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Covid, aumento ricoveri: la mappa dei letti occupati nelle principali regioni

Sistemi sanitari sull’orlo del collasso. Lo ha detto il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Sono molto preoccupato per il fatto che Omicron, variante più contagiosa che si sta diffondendo insieme con la Delta, sta provocando uno tsunami di casi. Questa situazione causerà un aumento immenso della pressione sugli operatori sanitari già esausti e porterà i sistemi sanitari sull’orlo del collasso”. E in Italia? “Il tasso di crescita dei ricoveri Covid negli ospedali sentinella Fiaso accelera del 13,7%”. Nel mese di dicembre – complici i contatti ravvicinati nel corso delle festività natalizia – “si registra un incremento dei ricoveri di No Vax: dal 7 dicembre al 28 dicembre il numero è cresciuto del 46% mentre l’aumento dei pazienti vaccinati nello stesso periodo si è fermato al 19%”. Lo rivela il report degli ospedali sentinella in 21 strutture sanitarie e ospedaliere e in 4 ospedali pediatrici distribuiti su tutto il territorio italiano. Ma ecco la situazione in dieci regioni, dal Piemonte alla Sicilia.

In Piemonte dimezzato dall’anno scorso il numero dei ricoverati

Con 99 ricoverati in terapia intensiva e 1.147 nei reparti Covid, il sistema ospedaliero in Piemonte, per ora, regge l’urto della variante Omicron. In media, i ricoveri crescono di 60 e di 70 casi al giorno nelle degenze ordinarie e tra i 5 e i 10 nelle intensive. Sono occupati da pazienti positivi il 15,8% dei posti disponibili nei reparti di terapia intensiva, e il 19,7 in quelli di area medica. L’anno scorso, in questi giorni, erano 205 i pazienti nelle intensive e 3.042 nei reparti Covid. Per affrontare la crescita, la Regione ha chiesto alle Asl e agli ospedale di sospendere l’attività ambulatoriale, le visite e i ricoveri non urgenti, e riconvertire personale e reparti alla cura del coronavirus. mariachiara giacosa

(Mariachiara Giacosa)

Liguria sulla soglia della zona arancione

Genova – In Liguria, le ospedalizzazioni di pazienti Covid sono aumentate di un centinaio, ogni sette giorni, nelle ultime tre settimane, con un’accelerata nell’ultima, di 117 ricoverati. In totale sono ospedalizzate 549 persone, di cui 41 in terapia intensiva. Per questo la Liguria è sulla soglia della zona arancione, poiché le terapie intensive sono occupate al 18% e i reparti di area medica al 28% e la soglia è fissata, rispettivamente, al 20% e al 30%.  Le visite ai parenti sono state sospese nella maggior parte degli ospedali, a partire dal Ponente, dove l’incidenza è doppia della media regionale: a Imperia si registrano 763 casi ogni 100mila abitanti. I ricoveri programmati sono sospesi in gran parte dei reparti di tutta la regione, mentre per consentire lo svolgimento almeno parziale dell’attività ordinaria sono stati creati ospedali Covid, dirottando i pazienti non coronavirus su altre strutture all’interno della stessa provincia. A Sanremo è stato interamente dedicato al Covid l’ospedale Borea, così a Sarzana il San Bartolomeo. A Genova, il Policlinico San Martino prosegue le attività ordinarie e l’ospedale Galliera è diventato hub Covid. Negli ospedali non si registrano, per ora, problemi organizzativi dovuti dalle quarantene del personale: al San Martino “in quarantena si trovano alcune decine di sanitari, ma pesano molto di più sull’organizzazione i 180 dipendenti No Vax sospesi o ricollocati”, conferma la direzione.

(Michela Bompani)

La Puglia dorme sonni tranquilli

Bari – In Puglia, la situazione negli ospedali non desta per ora particolare preoccupazione. Anzi, le percentuali dell’Agenas confermano come quello pugliese sia un caso dato che nel complesso è la regione con il più basso tasso di posti letto occupati: al 28 dicembre, il 5 per cento in terapia intensiva e il 7 per cento in area non critica. Mentre in questi ultimi reparti nel giro di 10 giorni i ricoverati positivi sono aumentati del 34 per cento – fino ai 203 di ieri – nelle rianimazioni rimangono sostanzialmente stabili (ora ci sono soltanto 24 pazienti). La Regione Puglia mantiene comunque alta la guardia ed è pronta, nel caso, ad attivare gradualmente nuovi posti letto.

