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Lo studio della Bicocca: un algoritmo per stabilire chi potrà fare per primo il vaccino contro il Covid

Quali dovrebbero essere le priorità nella maxi campagna di vaccinazione contro il Covid? La risposta potrebbe arrivare da un algoritmo che indica nomi e cognomi dei più vulnerabili. A dirlo è Giovanni Corrao, statistico medico della Bicocca a capo del centro interuniversitario Healthcare research and pharmacoepidemiology a cui aderiscono 25 atenei italiani.

Con 347 vittime ieri è stato il giorno più nero della seconda ondata in Lombardia, il più terribile in assoluto risale al 21 marzo, con 546 morti. Le curve dell’epidemia in realtà sono già cambiate, basta vedere i dati in calo dei ricoveri e delle Terapie intensive. Ma il vaccino in arrivo resta per ora l’unica prospettiva per uscirne. “Nelle settimane che verranno andrà creato una sorta di calendario per distribuire le dosi – spiega il professore – ma una volta somministrato alle categorie indicate come prioritarie, tra cui medici e infermieri, con che criterio vaccineremo il resto della popolazione?”.

Il presupposto è che la campagna vaccinale durerà mesi e che nel frattempo dovremo continuare a fare i conti con i contagi. “Oltre ad alcune categorie professionali, la copertura dovrebbe essere rivolta in via prioritaria alle persone che hanno maggior rischio di avere conseguenze serie, se non fatali, per colpa dell’infezione. Le attuali conoscenze, però, consentono solo una generica stratificazione del rischio”. Corrao cita gli anziani con patologie croniche, i malati sottoposti a terapie immunodepressive. “Ma uno strumento che ci indichi il rischio della popolazione generale non esiste”. Ed ecco il progetto StrESS: il gruppo di studiosi, guidati da Corrao, ha messo a punto un algoritmo che usa le impronte che ciascuno di noi ha lasciato, negli anni, nel Servizio sanitario per indicare chi andrebbe vaccinato con urgenza per diminuire il numero dei morti prima che il siero anti Covid arrivi a tutti.

Sulla base di cosa? Grazie ai dati sanitari pregressi di ognuno: prescrizioni mediche, ricoveri, visite ambulatoriali, esenzioni da malattie, accessi al Pronto soccorso. Informazioni che, incrociate ed elaborate attraverso modelli statistici, consentirebbero di avere una sorta di grado di vulnerabilità al Covid di ogni singola persona. “Tutto parte dall’analisi di queste variabili nelle persone che hanno già avuto conseguenze severe per colpa del Covid o sono decedute – prosegue – . Abbiamo fatto una prima sperimentazione in Campania, in quel caso abbiamo lavorato sul rischio di infezione ma il principio è identico: il modello funzionava molto bene, ora si tratta di estenderlo ed è fondamentale avere il parere favorevole delle altre Regioni”. La logica è quella che sta dietro alle simulazioni delle curve epidemiche (come a marzo, anche le previsioni di Corrao sull’andamento della seconda ondata si sono rivelate corrette): leggere il passato per predire il futuro.

“Questo algoritmo consentirebbe a ogni singola amministrazione regionale, se non al ministero, di avere un elenco preciso di persone più a rischio”. Uno strumento per creare il calendario di una campagna vaccinale mai vista per numeri, sulla base di un punteggio assegnato a ogni cittadino in base alla sua storia. “Un ragionamento che non può che partire da un assunto fondamentale – conclude il docente – i vaccini in arrivo devono essere efficaci negli anziani come nei giovani”. I dati su questo non sono ancora noti e gli addetti ai lavori sanno bene come sia un nodo dirimente su tutta questa delicatissima partita. “Tutto cadrebbe se si scoprisse che un anziano clinicamente fragile non risponde alla vaccinazione. Ma queste risposte arriveranno presto dalle agenzie regolatorie”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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