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Le Borse di oggi, 20 novembre. Lo scontro Mnuchin-Fed preoccupa gli investitori

MILANO – Ore 9:45. Ultima seduta di settimana attendista da parte dei mercati, che vengono da una fase positiva spinta – oltre che dal solito supporto delle Banche centrali e dalla convinzione che si intensificherà ancora da qui alla fine dell’anno – dalle notizie giunte sul fronte dei vaccini.

Restano molti i capitoli aperti, a cominciare dallo stallo sul Recovery fund con i veti di Ungheria e Polonia che bloccano la risposta europea alla crisi pandemica. Ma anche negli Stati Uniti, in attesa dell’avvio della presidenza Biden, non mancano le frizioni. Prova ne sono le scintille tra Tesoro e Fed, con il Segretario Mnuchin che in una lettera annunia che non avrebbe esteso i programmi della Fed che utilizzano i fondi del Cares Act del Congresso. Si tratta di fondi creati in risposta ai lockdown di primavera e che hanno consentito alla Fed la possibilità di prestare fino a 4.500 miliardi di dollari su vari mercati finanziari. Secondo Mnuchin l’intenzione del Congresso è che questi fondi scadano. La Fed, con una dichiarazione insolita, ha reso pubblico il suo disaccordo con la decisione, sostenendo che i fondi istituiti durante la pandemia di coronavirus sarebbe meglio che “continuassero a svolgere il loro importante ruolo di sostegno per il nostro ed economia vulnerabile”.

Notizie, in particolare queste ultime, che fanno puntare verso il basso i future di Wall Street. In miglioramento, invece, la situazione sui mercati europei dopo l’avvio in rosso. Milano gira in rialzo al +0,6%. Fca e Psahanno annunciato il via libera delle autorità olandesi al prospetto per la quotazione della nuova holding comune, Stellantis. Fari puntati su Banco Bpm e Bper, che accelerano dopo che il numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, in un’intervista al Sole24Ore da primo azionista dell’istituto modenese ha definito l’idea di una fusione tra i due “affascinante, sia sotto il profilo industriale sia perchè si tratterebbe di un grande progetto italiano”. Nel resto d’Europa la dinamica è simile: dopo l’apertura debole, Londra avanza dello 0,3%, Francoforte dello 0,2% e Parigi dello 0,4%.

Le Borse asiatiche sono miste: Tokyo arretra dello 0,42%, Hong Kong avanza dello 0,32%, Shanghai dello 0,48% e Seul dello 0,24%.

Tra i dati macroeconomici, si guarda in particolare alla vendite al dettaglio in Gran Bretagna (cresciute dell’1,2% a ottobre, oltre le attese), poi a fatturato e ordinativi industriali in Italia e fiducia dei consumatori dell’Eurozona. Previsto un intervento di Lagarde della Bce, mentre a Roma il Consiglio dei ministri si riunisce per l’esame del nuovo scostamento di bilancio che dovrebbe garantire circa 8 miliardi di nuove risorse e metter sul piatto rinvii di imposte per sostenere le imprese colpite dalla crisi. In Germania, intanto, il coronavirus sta rendendo difficile prevedere come si svilupperà la loro attività, a giudicare dalle risposte a una nuova indagine dell’Istituto Ifo. “Su una scala da 0 a 100, il valore di ottobre è 64,3. Un dato inferiore al 73,8 di aprile, quando il coronavirus era al suo apice, ma ancora significativamente più alto rispetto a febbraio, quando l’incertezza aziendale ifo era di 55”, dice l’indagine.

L’inflazione in Giappone segna il maggior declino mensile in quasi dieci anni, in scia all’effetto calante dell’aumento dell’Iva, entrato in vigore esattamente un anno fa – che portò a un’impennata degli acquisti prima della sua introduzione, e il progressivo calo dei prezzi energetici negli ultimi mesi, a causa della pandemia del coronavirus. Nel mese di ottobre l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,7%, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della Banca del Giappone.

Nonostante le fibrillazioni europee, lo spread tra Btp e omologhi Bund tedeschi apre stabile a 118 punti, invariato rispetto alla chiusura di ieri. Il rendimento del decennale scende leggermente allo 0,605%.

Tra le materie prime, i prezzi del petrolio aprono piatti. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti cedono di 1 cent a 41.73 dollari e quelli sul Brent avanzano di 5 cent a 44,25 dollari al barile. E’ poco mosso il prezzo dell’oro sui mercati asiatici. Il metallo con consegna immediata si è stabilizzato a 1.868 dollari l’oncia, lo stesso livello di ieri, dopo aver perso lo 0,3%.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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