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L'immunologo Cossarizza: “Stop necessario per capire se la colpa è del vaccino. Potrebbe durare mesi”

“Le reazioni avverse capitano abbastanza di frequente, quando si sperimenta un vaccino. La regola in questo caso è fermarsi e capire. A seconda della gravità, lo stop potrebbe arrivare a sei-otto mesi”. Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia fra i più impegnati nella ricerca sul Covid, proprio ieri aveva inviato alla rivista The Lancet una lettera di avvertimento, firmata insieme al collega Enrico Bucci e una dozzina di importanti ricercatori: “Nella pubblicazione dei test sul vaccino russo, abbiamo trovato dei dati ripetuti in modo sospetto, che ci fanno sospettare un “copia e incolla”, o quantomeno un errore. Abbiamo quindi chiesto chiarimenti, e la possibilità di analizzare in modo indipendente i dati originali”.

Parla di una vicenda del tutto diversa rispetto ad AstraZeneca?“Certo, diversa. Ma stiamo correndo a rotta di collo, senza fare o quasi test sugli animali e, quel che è peggio, stiamo trasformando il vaccino in uno strumento di politica interna per alcuni paesi, e internazionale. Non è questo il metodo giusto. Si calcola che una sperimentazione su due, quando è coinvolto un grande numero di volontari, registri qualche evento avverso. In questo caso tutte le somministrazioni vengono immediatamente bloccate fino a quando non si chiarisce cosa sia successo. La regola in questo caso è fermarsi e capire. Si forma un comitato di una decina di esperti indipendenti, con la supervisione delle autorità regolatorie, e si esamina il caso. A seconda della gravità, lo stop di questa sperimentazione potrebbe durare poche settimane o arrivare a diversi mesi. E’ un sistema di controllo molto rigido”.

Avete delle informazioni sulla malattia del volontario?“Non si sa nulla di preciso, ma il New York Times riporta che l’effetto collaterale era una mielite trasversa. Si tratta di una forma clinica che può avere molte cause, e può essere associata a malattie neurologiche, infiammatorie o infettive, e i cui segni comuni comprendono problemi motori (debolezza agli arti, rigidità e spasmi muscolari, anomalie della respirazione se viene coinvolta la parte superiore del midollo), disfunzione sensoriale (dolore alla schiena, intorpidimento e dolore neuropatico) e disturbi del sistema nervoso autonomo. Ci sono diversi trattamenti e può essere curata se la causa, ad esempio un processo infiammatorio, viene rimossa”.

Sappiamo se il problema è legato al vaccino?“A volte accade che il problema non dipenda dal vaccino, ma sia semplicemente accaduto dopo la vaccinazione per altri motivi, spesso preesistenti. Un infarto, per fare un esempio, può benissimo avvenire a prescindere dalla somministrazione di un farmaco o di un vaccino. E in questa fase dei test parliamo di numeri di volontari piuttosto grandi, 30mila solo negli Stati Uniti, per cui un evento simile non è affatto improbabile. E’ essenziale però fermarsi e capire. Nel caso estremo di un decessobisogna eseguire l’autopsia ed esami tossicologici nel modo più accurato possibile, per scavare a fondo sulle cause di morte, che possono benissimo essere indipendenti dal vaccino”.

Ci sarà un ritardo importante?“Conosciamo il coronavirus da otto mesi. Abbiamo già accelerato moltissimo. Non possiamo esagerare”.

Il vaccino di AstraZeneca e Oxford usa il metodo del vettore virale. Un virus geneticamente modificato induce il nostro corpo a produrre la proteina spike di Sars-Cov-2, stimolando il sistema immunitario. E’ un metodo usato da molti altri candidati vaccini. Lo stop ritarderà anche gli altri?“Può darsi, ma spero proprio di no. Se si scoprirà che è stato proprio il metodo del vettore virale a causare problemi, forse anche gli altri dovranno rivedere le loro sperimentazioni. Sappiamo comunque che questa tecnologia, che ha il grande pregio di stimolare un’immunità in tempi rapidi, ha una storia importante nell’ambito dei vaccini”.

Anche il vaccino russo usa questa tecnica?“Sì, anche lì i tempi di pubblicazione dei dati sono stati rapidissimi. Troppo. Con un gruppo di colleghi abbiamo analizzato i risultati usciti su The Lancet e abbiamo trovato diverse cose che non quadravano: pochissimi pazienti arruolati, livello sierico di anticorpi completamente identico nei diversi gruppi di volontari. In mancanza dei dati di partenza, che i russi non hanno pubblicato, abbiamo deciso di scrivere una cosiddetta “note of concern”, una lettera di segnalazione, a The Lancet”.

Anche il vaccino italiano ReiThera usa il metodo del vettore virale?“Sì, ma è presto per dire cosa accadrà. Bisognerà prima di tutto capire cosa è successo al vaccino AstraZeneca. Se il problema nascesse proprio dal vettore virale, cosa che dubito, abbiamo comunque dei candidati vaccini che usano tecniche più tradizionali, come il virus ucciso o la somministrazione di singole proteine di Sars-Cov-2, capaci di stimolare il sistema immunitario”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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