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Eitan: l'ex moglie e il mago coi baffi, i sospetti sui complici del nonno sequestratore

Pavia, Tel Aviv – Chissà se tra gli eventuali, possibili complici del nonno salterà fuori che c’era anche “l’uomo che cambia i baffi”, così si era presentato a Eitan. Non proprio un “mago”, o forse sì. Perché agli occhi e nel mondo svuotato di un bambino di 6 anni proveniente dalla morte, chiamato a riconnettersi con la vita senza più genitori, senza il fratellino, e con due famiglie lontane, nonni e zii che lo tirano per la giacchetta, qualsiasi cosa può sembrare magica: anche uno sconosciuto che spunta dallo schermo di un tablet per tempestarlo di domande.

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Il cosiddetto mago dei baffi

Era metà luglio o giù di lì. Lui, Eitan, seduto in macchina. Il “mago dei baffi”, da remoto. Dopo uno dei tanti incontri coi nonni materni prescritti dal tribunale per “garantire rapporti significativi con tutti i familiari” il bambino conteso rientra nella villetta di Rotta di Travacò e scoppia in lacrime davanti a zia Aya e al marito Or Nirko. “Ci raccontò che l’incontro in web cam con quel signore era stato pesante”, dice il marito di Aya (nominata tutrice legale del bambino dopo la tragedia del Mottarone). “Eitan non sapeva chi fosse quella persona che si era qualificata in quel modo fantasioso. Il colloquio era durato due ore: WhatsApp o Zoom, non ricordo. Il bambino era sull’auto della nonna materna”.

Il ruolo della nonna materna

La signora Esther Cohen, detta Etti. L’ex moglie di Shmuel Peleg, ovvero il nonno accusato di sequestro di persona aggravato perché sabato scorso prende il nipotino a Pavia e lo porta in Israele con un jet privato decollato da Lugano. Se al piano abbia preso parte – per ora sono voci ancora senza riscontro – anche nonna Etti lo stanno verificando gli agenti della Squadra mobile di Pavia coordinati dal procuratore Mario Venditti e dal sostituto Valentina De Stefano. Ma torniamo al colloquio col “mago”. Di quella e di altre “chiacchierate”, diciamo, non graditissime a Eitan, zia Aya e Or Nirko avevano informato la giudice tutelare di Pavia: la stessa giudice che l’11 agosto, annusando l’aria, aveva emanato un decreto in cui vietava l’espatrio a Eitan salvo che in presenza o con l’autorizzazione della sua tutrice.

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Il colloqui stressanti

Ora: perché i nonni materni, nel periodo in cui Eitan era già sottoposto a un attento percorso di riabilitazione psicofisica studiato dall’ospedale infantile Regina Margherita di Torino e condiviso con la zia-tutrice, lo gravavano con ulteriori incontri-colloqui, addirittura in streaming, con “figure” non meglio precisate e non (ancora) identificate? In un’occasione – appunto – per due lunghe ore. Seduto in macchina, anziché al parco a giocare o davvero a comprare giocattoli come gli aveva promesso il nonno sabato prima di imbarcarlo su un Cessna destinazione Tel Aviv. A che servivano quegli incontri “extra”? E le domande rivolte all’unico sopravvissuto della strage del Mottarone su cosa vertevano?

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La posizione del nonno presunto sequestratore

Dubbi, ombre. Tutto o quasi, adesso, ruota intorno alla figura del nonno (presunto) sequestratore. Chi è Shmuel Peleg? Bisogna credere ai suoi legali quando, per ridimensionare la vicenda e inserirla in una cornice “mediatoria”, dicono che sì, “le azioni di prepotenza sono sempre sbagliate”, ma Peleg ha “agito d’impulso dopo essere stato estromesso dagli atti e dalle udienze e preoccupato dalle condizioni di salute del nipotino”? Già, di “impulso”. Affittando un jet in Svizzera. Cinquantotto anni, ingegnere elettronico, una lunga carriera nell’esercito israeliano nell’unità responsabile del delicato settore delle telecomunicazioni. Dopo il congedo da tenente colonnello, la nuova vita da civile. Una collaborazione con la compagnia aerea di bandiera El Al; il passaggio in Mirs, società israeliana affiliata alla Motorola, e poi l’azienda di telecomunicazioni Hot Mobile che l’aveva acquistata. Peleg si occupava di vendite e marketing, clientela importante. Dice un suo ex commilitone: “E’ una persona seria, non avrebbe potuto fare questa carriera nell’esercito altrimenti”.

La condanna del 2006

No comment sulla condanna nel 2006 (terzo grado) a 15 mesi con la condizionale per violenze contro l’ex moglie (la nonna di Eitan, ndr). I rapporti tra i due sembra non si fossero, di fatto, mai interrotti. Arrivano insieme in Italia, dopo la tragedia del Mottarone, i due genitori della mamma di Eitan. Peleg alloggia in un hotel a Milano, Esther Cohen all’hotel Plaza di San Martino Siccomario, a pochi metri dalla casa del bimbo nella frazione Rotta di Travacò. Ma di lei, il primo agosto, si perdono le tracce. “Se ne è andata – dice il proprietario dell’albergo -. Mi aveva chiesto se le trovavo un appartamento da affittare. Non so poi e dove si sia sistemata”. E Peleg, che fine ha fatto? In Israele nessuno riesce a contattarlo. Cellulare spento. “Gli ho espresso solidarietà in questi giorni, ma non mi ha risposto”, dice l’ex commilitone. Non è l’unico che vorrebbe parlargli.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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