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Il Consiglio di Stato boccia gli ambientalisti: “Le cave di marmo non danneggiano l'ambiente” esultano le aziende

Il Consiglio di Stato ha rigettato un appello di associazioni ambientaliste contro le cave di marmo sulle Alpi Apuane rispetto a quanto stabilito dal Pit (Piano paesaggistico) della Regione Toscana. Il Consiglio di Stato ha rigettato integralmente l’appello per infondatezza. Le cave erano rappresentate in giudizio da Henraux spa, società con sede a Querceta (Lucca) che festeggia i 200 anni di storia e che – rendendo noto l’esito dell’appello – parla di “sentenza storica che restituisce con assolutezza il valore fondamentale e incontrastabile delle cave di marmo per il sostegno economico alla popolazione locale, che pone l’accento sull’importanza della filiera corta e che dichiara in modo netto e preciso come le cave di marmo non creino alcun danno ambientale”.

Henraux spa, assistita dall’avvocato Cristiana Carcelli, ha difeso, da sola, sia nel primo grado davanti al Tar Toscana che nel secondo grado innanzi al Consiglio di Stato, in sede cautelare e nel merito, “l’intero comparto delle cave di marmo di fronte all’ennesimo attacco delle associazioni ambientaliste che interpretano normative delicate e complesse in maniera distorta” ottenendo il “rigetto integrale dell’appello per totale infondatezza e condanna alle spese in solido per le associazioni appellanti” che avevano impugnato la delibera regionale di integrazione del Pit, laddove consente l’apertura di nuove cave, la riattivazione di cave dismesse e l’ampliamento di cave esistenti nei bacini estrattivi siti nel perimetro del Parco regionale delle Alpi Apuane e in particolare nelle cosiddette ‘aree contigue di cava’.

In buona sostanza, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha puntualizzato in modo chiaro e netto quanto sempre affermato da Henraux, cioè che “le aree contigue di cava non sono ‘area protettà e che non vi è una lesione dei valori di tutela del paesaggio, dell’ambiente e della salute”. “Le ‘aree contigue di cavà – si legge nella sentenza – non sono funditus parte del Parco stesso, pur se geograficamente collocate entro il relativo perimetro (analogamente, per vero, è previsto per i centri urbani insistenti all’interno del perimetro del Parco): la l.r. n. 65 del 1997, con cui a suo tempo fu istituito l’Ente Parco, ha infatti escluso le ‘aree contigue di cavà dall’area naturale protetta”.

La sentenza sottolinea inoltre come il Parco delle Alpi Apuane “sia ente preposto al perseguimento del miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali mediante la tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali e la realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche ed ecosistema” e considera anche che “le attività di escavazione sono tradizionali della zona e qui svolte da secoli hanno creato un autonomo rilievo culturale ed identitario, che ne rende logica la protezione e la considerazione normativa”.

“Henraux è una storica azienda che non solo svolge la sua attività nel più scrupoloso rispetto delle normative vigenti, ma che ha da tempo adottato iniziative e pratiche volte a migliorare la sostenibilità e l’impatto ambientale dell’attività estrattiva – dichiara Paolo Carli, presidente di Henraux spa, insieme al cda – Questa sentenza è un atto di giustizia vero e profondo nei confronti del territorio e della sua storia. È un risarcimento morale per tutti coloro che ogni giorno impiegano le proprie energie e le proprie risorse per migliorare le condizioni economiche e sociali della comunità. In maniera incontrovertibile questa è una definitiva pronuncia che dà ragione all’industria, a questa industria che ha una profonda e antica ragione d’essere e di rappresentare orgogliosamente in tutto il mondo la bellezza e unicità del Made in Italy”.

La sentenza del Consiglio di Stato “salva un settore d’eccellenza e rimarca che il lavoro e lo sviluppo non confliggono con la tutela dell’ambiente”, commenta Erica Mazzetti, membro della Commissione Ambiente della Camera. “La sentenza – afferma – sottolinea l’importanza delle cave per le comunità locali e quanto esse siano parte integrante del territorio, non entità esterne venute per depredarlo a discapito della collettività come certe distorsioni vorrebbero far credere. Altro punto spesso omesso dai cosiddetti paladini dell’ambiente che invece merita evidenziare: le aziende che hanno tentato di colpire hanno compiuto molti sforzi per migliorare le proprie produzioni rendendole ancor meno impattanti”.

La sentenza è, secondo Mazzetti, “un bel colpo a quell’ambientalismo spicciolo e ideologico di cui purtroppo le aziende, che in questo caso si sono dovute difendere, e i cittadini pagano le conseguenze”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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