19% rispetto al terzo trimestre 2020, arrivando a 172 milioni. Le entrate totali sono cresciute del 27% annuo a 2.501 milioni di euro. Quelle relative agli abbonamenti hanno registrato un incremento del 22% rispetto all’anno precedente, con entrate pari a 2.178 milioni di euro.

“Nell’industria chiaramente ci sono due scenari – aggiunge Mazza – Quello dell’industria discografica che ha visto questa enorme crescita dello streaming. Case discografiche, fondi d’investimento: c’è sempre più interesse per i diritti di catalogo. C’è poi l’altro mondo, quello della musica dal vivo che è ancora in grande sofferenza perché legato a impossibilità di fare concerti a capienza piena ed eventi dal vivo. E’ un problema enorme per la stagione invernale, dobbiamo già guardare all’estate: ci auguriamo che da marzo-aprile la capienza possa crescere”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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