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Rapporto Legambiente sulla scuola: al Sud tempo pieno solo in un istituto su sette

ROMA – Siamo al rapporto numero 21 di Legambiente sulla scuola, il suo “Ecosistema”, ma le distanze Nord-Sud non accennano a ridursi. Si legge che solo un istituto su sette, nelle regioni meridionali, ha attivato il tempo pieno. Il 16 per cento delle classi, e sono dati del 2020, vede le lezioni proseguire oltre le due del pomeriggio mentre al Centro-Nord l’aliquota sale al 43 per cento, quasi il triplo. Il servizio mensa ha visto miglioramenti: oggi nel Sud e nelle Isole ne dispone quasi la metà delle scuole, il 47,9 per cento. Al Settentrione si sale, comunque, al 65,5 per cento. Ci sono 400 milioni del Piano nazionale di resilienza e ripresa sul tema mense. Il servizio scuolabus, ancora, è garantito solo nel 13,6 per cento dei casi, è il 29 per cento al Nord. 

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10 Marzo 2021

La missione ambientalista dei realizzatori del rapporto mette in evidenza come in Italia solo nel 5 per cento dei casi siano stati costruiti percorsi in sicurezza da casa a scuola e ritorno, il servizio di pedibus. Il bicibus scende allo 0,2 per cento. Entrambi, tra l’altro, sono concentrati nelle aree del Settentrione. Avanzano le cosiddette strade scolastiche, vie e piazze inibite al traffico per consentire l’arrivo degli studenti a scuola senza rischi: il 10,8 per cento si concentra al Nord, il 5,3 per cento al Centro, il 4,1 per cento al Sud e non ce n’è neppure una nelle isole. Il Mezzogiorno del Paese, tuttavia, ha il primato per le Zone 30, dove, appunto, non si possono superare i trenta chilomentri l’ora di velocità: il 20 per cento dei limiti è concentrato nelle regioni meridionali. Nulla in Sicilia e in Sardegna.

Al Sud il 74 per cento degli edifici in area sismica

Legambiente, con il suo “Ecosistema scuola”, prende in esame 7.037 edifici scolastici di 98 capoluoghi di provincia, quindi lascia ampi spazi di territorio non censiti. Le scuole prese in esame sono frequentate da 1,4 milioni di studenti, un quinto del totale. Bene, nel 2020 i comuni del Centro-Nord dichiarano di avere necessità di interventi urgenti in poco più del 36 per cento degli edifici esistenti, i comuni del Sud e delle Isole li richiedono per quasi il 56 per cento delle strutture. Nel Meridione le scuole in area sismica 1 e 2 sono il 74 per cento, trenta punti percentuali sopra la media nazionale.

Con i 17,59 miliardi di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza previsti per la scuola, dice Legambiente, si può partire intervenendo, per esempio, nelle aree interne più soggette a terremoti e a fenomeni di dissesto e in quelle ad alta fragilità sociale (le periferie urbane). E ancora, vanno progettati interventi immediati negli istituti nelle aree sismiche di grado 1 (il 4,1 per cento sul territorio nazionale) e quelle in area 2 (il 30,9 per cento). Tutto questo andrà accompagnato a un miglioramento energetico che possa consentire di ridurre i consumi del 50 per cento.

Un patrimonio nelle ultime classi energetiche

Il patrimonio edilizio scolastico italiano resta vecchio e poco sostenibile. Un edificio su due, nella Penisola, non dispone ancora del certificato di collaudo statico (46,8 per cento), di agibilità (49,9 per cento), prevenzione incendi (43,9 per cento). Sale al 41 per cento la percentuale degli edifici che necessitano di manutenzione urgente contro il 29,2 per cento del 2019. Pochissimi le nuove strutture costruite con criteri di bioedilizia, sono lo 0,9 per cento. Appena 387 quelle classificate in classe energetica A. Il 73 per cento del totale è inserito nelle ultime tre certificazioni di efficienza.

Nei plessi presi in considerazione sono state realizzate nuove aule (788) e altre 411 sono state recuperate da spazi inutilizzati. Il 61 per cento dei comuni ha migliorato la rete internet e più della metà degli edifici è stato cablato in modo completo.

Con la pandemia è cresciuto il trasporto pubblico: il 68 per cento delle amministrazioni metropolitane ha dichiarato che nel 2020 ha adottato misure specifiche per l’organizzazione del servizio scolastico e ha incrementato per il 35 per cento il servizio dedicato alle scuole (il 28 per cento ha utilizzato aziende private) ampliando del 30,4 per cento le fasce orarie.

All’interno delle mense, aumentano del 20 per cento quelle che utilizzano stoviglie monouso, effetto del Covid: oggi sono il 72,5 per cento, dato nocivo sul piano ambientale.

Se il Pnrr destina 800 milioni alla realizzazione di nuovi istituti, Legambiente quantifica un costo medio a scuola di 1,3 milioni di euro e, quindi, conteggia 600 nuove edificazioni future. Trecento milioni serviranno per realizzare palestre: oggi una struttura su due ne è priva. Legambiente chiede che siano aperte all’esterno.

Dove le mense sono presenti, nell’85 per cento dei casi vengono serviti prodotti biologici. Quasi il 100 per cento porta in tavola prodotti di stagione e l’81 per cento privilegia quelli a chilometro zero. Quasi il 98 per cento dei Comuni prevede menù alternativi per motivi culturali e religiosi.

I soldi, e la loro spesa, diventano centrali per avviare da qui al 2026 un’edilizia interna ed esterna virtuosa nella scuola italiana. Su  47.000 euro stanziati per la manutenzione straordinaria per ogni edificio, meno della metà sono stati realmente spesi. I cantieri in media durano 300 giorni: vanno ridotti.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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