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Cade il veto Bce, in arrivo quasi sei miliardi di dividendi “bis” dalle maggiori banche e Sgr italiane

MILANO – Tornano i dividendi per gli azionisti delle banche italiane: negli ultimi tre mesi del 2021 si vedranno assegnare circa 5,74 miliardi di euro, quasi tutti in contanti, come saldo della remunerazione a valere sugli utili dell’anno, e di parte di quelli del 2019 che la Bce aveva prudentemente congelato dopo lo scoppio del coronavirus.

Un veto che però la vigilanza ha tolto, salvo singole eccezioni che giudicherà esose, dal prossimo 21 settembre. La somma si aggiunge ai dividendi “calmierati” – sempre dalla vigilanza – di primavera, per circa 1,5 miliardi complessivi. Una doppia tranche che porterà a una remunerazione media del 5,4% per il settore, niente malaccio data la fase drammatica che le economie europee hanno sperimentato nel biennio. Il gioco delle medie, tuttavia, è sempre un po’ strabico: la varianza nel campione è notevole, sia tra istituti che fanno lo stesso mestiere e sia tra segmenti diversi. Una ricerca dell’ufficio studi di Deutsche Bank, del 26 luglio ma tuttora attuale, ha calcolato che le banche commerciali distribuiranno in media il 3,6% del valore borsistico della loro singola azione, mentre le società del risparmio gestito, galvanizzate dalla corsa dei listini e meno intaccate dai problemi dell’economia reale, daranno un rendimento 2021 esattamente doppio, e pari in media al 7,2%.

La prima banca a convocare l’assemblea straordinaria deliberativa, per ottenere il consenso (scontato) dei soci sulla distribuzione cedolare, è stata Intesa Sanpaolo, il 18 ottobre. E non sembra un caso, dato che la maggiore banca commerciale italiana distribuirà 3,16 miliardi, oltre la metà del totale e in aggiunta ai 694 milioni pagati a maggio. L’assemblea voterà sulla distribuzione di ulteriori 1,935 miliardi, in pagamento il 20 ottobre e a valere sugli utili 2020. In occasione dei conti semestrali il cda guidato da Carlo Messina aveva però annunciato un acconto sul dividendo 2022, pari ad altri 1,4 miliardi e che sbloccherà il 3 novembre, dopo l’approvazione dei conti a fine settembre e “in assenza di controindicazioni derivanti dai risultati del terzo trimestre o da quelli prevedibili per il quarto”. Quest’altra cedola Intesa Sanpaolo la pagherà il 24 novembre, raggiungendo un rendimento dell’azione dell’8,75%, che Messina considera sostenibile anche nel 2022.

Tra i banchieri rivali, Unicredit si appresta a un riacquisto di azioni da 652 milioni da completare per fine anno, Mediobanca (che ha chiuso l’esercizio fiscale il 30 giugno) erogherà dopo l’assemblea del 28 ottobre 536 milioni, mentre al momento non sembra siano previsti “rabbocchi” cedolari dagli istituti di media taglia come Banco Bpm, Bper, Popolare di Sondrio, Credem, che hanno già erogato quasi 220 milioni complessivi in primavera.

Chi invece ride di più sono gli azionisti delle Sgr: per loro, un campione molto più ristretto e composto da Banca Generali, Mediolanum, Finecobank, Azimut, si attendono cedole aggregate da 1,39 miliardi, oltre ai 163 milioni distribuiti in primavera. Una manna che nei primi tre casi attingerà anche dalle riserve degli utili 2019, e che porta il rendimento azionario 2021 dei gestori di portafogli vicino alla doppia cifra per Banca Generali e Mediolanum (9,5%), mentre le rivali Azimut e Finecobank si fermano circa alla metà. Il maggiore rendimento non sembra l’unico motivo per preferire i gestori alle banche, in Borsa.

“La remunerazione dei gestori del risparmio sembra più al riparo dai rischi di regolazione – ha scritto Giovanni Razzoli, analista del settore che ha firmato lo studio di Deutsche Bank – , perché nel contesto pandemico il costo del rischio creditizio e la qualità degli attivi bancari potrebbero intaccare la futura generazione di utili, mettendo a rischio la remunerazione degli azionisti”. Razzoli stima un rendimento medio del 5,7% per le Sgr quotate tra il 2022 e il 2024, contro una media del 3,2% per le banche italiane tradizionali. Deutsche Bank raccomanda l’acquisto di azioni di Mediobanca tra gli istituti, e di Azimut tra i gestori.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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