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Elliot Page, le parole per dirlo: ecco cosa abbiamo imparato finora

Elliot Page, precedentemente noto come Ellen, nel 2014 aveva rivelato di amare persone del suo stesso sesso e oggi si definisce una persona transgender. Un secondo coming out. Bisogna chiamarlo al maschile o al femminile? Quali pronomi e articoli è corretto utilizzare? Perché?  Come apparirà chiaro dal titolo e dal sottotitolo, abbiamo deciso di rispettare il suo genere d’elezione, cioè il maschile. È stato lui stesso a chiederlo: “Chiamatemi Elliot, usate i pronomi lui / loro”. In base alla testimonianza di Elliot, entrambi i pronomi sono accettabili. Loro è il pronome scelto dalle persone non binarie, le persone cioè che non si riconoscono nel binarismo maschile / femminile ma sentono che la propria identità ha elementi di entrambi i generi.  Elliot quindi è Elliot, così come il ragazzo trans Ciro, il compagno di Maria Paola Gaglione (uccisa dal fratello che non accettava la relazione con lui perché transessuale) era Ciro e non Cira, come alcuni media hanno erroneamente riportato. Per il passato, abbiamo utilizzato il maschile. Ci siamo chiesti se questo non alterasse la percezione che l’attore ha avuto della sua storia, se non creasse cioè un “falso storico”, ma abbiamo deciso di rileggerla con gli occhi di oggi. I suoi. Rispettando cioè la sua volontà. Lasciando però intatti i virgolettati che pronunciò prima del coming out come transessuale. Altrimenti avremmo dovuto scrivere che “Elliot era gay invece di Ellen era lesbica”. Grazie all’aiuto delle linee guida di Glaad, l’associazione americana che dagli anni Ottanta promuove una rappresentazione corretta delle persone lesbiche, gay, bisex, transgender e queer (lgbtq+) abbiamo riscritto alcune frasi dell’articolo su Repubblica con queste piccole accortezze che condividiamo con i lettori. Abbiamo preferito l’aggettivo transgender a transessuale o travestito perché Elliot non si identifica, come dicevamo, né come donna né come uomo: è una persona non binaria, cioè sente di avere un’identità più complessa, con caratteristiche sociali e culturali di entrambi i generi. Non abbiamo menzionato il nome precedente ma siccome era noto al pubblico con quello femminile, abbiamo iniziato scrivendo “Elliot Page, precedentemente noto come Ellen Page…”. Dal momento in cui i lettori hanno appreso il nuovo nome di Page, non abbiamo più fatto riferimento ad esso.  Abbiamo quindi evitato espressioni tipo “nata donna”. Sarebbe corretto, se proprio dobbiamo specificarlo, scrivere “Elliot Page è stato registrato come donna sul suo certificato di nascita, ma ora vive come secondo il suo vero sé”. Abbiamo usato semplicemente il nome e i pronomi correnti. Ad esempio: “Elliot Page ha iniziato la sua carriera come attore bambino prima delle esibizioni di successo in Hard Candy e Juno”. Transgender è un aggettivo, non l’abbiamo utilizzato quindi come un sostantivo: “Elliot Page è una persona transgender”, non “un transgender”.  Non bisogna confondere, è bene ricordarlo sempre, l’identità di genere con l’orientamento sessuale: le persone gay e lesbiche sono attratte da persone del proprio sesso: si tratta quindi di orientamento sessuale. Le persone transessuali, invece, sentono di appartenere al genere opposto a quello assegnato alla nascita: si tratta di identità di genere. Quindi non sono sinonimi. Non c’è bisogno inoltre di speculare sulle procedure mediche che le persone transgender possono o non possono scegliere di intraprendere come parte della loro transizione. Sono informazioni private e un’identità transgender non dipende da procedure mediche. Enfatizzare gli aspetti medici della transizione oggettivizza le persone transgender e impedisce di vedere la persona transgender come una persona e basta, nella sua interezza. A proposito della scelta tra outing e coming out, vale la pena ripeterlo: outing e coming out non sono la stessa cosa. L’outing è rivelare l’omosessualità altrui contro la volontà della persona interessata. È una pratica utilizzata dai movimenti gay più radicali negli Usa ai danni di politici segretamente omosessuali ma pubblicamente omofobi. Il coming out invece, come nel caso di Elliot, è rivelare consapevolmente e liberamente ciò che si è. Abbiamo infine eliminato ogni allusione che potesse sottendere un giudizio sul perché finora l’attore aveva scelto di mantenere privata l’informazione sul suo percorso: le persone transgender affrontano tassi estremamente elevati di rifiuto familiare, discriminazione sul lavoro, sull’abitazione, quando non subiscono anche violenze fisiche. La cautela di Elliot, quindi, non dovrebbe essere fraintesa. L’attore, secondo quanto scrive sui social, ha ritenuto necessario tenere privato il proprio sé autentico fino a quando non è stato in grado di rivelarlo pubblicamente in sicurezza. In questo senso vanno intese le sue parole: “Chiedo pazienza, perché ho paura dell’odio”.  


Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca


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