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Calabria, interdizione per il numero due dell'emergenza Covid Belcastro

Nuovo terremoto nella sanità calabrese. Per un anno Antonio Belcastro, il delegato del soggetto attuatore alla gestione dell’emergenza Covid in Calabria non potrà ricoprire alcun tipo di incarico pubblico.  

Così hanno deciso i giudici di Cosenza, dopo l’interrogatorio del diretto interessato e sulla base degli atti messi insieme dalla procura guidata da Mario Spagnuolo per documentare quel sistema che ha permetto all’azienda sanitaria provinciale di falsificare per anni i bilanci e occultare voragini finanziarie. Ne è venuta fuori un’inchiesta che ha travolto i vertici dell’Asp di Cosenza dell’epoca, burocrati di massimo livello di Regione Calabria, ma anche i vecchi commissari alla sanità. Con risultati devastanti per la macchina della sanità.  

Oltre a Belcastro, finito sotto indagine come ex numero uno del dipartimento regionale Sanità, pagano quei bilanci taroccati con un anno di interdizione dai pubblici uffici i dirigenti dell’Asp di Cosenza Aurora De Ciancio e Nicola Mastrota, i dirigenti generali pro-tempore del Dipartimento Tutela della Salute della Regione, Bruno Zito e di Vincenzo Ferrrari e gli ex commissari alla sanità, il generale Saverio Cotticelli e il suo predecessore Massimo Scura, che ai magistrati ha rivelato di aver bocciato il bilancio 2014 e di non aver mai ricevuto quelli degli anni successivi. Dovranno stare invece lontani per “soli” sei mesi da tutti gli incarichi pubblici, i dirigenti dell’Asp cosentina Fabiola Rizzuto e Antonio Scalzo. 

Ma l’inchiesta potrebbe causare qualche imbarazzo anche all’attuale numero uno della sanità in Calabria, il prefetto Guido Longo. Problemi politici e gestionali, sia chiaro. Il provvedimento non solo decapita il dipartimento regionale che con lui lavora gomito a gomito, ma getta ombre pesanti anche su Belcastro, che fin dalla nomina del neo-commissario ha fatto da trait d’union con la Regione e mantenuto un ruolo fondamentale nella macchina della sanità. 

Nonostante da ex dirigente del dipartimento Salute e vero regista della zoppicante risposta calabrese alla pandemia sia finito spesso nell’occhio del ciclone, anche con l’arrivo di Longo, Belcastro non ha visto ridimensionato il proprio potere. E secondo indiscrezioni, quando il suo nome è saltato fuori dalle carte dell’inchiesta di Cosenza, insieme a quello dei pezzi da novanta del dipartimento regionale Tutela della Salute, il neo commissario avrebbe valutato le dimissioni. Ipotesi poi abbandonata, ma quei giorni di tensione e dubbio sembrano aver consigliato a Longo nuove rigidità e distanze.  

Pubblicamente ha tuonato per decreto contro la mancanza di uomini e mezzi “necessari all’espletamento dell’incarico commissariale” e deciso di affidare a Consip l’onere di “acquisire servizi idonei a garantire il supporto necessario alle azioni del mandato commissariale”. Traduzione, affidare all’esterno servizi essenziali come il servizio autorizzazioni e accreditamenti, dunque il complicato rapporto con i privati. Come ad aggiungere un nuovo grado di separazione fra la struttura che dirige e la complicata macchina della sanità calabrese.  


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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