(Gennaro Totorizzo)

In Lombardia l’aumento dei ricoveri triplica di giorno in giorno

Milano – Gli ospedali della Lombardia per ora reggono, ma negli ultimi giorni i ritmo dei ricoveri è diventato tumultuoso triplicando ogni 24 ore. Se va avanti di questo ritmo, si rischia il collasso. È così che ormai ci sono 2.024 pazienti Covid, di cui 191 in terapia intensiva, il 15 per cento in più in una sola settimana. Sono comunque cifre equivalenti a un terzo di quelle dell’inverno 2020. Superati dunque i parametri ospedalieri per il passaggio in zona gialla, nonostante la Regione abbia attivato tutti gli hub di rianimazione ospedalieri attivi già nelle altre ondate. E sebbene si appresti a rimettere in attività anche l’ospedale presso la Fiera, che accoglie i malati più gravi da intubare da tutta la Regione. I posti letto nei reparti Covid di Pneumologia e Malattie infettive sono stati aumentati da 6.300 a 10.500 nel giro delle ultime due settimane. Ieri sono stati aggiunti altri 78 posti nelle intensive. E la vicepresidente di Palazzo Lombardia, Letizia Moratti, ha chiesto a tutte le Asst di sospendere e rinviare gli interventi operatori non urgenti per dedicare il personale alle attività legate al Covid. Ovviamente Omicron sta mettendo in crisi anche il personale sanitario, sebbene siano ormai quasi tutti vaccinati con tre dosi sia i medici sia gli infermieri. Un focolaio importante è stato riscontrato la settimana scorsa alla clinica ostetrica Macedonio Melloni dove, con trenta sanitari infettati, è andato in tilt il Pronto soccorso.

(Zita Dazzi)

Il virus dilaga tra medici, infermieri e pazienti a Napoli

Napoli – L’ultima a beccarsi il Covid, è stata la primaria radiologa dell’Ospedale del Mare. Focolai ovunque. Il virus dilaga tra medici e infermieri e, anche, tra i pazienti. Sotto stress è la Asl Napoli 1 diretta da Ciro Verdoliva con 12 ricoverati in Medicina Covid e 4 in terapia intensiva dello stesso ospedale. Il pronto soccorso è stracolmo di positivi e negativi, in convivenza forzata in attesa del tampone. Al Cotugno, polo infettivologico, 60 accessi di positivi in pronto soccorso al giorno, 139 ricoverati, di cui 31 in Subintensiva e 5 in Rianimazione. Già riconvertito al Covid un reparto da 18 posti, entro domani saranno riattivati 32 letti. Al Cardarelli: occupati 20 posti in degenza ordinaria, e 4 in Terapia intensiva, mentre ulteriori 56 letti saranno “rubati” alle chirurgie e 8 per la Rianimazione dal blocco operatorio. Nel frattempo il resto della sanità è in stand-by. Intanto il report regionale delle ultime ore segna un drammatico incremento dell’incidenza salita all’8,8 per cento: 111.379 nuovi positivi su 9.802 tamponi testati. In aumento anche l’occupazione dei posti letto: 37 nelle terapie intensive e 587 nei reparti di degenza ordinaria (53 più di ieri). 

(Giuseppe Del Bello)

Record di nuovi casi, Emilia Romagna da giallo e sanitari stremati

Bologna – Nel giorno in cui si registra il record del numero dei nuovi casi in Emilia Romagna, con la cifra di oltre 4 mila nuovi positivi in 24 ore che è la più alta dall’inizio della pandemia, gli ospedali segnano il passo. Tutti gli indicatori sono ormai vicini a quelli della zona gialla: le terapie intensive vedono 113 posti occupati da pazienti Covid su 889 disponibili in totale, cioè il 12,7%, quando la soglia della zona bianca è il 10%. Le degenze ordinarie crescono a ritmo sostenuto, con 1.305 posti occupati su 9.001, quindi il 14,5%, mentre la soglia è il 15%. Secondo i dati della Regione, il 75% dei ricoverati in terapia intensiva non sono vaccinati, ma il problema oggi è che il personale degli ospedali è stremato. “Si è tornati a lavorare completamente bardati e in una situazione di perenne stress – spiega il nefrologo Vittorio Dalmastri, segretario regionale della Cgil medici – I medici sono troppo pochi, mancano gli specialisti e le condizioni di lavoro sono molto peggiorate”. Ci sono da coprire anche i turni dei colleghi in quarantena, perché risultati positivi o perché hanno un figlio o un familiare positivo. E in questa situazione “la coperta è corta” per eventuali sostituzioni. Così il personale in servizio rischia di veder sfumare le ferie o di dover fare turni supplementari.

