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Fisco, duello su Irpef e Irap. Ipotesi quattro aliquote

ROMA – La nuova Irpef, disegnata per far pagare a tutti meno tasse, è ostaggio dell’Irap. Le risorse per ora si limitano agli 8 miliardi messi in manovra. E la politica ancora non ha deciso come usarli. Al punto che la divisione sin qui ipotizzata – 6 miliardi per tagliare l’Irpef e 2 miliardi per una prima sforbiciata dell’Irap – è tutt’altro che consolidata.

Le posizioni dei partiti

Lega, M5S, Forza Italia tifano per un intervento anche sull’Irap non simbolico, arrivando a ipotizzare una divisione della torta del tipo 5+3. Leu e Pd spingono invece sull’Irpef, al punto di non disdegnare un 7+1 o anche un 8 a zero. Italia Viva è nel mezzo e da tempo chiede un primo intervento fiscale più incisivo da almeno 10 miliardi. Ma entriamo nel merito.

Il confronto al Mef

In legge di bilancio – la prima del governo Draghi – c’è lo stanziamento da 8 miliardi. Palazzo Chigi conta di sondare prima i partiti della maggioranza. Poi imprese e sindacati. Infine farà sintesi e tradurrà il taglio delle tasse in un emendamento alla manovra. Il ministro dell’Economia Daniele Franco si è già attivato, incontrando due volte i delegati dei sei partiti. E mostrando loro alcune slide con le prime simulazioni. Il prossimo round è per domani mattina.

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Il nodo Irpef

Su un punto sono tutti d’accordo: nessuno deve perderci. Più facile a dirsi che a farsi. Altra impostazione condivisa: basta bonus o interventi estemporanei. L’idea è quindi quella di gettare le prime radici della riforma fiscale che verrà intervenendo contemporaneamente sui tre pilastri dell’Irpef: aliquote, scaglioni e detrazioni. 

L’opzione più gettonata al momento rimane quella di passare a quattro aliquote dalle cinque esistenti. La sequenza potrebbe essere: 23-25-34-43% al posto di 23-27-38-41-43%. Ma per beneficiare in modo forte i redditi sotto i 20 mila e quelli del ceto medio (33-55 mila euro) ad oggi molto colpiti dalla gobba dell’Irpef – ed esclusi dal bonus 80 euro poi diventato 100 euro – verrebbero alzate anche le detrazioni da lavoro dipendente.

Gli stessi 100 euro sarebbero riassorbiti in questa operazione di “pulizia” oltre che di taglio della tasse. E con ogni probabilità sarebbe alzata la no tax area (ad oggi ce ne sono tre: una per gli autonomi, una per i lavoratori dipendenti e una per i pensionati).

Questa operazione “win-win” – tutti ci guadagnano, chi più chi meno – costa però tutti gli 8 miliardi a disposizione. Di qui i mal di pancia. E le simulazioni continue. Non appena però si cambia una fascia o una percentuale, i conti non tornano più: qualcuno ci perde e si ricomincia a simulare. Ecco spiegato lo stallo.

Il nodo Irap

L’imposta regionale pagata dalle imprese sparirà, questo è certo. Ma non subito, non tutta. Una parte – quella pagata dalle società di capitali – sarà accorpata all’Ires. In totale l’Irap vale 13 miliardi. Se davvero si vogliono usare 2 miliardi subito, le soluzioni sono tre: intervento verticale, orizzontale o misto.

Intervento verticale: abolire l’Irap solo per le società di persona e i professionisti. I “piccoli” insomma, cari a Lega, Cinque Stelle, Forza Italia e anche a Italia Viva. Problema: anche molte srl sono piccole imprese e verrebbero escluse.

Intervento orizzontale: introdurre una maxi deduzione fiscale da 36 mila euro. In questo modo la platea dell’Irap si dimezzerebbe, un milione di piccole imprese sarebbero di fatto esentate dall’imposta. Problema: non si semplifica perché l’azienda deve comunque fare la dichiarazione Irap su cui applicare la maxi deduzione.

Intervento misto: introdurre una mini deduzione e solo per alcune categorie di imprese. Problema: soluzione complicata, poco pratica e spendibile politicamente.

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Il confronto continua

Per ora la partita si svolge a porte chiuse ed è tutta tecnica: slide, percentuali, simulazioni. Le esasperazioni politiche potrebbero arrivare più in là. 

“Siamo al lavoro per un intervento di riforma organico che aiuti a ridurre il carico sui cittadini e le piccole imprese: speriamo di decidere in tempi rapidi anche per dare un messaggio di fiducia al Paese”, dice Antonio Misiani, responsabile economico del Pd.

“Ogni valutazione tecnica comporta una valutazione politica”, aggiunge Gilberto Pichetto Fratin, viceministro dell’Economia per Forza Italia. “Lavoriamo per tracciare un disegno nella logica della riforma fiscale che verrà. Evitando bonus una tantum e cercando di aiutare soprattutto il ceto medio e le piccole imprese o professionisti”.

“La chiave per trovare un buon accordo sta in due punti”, ragiona Luigi Marattin, presidente della commissione Bilancio della Camera e responsabile economico di Italia Viva. “Il primo è capire che il cosiddetto “ceto medio” (che è medio solo per le statistiche) negli ultimi anni non ha ricevuto nessun tangibile beneficio fiscale, indipendentemente dalla tipologia di reddito. Il secondo è inquadrare l’intervento in una prospettiva che abbracci anche la delega fiscale, non solo questo emendamento. Così conflitti redistributivi possono trovare soluzione in un campo più largo e più efficiente”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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