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Domande e risposte sulla terza dose: chi ha avuto AstraZeneca sarà avvantaggiato dal cambio di vaccini

Chi può fare la terza dose?

Le persone con più di 40 anni, 5 mesi dopo la seconda dose. Il personale sanitario. Chi si è vaccinato con il monodose Johnson&Johnson. I pazienti fragili. Le persone immunodepresse: in quest’ultimo caso non si parla di richiamo dopo il primo ciclo vaccinale (quello composto dalle prime due dosi), ma di completamento del ciclo vaccinale, perché le prime due iniezioni non sono sufficienti a generare una risposta immunitaria.

Perché bisogna fare la terza dose?

Il numero di anticorpi generati dopo le prime due dosi cala del 30% circa ogni due mesi. Non è chiaro quale sia il numero minimo di anticorpi capaci di proteggerci dal contagio. Quello che vediamo dalla diffusione delle infezioni ci fa capire però che dopo 6 mesi la protezione del vaccino contro il contagio cala dal 70-90% (dipende dal tipo di vaccino) al 50% circa. Vuol dire che una persona immunizzata su due non ha una barriera sufficiente contro l’infezione. Difficilmente l’infezione nei vaccinati sarà seguita da una malattia grave, perché la protezione dei vaccini contro ricovero e morte resta alta: al 90%. La protezione contro il contagio resta oggi leggermente più alta per Moderna, poi c’è Pfizer, l’efficacia è invece più bassa per AstraZeneca, ma soprattutto per il monodose Johnson&Johnson.

Quali vaccini sono usati per la terza dose?

Ormai si usano solo i due vaccini a Rna: Pfizer e Moderna. Per Moderna è previsto un dosaggio ridotto: 50 microgrammi invece dei 100 delle prime due dosi. Il dosaggio di Pfizer resta invariato: 30 microgrammi.

Chi ha avuto AstraZeneca al primo ciclo come fa?

AstraZeneca, come Johnson&Johnson, è un vaccino che usa il metodo del vettore virale. Passare da questo prodotto a uno a Rna (vaccinazione eterologa) non solo non ha controindicazioni, ma migliora la risposta immunitaria: questo è stato osservato ormai in molti studi. Il manager di AstraZeneca, Pascal Soriot, ha spiegato che i vaccini a vettore virale sono più efficaci rispetto a quelli a Rna nello stimolare le cellule della memoria immunitaria. Queste cellule, a differenza degli anticorpi (che diminuiscono in pochi mesi) permettono all’organismo di riconoscere i microbi e attaccarli per tempi più lunghi. I dati sperimentali a riprova dell’affermazione di Soriot sono pochi. “Ma dal punto di vista teorico è una tesi ragionevole” commenta Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia. “AstraZeneca e Johnson&Johnson usano un virus per trasportare nelle cellule l’istruzione per produrre la proteina spike del coronavirus. Questo virus è assolutamente incapace di replicarsi nel nostro organismo, ma grazie alla sua struttura potrebbe attivare le cellule della memoria immunitaria più di quanto non faccia un vaccino a Rna”. E’ probabilmente questa la spiegazione per cui la vaccinazione eterologa ha un’ottima efficacia

Passare da Pfizer a Moderna o viceversa dà invece vantaggi?

Questo tipo di vaccinazione non è considerata eterologa e non dà vantaggi apparenti. “Va bene usare il vaccino più facilmente disponibile, non ci sono né indicazioni né controindicazioni per cambiare marca. Pfizer e Moderna funzionano allo stesso modo”. L’unica differenza è il dosaggio, che resta più alto per Moderna. Questo, si è osservato con le prime due dosi, si traduce in qualche sintomo in più dopo la somministrazione (dolore al braccio o febbre), ma una protezione leggermente più lunga.

Cosa succede al sistema immunitario dopo la terza dose?

Il numero degli anticorpi risale moltissimo, al livello originario della seconda dose. “L’aumento avviene nel giro di pochissimi giorni, perché le cellule che producono anticorpi sono già presenti nell’organismo, grazie alle prime due dosi. La protezione della terza dose è molto più rapida rispetto alle prime due” spiega Cossarizza.

Perché la terza dose è stata indicata prima agli anziani, poi dai 40 anni in su, e ora si parla di abbassare ancora il limite di età?

“Il livello di anticorpi è in genere più alto nei giovani, con differenze importanti rispetto agli anziani, che hanno un sistema immunitario più debole, che risponde meno agli stimoli” spiega Cossarizza. L’abbassamento della protezione tuttavia è generalizzato, avviene anche nei giovani, sia pur più lentamente. I vaccini che abbiamo sono considerati poi molto sicuri, e le dosi in frigorifero sono 7 milioni. Il rapporto fra rischi e benefici della terza dose resta dunque favorevole.

Cosa bisogna fare per avere la terza dose?

Ogni Regione si organizza in modo diverso. Si può chiedere al medico di famiglia o ci si può prenotare in un hub. Alcune Asl inviano sms alle persone candidate. L’abbassamento dell’età da 60 a 40 anni e l’anticipo da 6 a 5 mesi dopo la seconda dose stanno però creando alcune strozzature. I tempi di attesa in molte Regioni si sono allungati, anche perché il calo delle vaccinazioni degli ultimi mesi aveva portato alla chiusura di circa un terzo degli hub. Queste strutture sono complesse, costose e assorbivano molto personale sanitario. Ora in parte andranno riattivate. “Aprire la terza dose a tutte le fasce d’età potrebbe creare dei rallentamenti organizzativi. Ma sono sicuro che ora si lavorerà in fretta per riportare la macchina delle somministrazioni a pieno regime” dice Cossarizza.

Con la terza dose passeremo un Natale tranquillo?

“Le precauzioni come mascherine e distanze restano necessarie, perché il vaccino non protegge al 100%” raccomanda l’immunologo. “Se i bambini non saranno stati ancora immunizzati, sarebbe meglio che i nonni prestassero qualche attenzione in più. Ma se a Natale ci si incontrerà solo fra persone vaccinate, si creerà quella che è stata battezzata “immunità di famiglia”, che ci permetterà di goderci le feste insieme in modo tranquillo”.    


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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