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“Ci hanno offerto di parlare con Eitan, ma se non ci dicono subito dov'è faremo intervenire la polizia”

“Non sappiamo dove sia Eitan, ma la famiglia Peleg ha contattato Aya per farla parlare con il bambino”. A parlare è Shmuel Moran, l’avvocato che, per conto di Aya Biran, la zia paterna dalla quale Eitan è stato prelevato sabato, questa mattina ha intentato la causa per la restituzione del minore rapito ai sensi della Convenzione dell’Aia, presso il tribunale per le questioni familiari di Tel Aviv. 

Oggi lo zio Or Nirko, marito di Aya, ha detto che Eitan è trattenuto dai Peleg “come un prigioniero di Hamas”. Cosa sapete delle sue condizioni?

“Non sappiamo nulla su Eitan e su dove sia. Ho chiesto al tribunale di ordinare alla famiglia Peleg di informarci su dove si trova il bambino e se questo non accade per loro iniziativa, allora ho richiesto l’intervento della polizia”. 

Non c’è comunicazione tra i due rami della famiglia? 

“Finora no, però poco fa un membro della famiglia Peleg si è rivolto ad Aya per chiederle se volesse organizzare un incontro o una conversazione con il bambino. Aya ha chiaramente detto che vuole parlarci immediatamente”. 

Arriverà quindi in Israele? 

“Arriverà. Anche perché la nostra richiesta è che il bambino passi sotto la sua custodia anche durante il procedimento giudiziario in Israele”. 

Quali sono le tempistiche della causa che avete intentato? 

“Il tribunale dovrà convocare la prima udienza entro 7 giorni. Per via delle festività in corso per tutta la settimana prossima potrebbe slittare alla settimana successiva. Sono previste almeno due udienze”. 

Le risulta che le autorità italiane siano in contatto con gli omologhi israeliani?

“L’autorità centrale del ministero della giustizia israeliano mi ha contattato per dirmi che sono informati della causa e che sono in contatto con i loro omologhi italiani. Il canale istituzionale si svolge in parallelo, non ci impedisce di portare avanti la causa presso la corte israeliana”. 

C’è anche la denuncia penale per sequestro contro il nonno Shmuel Peleg e la nonna Esther Cohen. Cosa succede su questo fronte. 

“Non rientra nella mia competenza, ma i tempi sono lunghi. Il reato è avvenuto in italia, le autorità italiane devono rivolgersi alla polizia israeliana”. 

Per sua esperienza, come crede procederà la corte israeliana? 

“Si tratta di un rapimento par excellence. Non riesco a immaginarmi uno scenario in cui il bambino non venga restituito. È un test per le autorità competenti sul rispetto di quanto stabilito dal diritto internazionale. È un caso drammatico, il bambino deve tornare quanto prima a casa. Nessuno vuole allontanarlo fai suoi legami familiari, ma tutto deve essere fatto nel rispetto della legge, nel tribunale di competenza”. 

Il rientro in Italia potrebbe avvenire a stretto giro? 

“La Convenzione impone di arrivare a una sentenza entro 6 settimane”. 

Le contestazioni della famiglia Peleg circa il fatto che in Italia siano stati estromessi dalla questione dell’affidamento, o che la volontà dei genitori di Eitan fosse tornare in Israele con le prove che forniscono in tal senso – quando possono influire sulla decisione dei giudici? 

“Non avranno peso. Il dibattimento in questa fase riguarda stabilire in quale tribunale si devono svolgere i procedimenti circa l’affidamento del bambino. In Italia il procedimento è già in corso e lì deve continuare. La famiglia Peleg può presentare tutte le richieste che crede, di affidamento, di adozione, e così ha fatto finora, tanto che a breve ci sarà un’udienza sul loro ricorso. Ma tutte le pratiche vanno svolte presso il tribunale dove Eitan ha la residenza stabile, è questo che stabilisce la Convenzione dell’Aia”. 

La famiglia Peleg sostiene che in Italia il bambino non abbia ricevuto cure mediche adeguate. 

“Tutto questo è un festival di accuse a mezzo stampa che non ha nessun fondamento. Il bambino riceveva tutte le cure necessarie dopo essere stato riladicsor dall’ospedale. È tutto documentato”. 

La condanna di Shmuel Peleg per violenze domestiche avvenute più di venti anni fa, può influire sulle decisioni future?

“Shmuel Peleg vuole crescere il bambino? Di certo tutti questi comportamenti avranno un peso. Se è arrivato a rapire il bambino dimostra solo che i suoi atteggiamenti estremisti e criminali continuano”. 


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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