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Anatomia della quarta ondata, che grazie ai vaccini è diventata una “ondina”

La quarta ondata? “Un’ondina” la definisce il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Ora che i casi di Coronavirus cominciano a defluire in Italia, è possibile tracciare l’anatomia di questo quarto round. Sul ring a partire da giugno si sono affrontati una variante Delta due volte più aggressiva dei ceppi precedenti (il suo Rt è 6-7, contro il 2-3 del virus di Wuhan) e una popolazione ormai in buona quota vaccinata. La curva, disegnata da Gimbe, ha la forma di una morbida collinetta, a differenza della montagna ripida della seconda ondata. La prima ondata, che ci ha travolto e ci ha trovato fra l’altro con pochi tamponi, ha invece numeri che probabilmente riflettono poco la realtà.  

Il picco della seconda marea – 805mila positivi a metà novembre 2020 – stavolta si è fermato a 99mila casi all’inizio di settembre. I ricoverati, 34mila lo scorso autunno, nel round giocato fra Delta e vaccini si sono ridotti a un decimo: il massimo è stato 3.400. Da fine ottobre a maggio i decessi sono balzati dai 40mila totali dall’inizio della pandemia a 120mila, con una ripidità pari a quella della prima ondata. Poi da maggio la curva si è piegata, e da allora a oggi si sono aggiunte al computo 11mila vittime. I casi quotidiani a fine 2020 hanno raggiunto i 40.902 il 13 novembre, con 993 morti il 3 dicembre. Nella terza ondata di marzo – tre mesi dopo l’inizio delle vaccinazioni – i contagi giornalieri hanno toccato i 25mila, con un massimo di 476 morti il 13 aprile. Fra agosto e settembre invece si sono fermati sotto a 10mila, con un massimo di 73 morti il 15 settembre. 

“Il merito è dei vaccini prima di tutto” spiega Stefania Salmaso, epidemiologa dell’Associazione italiana di epidemiologia. “Poi anche del Green Pass, ma non vorrei trascurare il comportamento consapevole dei cittadini. Nonostante la fama di noi italiani, stavolta abbiamo capito quali sono le situazioni di rischio e abbiamo imparato a proteggerci, anche più di altre nazioni”. Come ha scritto nel suo libro L’antidoto, Salmaso è convinta che conoscere i rischi e fare le scelte giuste, a livello individuale, sia decisivo. “I meccanismi del contagio e il funzionamento dei vaccini andrebbero insegnati a scuola. Non credo infatti che torneremo più a una vera normalità. I No Vax si sono rivelati una minoranza che ha goduto di grande risonanza. Quelli reali saranno il 5%, anche se vengono percepiti come il 50%”. 

Se è vero che i vaccini sono il Messi sceso in campo nel match contro la Delta, alcuni ricercatori hanno fatto i conti sulla prestazione del goleador. In Italia l’Ispi – Istituto per gli studi di politica internazionale – e in particolare il ricercatore Matteo Villa hanno stimato in 30mila le vite salvate grazie alle iniezioni. Negli Stati Uniti l’8 luglio un calcolo simile è stato pubblicato dalla Yale School of Public Health. “La campagna di immunizzazione ha salvato 279mila vite ed evitato 1,25 milioni di ricoveri”. Il 14 settembre è uscito il dato britannico, per bocca del Deputy Chief Medical Officer Jonathan Van-Tam: “I vaccini hanno salvato 112mila vite ed evitato 24 milioni di contagi nel Regno Unito”. 

Il confronto Cartabellotta lo fa con la Russia: paese in cui “ci sono circa 25mila casi e 800 morti al giorno con una copertura vaccinale al 30%”. I numeri non sono lontani dalla nostra seconda ondata, quella dell’autunno 2020. “Invece oggi l’Italia – prosegue il presidente di Gimbe, notoriamente prudente – sta uscendo progressivamente dalla pandemia grazie all’ampia copertura vaccinale. Ovvio che noi ancora dobbiamo arrivare nella stagione invernale, però è giusto anche guardare con ottimismo al futuro e dire che siamo sulla buona strada”. 

Le vite sono ovviamente più importanti, ma anche i costi dei contagi evitati dai vaccini hanno un peso. Covid ed economia sono sempre stati legati a doppio filo. “Ogni cattiva notizia sul fronte della pandemia è stata accompagnata da un calo delle borse” fa notare Salmaso. “L’arrivo dei vaccini ha segnato un cambio di passo nella nostra ripresa economica. I non vaccinati poi in alcuni casi in America si son visti anche aumentare il premio dell’assicurazione”.  

La Fondazione Kaiser, negli Stati Uniti, si è messa al tavolino e ha calcolato il costo dei ricoveri evitabili per Covid. Ovvero, il costo dei No Vax. Negli Usa i renitenti all’iniezione pesano più che da noi: la percentuale dei cittadini di ogni età vaccinati con il ciclo completo è al 55%, mentre in Italia è al 69%. “La nostra analisi – spiega la Kaiser in un rapporto del 14 settembre – stima che i costi evitabili delle cure ospedaliere prestate ai pazienti non vaccinati abbiano raggiunto i 3,7 miliardi ad agosto: quasi il doppio di giugno e luglio messi insieme. Il totale di questi tre mesi ora raggiunge i 5,7 miliardi di dollari”. 

Il calcolo è stato fatto anche per l’Italia. Se ne è occupata Altems, l’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’università Cattolica, insieme al Sole 24 ore. Dal 13 agosto al 12 settembre, si legge nel rapporto, i ricoveri per Covid di persone non vaccinate in Italia sono costati 69 milioni di euro. Sono soldi pubblici, ed equivalgono a una spesa di 709 euro al giorno per un ricovero in un reparto normale e di 1.680 euro in terapia intensiva, per una media di 17.400 euro a paziente. La degenza in media dura 11,3 giorni nei reparti normali e 14,9 in terapia intensiva. La tesi di


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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