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Scuola, emergenza cattedre precarie: sono salite a 238mila

I numeri usciti ieri dall’incontro con il ministro Patrizio Bianchi, che non si discostano di molto da quelli stimati dai sindacati da tempo, dicono che attualmente sono 695.262 i docenti titolari di una cattedra, affiancati da 213mila che lavorano a tempo determinato. Di questi, 104mila sono docenti di sostegno. Non solo: vanno aggiunti gli insegnanti assunti a termine con contratti Covid per affrontare l’emergenza: oltre 25mila. Una risorsa che il ministro si è impegnato a confermare anche per il 2021-22.

Voilà, ecco quanto pesa il precariato nel mondo della scuola. Niente di nuovo sotto il sole, ma è proprio questo il problema. I numeri sono esorbitanti, in aumento costante da qualche anno: svelano un sistema di reclutamento che non funziona, e già lo si sapeva. Ma danno anche l’idea di cosa succederà a settembre con l’avvio del nuovo anno scolastico. Con il virus che ancora morde, la scuola non si può più permettere il balletto dei supplenti.

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Non bastano i concorsi ad assorbire il precariato, ogni anno tra pensionamenti – 35mila in arrivo – e assunzioni insufficienti (25mila in tre anni, per dire, quelle messe nell’ultima legge di Bilancio per il sostegno) si torna al punto di partenza. Anzi, la situazione peggiora. Anche perché non tutti i posti a tempo determinato sono convertibili in cattedre di ruolo: saranno poco meno della metà delle 200mila quelle vacanti sulle quali si può assumere. Chiuso da poco il concorso straordinario per le superiori, vanno avviati quelli ordinari già banditi per la primaria e la secondaria. Ma i tempi sono stretti e la macchina è lenta. Oltre che incapace di garantire concorsi a scadenza biennale con regolarità. Un esempio? Negli ultimi vent’anni si sono tenuti sono tre concorsi per le superiori.

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Di qui l’urgenza di correre ai ripari per settembre. I sindacati hanno offerto le loro soluzioni al ministro che vanno nella direzione di un doppio canale di reclutamento, quello rifiutato dalla precedente ministra Lucia Azzolina che ha puntato tutto sui concorsi in nome del merito. La Lega con il ministro Marco Bussetti nel governo giallo-verde, aprì invece le porte alle maestre diplomate magistrali: fu un liberi tutti, l’estremo opposto.

Le ricette dei sindacati, e il tavolo avviato da Bianchi, entrano dentro a un sistema complesso che richiede non solo la stabilizzazione del personale precario, ma di mettere mano al meccanismo del reclutamento, cosa che tentò di fare la ministra Valeria Fedeli per esempio coi percorsi triennali di formazione (Fit) per permettere agli abilitati di accedere al ruolo. Solo che ogni tentativo di riforma viene cancellato, rifatto, ritoccato ad ogni cambio di ministro e le stratificazioni di ogni modifica generano tipologie di precari differenti e talvolta concorrenti. Per non parlare dei continui ricorsi che mettono i precari gli uni contro gli altri e del pasticcio delle Gps. Senza contare che l’organico di fatto, quello dei contratti annuali al 31 agosto, per le esigenze della scuola non riesce ad essere assorbito da quello di diritto. Un gioco dell’oca sulla pelle dei precari e del diritto agli studenti di avere continuità didattica, i disabili prima di tutto.

“Occorre stabilizzare il personale con più di tre anni di insegnamento attraverso altri canali, perchè i concorsi sono farraginosi e complicati. Penso a formazione in servizio con selezione finale” suggerisce Lena Gissi, segretaria della Cisl scuola.

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La sintesi della Flc-Cgil: “Un grande investimento, come detto in apertura dal ministro, va fatto sulla formazione e sul reclutamento, ma è essenziale per noi concentrarsi sul prossimo primo settembre. La scuola non può permettersi un numero così alto di posti da coprire, servono procedure semplificate per mettere in cattedra da subito i precari con almeno tre anni di servizio e serve il consolidamento, almeno sul prossimo anno scolastico, dell’organico Covid laddove è stato attivato”.

“I numeri dei precari sono per difetto – ragiona Elvira Serafini dello Snals – le soluzioni? Velocizzare i concorsi per titoli. Significa un concorso per chi ha almeno tre anni di servizio così concepito: una formazione durante l’anno di prova e un esame finale, anche con membri esterni alla scuola, per accedere al ruolo”.

Così l’Anief, con Marcello Pacifico: “Bisogna provvedere a un piano straordinario di reclutamento che abbia concorsi regolari e concorsi riservati che includano i precari nelle graduatorie finali per essere assunti nei ruoli. In questo modo si dà una risposta all’Europa” che ha già condannato l’Italia sulla reiterazione dei contratti a tempo nella scuola.

Sono i numeri “che la ministra precedente negava” osserva Rino di Meglio della Gilda. “Questa è una vera urgenza: vanno trovati provvedimenti per stabilizzare e poi va pensato un sistema strutturale che funzioni”.

Pino Turi, segretario Uil Scuola, parla della scuola come di una “fabbrica del precariato”. E dice: “Il Recovery Fund deve essere l’occasione per fare investimenti strutturali sull’organico. Ovviamente serve una fase di immediata soluzione per tutti coloro che hanno almeno 36 mesi di servizio: devono essere assunti con corsi per titoli e servizio ed esame finale. Tutti gli altri aspiranti saranno stabilizzati in tre anni attraverso contratti triennali. Attendiamo il nuovo ministro per poterne discutere”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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