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Viggiù, il paese ai confini con la Svizzera dove si vaccinano tutti i maggiorenni

VIGGIÙ – Nella palestra della scuola Buzzi-Reschini di Saltrio, il paese confinante, fanno la fila viggiutesi di tutte le età: dal diciottenne all’ottantenne. Li hanno divisi per tipo di vaccino. Alla maggior parte di quelli che si presentano, o over 65 o soggetti con patologie, viene inoculato Moderna; per i soggetti sani c’è il chiacchierato Astra Zeneca. Ma nessuno si sognerebbe mai di fare lo schizzinoso. Non qui, non ora. Non nel primo Comune italiano che sperimenta la vaccinazione anti-Covid di massa. Viggiù, 5.200 abitanti in provincia di Varese, al confine con la Svizzera. Conviene tenerselo a mente il nome perché se ne parla e se ne parlerà e, in ogni caso, sta già facendo storia. Merito o colpa dell'”inglese” e della “scozzese”, e di un’altra variante, al momento ancora ignota. Onde evitare di impestarsi e di portare fuori il virus, essendo per altro già zona rossa almeno fino all’11 marzo, Viggiù ha offerto ai suoi abitanti la (per ora assai rara) possibilità di vaccinarsi. Vaccino a tappeto. Transgenerazionale, senza bibliche attese.

(fotogramma)

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Il paesotto si è trasformato in una sorta di progetto pilota destinato a fare da esempio in tutta Italia. La vaccinazione di massa è iniziata domenica e andrà avanti fino a quando l’ultimo dei “volontari” – al momento nove su dieci – si presenterà per l’iniezione. “Sta andando molto bene – dice Giuseppe Catanoso, direttore sanitario Ats Insubria -. L’adesione al vaccino sfiora il 90% della popolazione e la profilassi per ora non ha avuto nessun intoppo. Questo è davvero un paese modello”. E’ così. Toccherà poi ad altri capire se per merito degli amministratori locali o per demerito dei colleghi degli altri Comuni italiani. Qui è bastato che si diffondessero varianti sconosciute e Ats, in collaborazione con Regione Lombardia, è corsa subito ai ripari. “Dovevamo evitare che le varianti uscissero dai nostri confini” – spiega Ester Poncato, sempre Ats Insubria. I primi vaccinati sono stati gli over 65 e i malati; adesso si sta procedendo con tutti gli altri.

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Ma come funziona? Sotto il tendone della palestra di Saltrio si va a chiamata: ognuno ha un numero di attesa e gli infermieri smistano e indirizzano a seconda del vaccino e della tipologia di soggetto (c’è stato uno screening iniziale). “Ho 24 anni e mi reputo fortunato – dice Stefano, appena vaccinato – . L’ho fatto prima di mio nonno che ha 93 anni. E’ a casa e forse con il medico di base, dovendo andare al domicilio, c’è qualche ritardo. Mi fa strano fare il vaccino prima di lui”. Non sembra vero agli abitanti di Viggiù di essere in anticipo sul resto d’Italia. E, soprattutto, di non dover aspettare chissà fino a quando. L’estate, qui, è già arrivata. L’estate dei vaccini. La sperimentazione ha avuto una risposta plebiscitaria e questo la dice lunga su quanta sia l’attesa: se il vaccino è disponibile, la gente lo fa e pure molto volentieri. Per i ragazzi è una specie di regalo liberatorio: “Mi fido molto della scienza”, Sara, di essere dei “privilegiati”, di avere un'”occasione pazzesca”, Roberto. Andiamo indietro di due giorni. Il semi-lockdown disposto dalla Regione per Viggiù e per tutta la vicina provincia di Como era stato un segnale: in paese giravano varianti insidiose. Una, non ancora battezzata dagli epidemiologi. La risposta alla domanda “perché proprio Viggiù?” è da ricercarsi semplicemente qui. “Ats e Regione hanno ritenuto di dirottare da noi un numero di vaccini tali da poter coprire l’intera popolazione – dice la sindaca, Emanuela Quintiglio -. E questo per scongiurare il rischio che le varianti potessero uscire dal territorio e contagiare. In pratica si è scelto di proteggere la nostra comunità per salvaguardare anche la comunità lombarda”. E’ chiaro: una fornitura in blocco di 5mila vaccini, o giù di lì, in una fase in cui l’Italia non riesce ancora ad averne disponibile un numero sufficiente per vaccinare gli ultra ottantenni, può far pensare. Ma dalla mappatura dei Comuni considerati a rischio elevato (per via delle varianti presenti) la scelta è caduta su Viggiù. Piccola e in una provincia, il varesotto, che nella seconda ondata del Covid è stata colpita da un numero di contagi elevato, terzo in Lombardia dopo Brescia e Monza-Brianza. Comune e abitanti hanno colto la palla al balzo. Da queste parti già la fase dei tamponi era iniziata, e ancora funziona, con un metodo bene organizzato. Un po’ sul modello veneto della prima ora. I viggiutesi vengono indirizzati in una tensostruttura allestita alle Fontanelle di Malnate. Ma, con l’inoculazione a tappeto del vaccino,  i tamponi diventeranno mano a mano sempre meno urgenti.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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