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Green Pass, in Val Gardena esplode la rabbia contro i No vax

ORTISEI Ivo Rabanser, munte le vacche, appena ha fatto giorno ha suonato al laboratorio dello scultore Reiner Bernardi. “Se entro Natale non riaprono il paese – ha detto – ti vengo a cercare”. In Val Gardena minaccia di esplodere lo scontro che oppone i vaccinati ai No-vax. In famiglia e tra vicini di casa il Green Pass è una lama che affetta la gente, consumata dal rancore. “Ho fatto il Covid all’inizio – assicura Dieter Bernardi – il mio medico dice che il vaccino mi farebbe male. Non lo farò, vado avanti a tamponi, come permette la legge: ma non posso essere criminalizzato perché chiudono la valle alla vigilia della stagione dello sci”.

A Ortisei, cuore del turismo gardenese, i negazionisti trovano minacce anonime nella posta. Chi accetta il siero viene invece attaccato per strada. “Un gruppo di ragazzi mi hanno gridato traditore – dice Daniel Perathoner, commerciante di presepi – accusandomi di cedere solo per non perdere clienti”. In paese due settimane di zona rossa, assieme a Santa Cristina, Castelrotto, Laion e ad altri sedici comuni dell’Alto Adige, accendono la miccia dell’odio innescato dal boom dei contagi da Covid. Venti mesi fa la strage del virus aveva unito i villaggi tra le Dolomiti. I suoi effetti economici e la mazzata di un altro “lockdown”, a pochi giorni dalle Feste e dalla riapertura delle piste, disgregano la comunità del turismo industriale. “Faccio un appello a tutti – dice Tobia Moroder, sindaco di Ortisei -: basta caccia alle streghe, o qui precipitiamo nella guerra civile. Solo il vaccino, con la salute, ci assicura la pace”. Pochi lo ascoltano. In paese i vaccinati languono al 65,5%. Per gli altri il sogno adesso è ammalarsi. “Basta un tampone positivo – dice Marco Fauvè, ventenne cameriere del bar Cesa da Four – e il problema-vaccino è risolto. Un po’ di febbre e ti guadagni il Green Pass senza siringa: basta soldi bruciati in tamponi ogni due giorni.  Non è che organizziamo Covid party, ma se uno becca il Corona chiama gli amici. C’è troppa pressione sul siero: qui se ti obbligano a fare qualcosa, non la fai e ti arrangi”.

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Fino a ieri l’Alto Adige, come il resto delle Alpi italiane, temeva solo un altro inverno con gli impianti di risalita fermi. Le piste, grazie al certificato verde e a impegnative misure di sicurezza, apriranno invece anche nelle zone arancioni e rosse. “Il guaio è – dice Patrick Plankensteiner, direttore di uno storico albergo di Ortisei – che i turisti ora disdicono perché zona rossa significa pochi vaccinati. Italiani e stranieri preferiscono evitare la settimana bianca nelle località che percepiscono insicure. Ad essere demolita è l’immagine”.

Troppe regole e troppe contraddizioni

Una beffa: vaccino e Green Pass possono garantire economia e pace sociale, ma nelle valli-simbolo del turismo sulla neve resiste il primato No-vax. Fino al 7 dicembre bar e ristoranti dei paesi in rosso chiuderanno alle 18. Il coprifuoco andrà dalle 20 alle 5, mascherina anche all’aperto, Ffp2 obbligatoria sui mezzi pubblici e nei negozi. Stop a piscine, palestre, cinema, eventi culturali e manifestazioni. Gli hotel di lusso a Ortisei invece non solo sono aperti: risultano pieni proprio grazie a saune e piscine, regolarmente in funzione. A gremire le Spa, italiani in smart-working e tedeschi in fuga dai lockdown di Austria e Germania. “Troppe regole e troppe contraddizioni – dice il farmacista Ferdinando Grossrubatscher – offrono alibi ai negazionisti. Chiudere solo di notte condanna una valle alla lista nera, ma non costringe la gente a immunizzarsi. Qui c’è bisogno di salute, non di povertà”.

L’intervista

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22 Novembre 2021

Verso la zona gialla

Impietose le cifre. L’Alto Adige galoppa verso la zona gialla, ogni 100 mila abitanti 426 sono infetti: altri 4 morti nelle ultime ore, 10 i ricoverati in terapia intensiva. A Ortisei l’incidenza balza a 1000, poco meno a Santa Cristina e a Castelrotto. Proprio l’Alpe di Siusi, come le valli Pusteria e Venosta, è l’epicentro di contagio e medici contrari al vaccino. “L’autolesionismo – dice Christoph Senoner, sindaco di Santa Cristina – è un mistero. La mappa della quarta ondata ricalca però quella dell’impero asburgico: ci unisce all’Austria, alla Baviera, ai Paesi dell’Est, al Friuli e ai Balcani. La storia ristagna nelle teste e da emergenza sanitaria si trasforma in fatto politico. I gardenesi sono molto preoccupati, non solo per turismo e piste da sci”.

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23 Novembre 2021

Un container in fondo alla pista di Tomba per fare il vaccino

Il presidente Arno Kompatscher, che ha istituito la zona rossa, non è più solo: in Sudtirolo sale la domanda di linea dura anti-Covid, dall’obbligo di 2G su tutti gli impianti di sci a quello di vaccino, modello-Vienna da febbraio. In Val Badia per tre giorni ci si può così immunizzare perfino sul traguardo della Gran Risa, mitica pista di Coppa del Mondo legata ai trionfi di Alberto Tomba. “Invece di stare a guardare – dice Andy Varallo, presidente del Superski Dolomiti – ci siamo rimboccati le maniche. Il messaggio è che per salvare sci ed economia della montagna, bisogna vaccinarsi. I turisti non sognano solo le discese, pretendono la sicurezza”. Le dosi, in collaborazione con l’Azienda sanitaria, si somministrano dentro un container. Le persone aspettano tra i cannoni che grazie al freddo hanno cominciato a sparare la neve. A metà dicembre il punto-vaccini sarà replicato all’arrivo della Saslonch, regina mondiale della discesa libera in Val Gardena. “Dispiace ammetterlo – dice Richard Pescosta, 81 anni, pioniere del turismo a Corvara – ma siamo rimasti ignoranti. I soldi ci hanno illuso di poter rinunciare all’istruzione. Oggi legittimano l’ostilità al potere e alla scienza, ma una pandemia impone l’obbligo di vaccinarsi: altrimenti conteremo altre vittime, falciate non solo dal virus”. L’Alto Adige e il resto delle Alpi non reggerebbero l’isolamento di un altro inverno. Qualcuno ripensa alla fame imposta dal fronte di due guerre mondiali. Quasi tutti temono la “fuga definitiva dei giovani”. Peter Schmalzl, boscaiolo di Ortisei, al fratello Thomas ha fatto una promessa. “Per San Nicolò – dice mentre sono costretti a chiudere il bar di famiglia – ti regalo la mia vaccinazione. Il Covid non mi fa paura: sapere che divisi da siero e Green Pass ci odieremmo per sempre, sì”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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