(Eleonora Capelli)

In Toscana più posti letto “ma scarseggia il personale”

Firenze  – In Toscana le aziende ospedaliere e le tre Asl si stanno riorganizzando, sia per quanto riguarda l’apertura di nuovi posti letto Covid, ordinari e di terapia intensiva, sia per i contagi che stanno colpendo il personale sanitario. A Firenze, Ponte a Niccheri ha portato i posti letto ordinari da 17 a 28 negli ultimi giorni, mentre Careggi ha pronti 20 posti in terapia intensiva da attivare. Nella Asl Nord-Ovest a Massa si è passati da 16 a 24 posti letto ordinari e da 4 a 6 nelle terapie intensive, mentre a breve saranno aumentati anche a Cecina e a Versilia. Meglio va nella Asl Sud-Est. “Tra i colleghi sospesi per non essersi vaccinati, i positivi e le carenze organiche strutturali emerge una carenza di personale evidente”, spiega Salvatore Sequino, coordinatore Nursind per la Asl Toscana Centro. 

(Alessandro Di Maria)

Picco dei contagi, ma il Veneto tiene: a Vicenza tetto alle visite dei parenti

Padova – Ospedali del Veneto sotto pressione e picco assoluto dei contagi dall’inizio della pandemia: 8.666 nelle ultime 24 ore. Le terapie intensive sono occupate al 17%, mancano dunque tre punti percentuali per raggiungere quota 20%, uno dei parametri per far scattare la zona arancione. L’altro parametro è quello che riguarda il tasso di occupazione dei letti in area medica, dove il Veneto segna un 18% a fronte di un tetto del 30%. Attualmente nelle terapie intensive ci sono 180 ricoverati, mentre sono 1.167 i ricoverati in area non critica. L’Usl di Vicenza ha introdotto il filtraggio agli ingressi, per limitare l’accesso dei parenti dei pazienti, una misura ora ammorbidita ma pur sempre in vigore: è consentita una sola visita per ogni ricoverato.

(Enrico Ferro)

Cinquecento posti in letto in più per far fronte all’onda Omicron nel Lazio

Roma – Gli ospedali del Lazio sono sotto pressione. A fronte di una percentuale del 14% di occupazione delle terapie intensive e del 16% dei posti ordinari, e con 1.070 ricoverati Covid in area non critica e 137 in rianimazione (su un totale rispettivamente di 1.242 e 182 letti destinati al Covid), la Regione si trova costretta a richiedere l’attivazione di ulteriori posti letto. Un numero-monstre per far fronte a Omicron: i nosocomi dovranno riuscire ad aprire 1.763 letti ordinari e 290 in rianimazione. Ma la necessità di ricavare nuovi spazi si scontra con la carenza di personale. “Bisogna arruolare subito medici e infermieri o non ce la faremo”, tuona Giulio Maria Ricciuto, presidente della Società di medicina di emergenza-urgenza del Lazio. La coperta è corta, basta poco per mettere in crisi le strutture. Al Pronto Soccorso dell’ospedale S.Eugenio, tra le strutture più grandi di Roma, lo screening periodico del personale ha evidenziato 10 casi, che hanno costretto a rimodulare le turnazioni. Ma se il virus dovesse colpire i sanitari di nosocomi più piccoli, il rischio concreto è quello di chiudere interi reparti. 

(Arianna Di Cori)

Positivi in aumento in Sicilia, No Vax otto ricoverati su dieci

Palermo – Ospedali in crisi per l’impennata dei ricoveri e riconversione immediata dei reparti in Sicilia, dove ormai sono state superate le soglie della zona gialla sia in area medica sia in Terapia intensiva. Dei 773 ricoverati positivi, otto su dieci non sono vaccinati nemmeno con prima dose. Al Covid hospital Cervello di Palermo, dove arrivano contagiati da tutta la provincia, si procede al ritmo di 40 nuovi ingressi al giorno al Pronto soccorso. In molti reparti medici e infermieri sono in quarantena e i vertici della struttura hanno revocato le ferie a tutto il personale. Sono stati richiamati camici bianchi anche da altri ospedali non Covid. C’è anche chi, dopo aver scoperto di essere positivo, si dà alla fuga: due pazienti giunti per altri motivi nell’area di emergenza dell’ospedale Civico di Palermo sono scappati con la flebo ancora attaccata al braccio dopo l’esito del tampone molecolare.

(Giusi Spica)


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