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Le scuole top d’Italia: a Roma primato del Visconti. Bene le statali a Milano

Non sempre le scuole che selezionano di più sono le migliori. Anzi, è più vero il contrario: chi boccia meno, ovvero chi è capace di portare i ragazzi dalla classe prima alla Maturità senza inciampi, lo ritrovi tra le eccellenze nella classifica di Eduscopio da oggi online. Uno dei parametri del lavoro della Fondazione Agnelli per aiutare 537mila ragazzi di terza media e le loro famiglie nella scelta delle superiori tra licei, tecnici e professionali smonta un insidioso luogo comune sulla scuola selettiva ancora oggi da più parti invocato.

Per essere una buona scuola non c’è solo la dimensione performante, conta quanto sei inclusivo – osserva Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli – In media sono proprio gli studenti delle scuole che non praticano una severa politica di selezioni e scrematura durante il percorso ad ottenere poi i risultati migliori all’università”. Un dato da tenere in considerazione in tempo di Open Day, che partiranno a fine mese ancora perlopiù a distanza o a numero chiuso con il Green Pass.

Eduscopio analizza il percorso di un milione e 267mila diplomati tra il 2016 e il 2018 all’università e nel mondo del lavoro per giudicare come le scuole preparano i ragazzi. E la classifica tra chi sale chi scende dal podio delle migliori da un anno all’altro accende le eterne rivalità tra i blasonati licei nelle città. A Roma, per dire, il Visconti conquista il primato sul Tasso. A Bologna il Galvani scippa al Minghetti il primato detenuto da alcuni anni e sempre nella gara tra i classici a Milano gli statali salgono al secondo e terzo posto dopo lo “schiaffo” di tre istituti paritari in cima al ranking lo scorso anno.

 

La mobilità è scarsa, le scalate al massimo sono di due o tre posti come lo scientifico Da Vinci di Firenze che da quinto diventa secondo e lo scientifico Einstein a Palermo che da sesto conquista il terzo posto. Sembra un gioco, in gioco in realtà c’è l’orientamento dei ragazzi per il quale è in arrivo in Parlamento la riforma prevista nel Pnrr. “Senza voler essere l’unica risorsa, le informazioni in Eduscopio possono essere molto utili soprattutto a quanti non possono contare su reti sociali e culturali forti – osserva Gavosto – Il periodo della pandemia ha reso evidente alle famiglie l’importanza della scuola e delle scelte educative per i propri ragazzi”.

L’effetto Covid non si vede ancora nelle performance in università di chi ha studiato in Dad in questi due anni. Ma è evidente per chi è uscito da tecnici e professionali cercando un lavoro dopo la Maturità. L’indice di occupazione dei diplomati a giugno 2018 si riduce sensibilmente: da 8 punti percentuali in meno nel Nord-Est a 5 al Sud, dove però i livelli occupazionali dei neodiplomati sono già in partenza al di sotto del 40%.

(Grafici a cura di Paola Cipriani)


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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