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Mantovani: “La lezione del virus ci aiuterà a curare il cancro”

Il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale nella salute dell’uomo, mantenendo l’equilibrio dell’organismo e difendendolo contro microbi vecchi e nuovi: Covid-19 ce ne ha ricordato l’assoluta importanza. Gli ultimi trent’anni hanno visto l’avverarsi di alcuni sogni in immunologia, dal punto di vista sia della comprensione del sistema immunitario sia dell’applicazione di queste conoscenze alla salute di tutti noi: dagli anticorpi monoclonali all’immunoterapia contro il cancro, fino alle terapie cellulari. Sarà così anche per gli anni a venire? Dove ci porterà tutto questo?Fare previsioni è sempre difficile, se non impossibile.

Solo quindici anni fa erano in pochi a credere che l’immunologia avrebbe potuto dare un valido contributo alla lotta contro il cancro. E, se pensiamo a quanto è accaduto di recente, non molti immunologi e vaccinologi avrebbero scommesso sul fatto che il primo vaccino approvato contro Covid, messo a punto in meno di un anno, sarebbe stato basato sulla tecnologia dell’Rna messaggero (mRna). Ha più senso, quindi, cercare di riassumere le sfide che si aprono davanti a noi oggi: scientifiche — come la complessità e la rieducazione del sistema immunitario, il ruolo del microbioma, la personalizzazione della medicina, il sempre miglior utilizzo di freni e terapie cellulari contro il cancro, la messa a punto di nuovi vaccini, preventivi e terapeutici — ma anche sociali, come la sostenibilità e la condivisione.

L’esperienza che stiamo vivendo con Covid ha aperto nuove frontiere allo sviluppo di vaccini preventivi nei confronti delle malattie infettive. Contro questo nemico prima sconosciuto siamo stati capaci di mettere a punto vaccini basati sulla tecnologia dell’Rna messaggero. Per il futuro, la speranza è riuscire a sfruttare queste conoscenze per realizzare vaccini contro gravi minacce per la salute globale: virus noti ma tutt’altro che sconfitti — come Hiv, malaria, Tbc — o nuovi come Zika o Dengue.

Senza dimenticare i vaccini contro il cancro — dobbiamo usare al meglio i pochi che abbiamo e svilupparne di nuovi — e quelli terapeutici: al momento non ne abbiamo, neppure per le malattie infettive, in cui individuare il bersaglio è relativamente facile. Si tratta di una sfida di lunga data, oltre cento anni, che sta avendo nuova linfa dalle tecnologie di ultima generazione, ad esempio l’mRna. Anni di ricerca sul cancro ci hanno regalato il primo vaccino contro Covid (quello a mRna di BionTech/ Pfizer), e il successo dei vaccini in generale nei confronti della pandemia sta alimentando la ricerca in contesto terapeutico. Lo scenario che si apre davanti a noi è di vaccini personalizzati, diretti contro bersagli che costituiscono il minimo comun denominatore della malattia di pazienti diversi. E un’ulteriore frontiera è rappresentata dai vaccini terapeutici a mRna combinati con terapie cellulari.

Se queste sono alcune delle sfide medico-scientifiche, non meno importanti sono quelle sociali. Innanzitutto, coniugare l’avanzamento tecnologico, dal punto di vista diagnostico e terapeutico, con la sostenibilità. Identificare preventivamente i pazienti che beneficiano delle terapie innovative, spesso ad alto costo, permette di mirarne l’utilizzo, con un impatto positivo sulla sostenibilità del sistema. Solo così potremo continuare a offrire a tutti le cure migliori. Il che ci porta a un’altra sfida imprescindibile: la condivisione dei vaccini e delle terapie più nuove ed efficaci. All’interno dei diversi Paesi — nel nostro, ad esempio, tra Nord e Sud esistono differenze in termini di sopravvivenza — così come a livello globale: negli Stati più poveri del mondo, ogni anno circa 1,5 milioni di bambini muoiono perché non hanno accesso ai vaccini più elementari. La recente pandemia ci ha ricordato in modo drammatico che, in un mondo globale, è impensabile che le malattie restino confinate dove nascono. Condividere le armi preventive e terapeutiche è dunque imprescindibile, per la salute di tutti.

Estote parati recita un vecchio motto ecclesiastico: “Siate pronti”. Covid-19 ce ne ha confermato l’importanza. Il modo migliore per essere preparati è collaborare a livello internazionale per identificare in tempi rapidi gli eventuali agenti patogeni e mettere in atto strategie di isolamento e contenimento. Inoltre, concentrarsi sulla ricerca scientifica, l’unica vera arma a nostra disposizione per fronteggiare le nuove minacce.Nell’emergenza legata a Covid-19 abbiamo vissuto una situazione difficile non solo sul fronte sanitario. A livello mondiale la pandemia è stata caratterizzata dalla comparsa — o ricomparsa — di barriere vecchie e nuove. Economiche (oltre che mentali, di egoismo dei Paesi più ricchi) e fisiche, alle frontiere e alle esportazioni, ad esempio dei dispositivi di protezione individuale come le mascherine, e dei farmaci che qualcuno inizialmente ha proposto come panacea per Covid-19. Sul fronte della medicina e della ricerca scientifica si è invece verificato un fenomeno del tutto opposto. Nei miei cinquant’anni di vita dedicata alla scienza, mai come oggi mi sono sentito parte di una comunità senza confini né barriere. Una comunità aperta e unita nella lotta contro un nemico comune, desiderosa di scambiarsi conoscenze e opinioni per generare nuovo sapere, per la cura e la diagnosi.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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